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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31837/2026 del 24/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (parte civile)

La controversia

Il Tribunale aveva prosciolto due imputati dall'accusa di appropriazione indebita. La Corte d'appello, accogliendo l'impugnazione del pubblico ministero e quella della parte civile, aveva riformato la decisione, condannando gli imputati a tre mesi di reclusione, alla pena pecuniaria e al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede. Uno degli imputati aveva rinunciato al proprio appello subordinato e aveva poi proposto ricorso per cassazione. Il ricorrente ha dedotto: l'inammissibilità dell'appello del pubblico ministero, sostenendo sia che la sentenza di proscioglimento non fosse appellabile per il reato contestato, sia che l'impugnazione fosse priva di specificità perché riproduceva integralmente le censure della parte civile; l'errata applicazione dell'art. 120 c.p. in relazione all'art. 646 c.p., sostenendo che la persona querelante non fosse titolare del diritto di querela poiché, al momento dell'appropriazione dei materiali e degli attrezzi, la titolarità dello stabilimento balneare sarebbe già appartenuta ad altra persona; infine, il travisamento della prova, richiamando anche le dichiarazioni della parte civile circa la propria qualità di dipendente della titolare dell'azienda. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato e gli altri due generici per mancato confronto con una autonoma ratio decidendi della sentenza d'appello, secondo cui il diritto di querela per appropriazione indebita spetta anche a chi, diverso dal proprietario, detenga legittimamente e autonomamente la cosa e l'abbia consegnata all'autore dell'appropriazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché i motivi erano manifestamente infondati o generici. Ha escluso l'inappellabilità della sentenza di proscioglimento, rilevando che la decisione di primo grado era stata pronunciata prima dell'entrata in vigore della legge n. 114/2024 e che il regime delle impugnazioni applicabile era quello vigente al momento della pronuncia, in forza del principio tempus regit actum. Ha inoltre ritenuto ammissibile l'appello del pubblico ministero anche quando riproduca testualmente le censure formulate dalla parte civile nella richiesta di impugnazione, purché tali censure siano specifiche. Quanto alla querela, la Corte ha rilevato che il ricorrente aveva contestato soltanto l'argomento relativo alla titolarità dello stabilimento, senza confrontarsi con l'autonoma ragione secondo cui il diritto di querela compete anche al detentore legittimo e autonomo della cosa consegnata all'autore dell'appropriazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. È stata invece rigettata la richiesta della parte civile di liquidazione delle spese del grado, poiché la memoria si era limitata alle conclusioni senza svolgere un'effettiva attività difensiva.

Norme richiamate

  • art. 593 c.p.p.

    La disciplina dell'appellabilità delle sentenze di proscioglimento introdotta dalla legge n. 114/2024 non si applica alle sentenze pronunciate prima della sua entrata in vigore, in assenza di disciplina transitoria.

  • art. 2, comma 1, lett. p), legge n. 114/2024

    La modifica alla disciplina dell'appello del pubblico ministero opera, secondo la decisione, per le sentenze pronunciate dopo l'entrata in vigore della legge.

  • art. 572 c.p.p.

    La riproduzione nell'appello del pubblico ministero delle censure formulate dalla parte civile non determina, di per sé, difetto di specificità, quando le censure siano trascritte testualmente e per esteso.

  • art. 591 c.p.p.

    L'impugnazione è inammissibile per genericità quando non si correla alle ragioni argomentate nel provvedimento impugnato e non si confronta con autonome rationes decidendi.

  • art. 120 c.p.

    Nel caso esaminato, la titolarità del diritto di querela per appropriazione indebita è stata collegata anche alla posizione del detentore legittimo e autonomo della cosa, non soltanto a quella del proprietario.

  • art. 646 c.p.

    La fattispecie di appropriazione indebita comprende l'appropriazione illegittima di una cosa detenuta legittimamente, con rilevanza della posizione del soggetto legittimato a proporre querela.

  • art. 606 c.p.p.

    lett. b), lett. c) e lett. e)

    I motivi di ricorso per violazione di legge e vizio di motivazione devono essere specifici e confrontarsi con la motivazione della decisione impugnata.

  • art. 610 c.p.p.

    Richiamato quale base normativa per la trattazione camerale senza partecipazione delle parti in assenza di richiesta tempestiva di trattazione orale.

  • art. 611 c.p.p.

    Richiamato quale disciplina della trattazione del ricorso in camera di consiglio senza presenza delle parti.

  • art. 616 c.p.p.

    L'inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in presenza di profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Per le impugnazioni, in assenza di una disciplina transitoria, il regime applicabile è quello vigente al momento della pronuncia della sentenza impugnata, poiché in tale momento sorge il diritto all'impugnazione; le limitazioni introdotte successivamente non operano retroattivamente.
  • L'appello del pubblico ministero può essere specifico e ammissibile anche quando riproduca testualmente e integralmente le censure formulate dalla parte civile, essendo irrilevante, ai fini della specificità dei motivi, la provenienza materiale dello scritto.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile per aspecificità quando censura una sola delle autonome e autosufficienti rationes decidendi poste a fondamento della decisione e omette di confrontarsi con le altre ragioni idonee, da sole, a sorreggerla.
  • In materia di appropriazione indebita, il diritto di querela può spettare anche a un soggetto diverso dal proprietario che detenga legittimamente e autonomamente la cosa e l'abbia consegnata a chi se ne sia appropriato illegittimamente.

Come è indicizzato

MaterieAppropriazione indebitaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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