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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35138/2024 del 31/12/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Una società aveva impugnato il diniego dell'INPS all'applicazione degli incentivi contributivi previsti per l'assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. In primo e secondo grado la domanda era stata respinta perché i giudici avevano ritenuto operante l'esclusione di cui all'art. 8, comma 4-bis, L. n. 223/1991: la società assumente presentava assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa che aveva effettuato i licenziamenti. La Corte d'appello aveva valorizzato la documentazione in atti, in particolare le visure camerali, riscontrando sovrapposizione degli oggetti sociali, coincidenza tra sede legale dell'una e sede operativa dell'altra e riferibilità degli assetti proprietari al medesimo nucleo familiare, ritenendo superflua e inidonea la prova testimoniale richiesta. In cassazione la società ha dedotto: 1) violazione e falsa applicazione dell'art. 8 L. n. 223/1991, sostenendo l'insussistenza dei presupposti del comma 4-bis; 2) violazione degli artt. 2697 c.c. e 115 c.p.c., lamentando che la Corte territoriale non avesse svolto istruttoria e avesse mal governato l'onere della prova.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che entrambi i motivi, pur formalmente rubricati come violazione di legge, mirassero in realtà a una rivalutazione del merito e delle risultanze probatorie, attività preclusa in sede di legittimità. Ha inoltre osservato che la censura ex art. 115 c.p.c. non era proposta nei termini rigorosi richiesti dalla giurisprudenza, poiché non era stata allegata l'utilizzazione di prove non introdotte dalle parti o acquisite d'ufficio fuori dai casi consentiti. Analogamente, la doglianza ex art. 2697 c.c. era inammissibile perché non denunciava un'erronea allocazione dell'onere probatorio, ma contestava il convincimento del giudice di merito circa l'avvenuto assolvimento dell'onere sulla base dei documenti. Nulla sulle spese per mancata attività difensiva dell'intimato. È stato inoltre dato atto del presupposto per il raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 8 L. n. 223/1991

    Il beneficio contributivo per le assunzioni di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità è escluso quando l'impresa che assume presenta assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli dell'impresa che ha effettuato il licenziamento, ovvero è con essa in rapporto di collegamento o controllo.

  • art. 2, comma 1-bis, d.l. n. 299/1994 conv. in L. n. 451/1994

    Ha introdotto il comma 4-bis dell'art. 8 L. n. 223/1991, ampliando l'esclusione dai benefici contributivi nei casi di sostanziale coincidenza degli assetti proprietari.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La deduzione di violazione di legge non può essere utilizzata per ottenere una rivalutazione del merito o delle prove.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione è denunciabile in cassazione solo se il giudice pone a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti e acquisite d'ufficio fuori dai poteri consentiti; non quando si contesta il peso attribuito alle prove raccolte.

  • art. 2697 c.c.

    La violazione riguarda solo l'erronea attribuzione dell'onere della prova a una parte diversa da quella gravata; non ricorre quando si contesta l'apprezzamento del giudice sull'esito della prova.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Il sindacato sulla valutazione delle prove e sull'omesso esame è circoscritto al mancato esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Ha costituito il rito camerale per la trattazione del ricorso e il successivo deposito dell'ordinanza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La declaratoria di inammissibilità comporta il presupposto per il raddoppio del contributo unificato.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è ammissibile una censura che, sotto la veste della violazione di legge, miri a ottenere una nuova valutazione dei fatti o delle prove compiuta dal giudice di merito.
  • La violazione dell'art. 115 c.p.c. è configurabile solo se il giudice fonda la decisione su prove non introdotte dalle parti o acquisite d'ufficio fuori dai casi consentiti; non basta dissentire dal diverso apprezzamento del materiale probatorio.
  • La violazione dell'art. 2697 c.c. ricorre solo quando sia invertito l'onere della prova; se si contesta l'esito della valutazione probatoria, la doglianza esula dal paradigma dell'art. 2697 c.c. ed è eventualmente scrutinabile, nei limiti di legge, come vizio motivazionale.
  • Ai fini dell'esclusione dei benefici contributivi per l'assunzione di lavoratori in mobilità, gli "assetti proprietari sostanzialmente coincidenti" non richiedono identità formale di soggetti, ma una sostanziale riconducibilità delle imprese a un comune nucleo proprietario idoneo a realizzare operazioni coordinate di licenziamento e riassunzione.
  • La non ammissione della prova testimoniale è censurabile in cassazione solo se la prova non ammessa avrebbe potuto, con grado di certezza e non di mera probabilità, superare le risultanze già acquisite e rendere decisivo il fatto non esaminato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniLicenziamentoContributi previdenziali
RamiProcesso civileLavoroPrevidenza
SottomaterieRicorso per cassazioneGiustificato motivo
IstitutiOnere della prova

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