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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5518/2025 del 11/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca delle misure cautelari (ovvero, in subordine, la revoca del divieto di espatrio con autorizzazione a eseguire all'estero la misura dell'obbligo di presentazione alla P.G.). Sosteneva violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 274 c.p.p., 111 Cost., e art. 2 CEDU, deducendo l'assenza di concrete e attuali esigenze cautelari: i fatti rilevanti erano remoti, era rientrato spontaneamente dall'Argentina e la precedente violazione della misura era lieve. Inoltre rilevava che le misure erano correlate a una condanna non definitiva che poteva essere eseguita solo dopo la procedura di estradizione.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto fondata la motivazione del Tribunale del riesame che ha evidenziato: (i) la gravità e l'attualità delle indagini a carico del Di Pietro, quale referente in America Latina per l'approvvigionamento di stupefacenti nell'ambito di un'organizzazione transnazionale; (ii) il possesso da parte del prevenuto di conoscenze operative rilevanti (porti, navi, modalità di scarico, prezzi) che dimostrano il perdurante inserimento in contesti criminali; (iii) il concreto e attuale pericolo di fuga, in ragione della precedente sottrazione all'esecuzione di una condanna definitiva rifugiatasi in Argentina e della volontà manifestata di ritornare in quel Paese; (iv) la trasgressione reiterata dell'obbligo di presentazione alla P.G., che aggrava il quadro cautelare. Inoltre il Tribunale ha escluso la possibilità di eseguire in Argentina l'obbligo di presentazione alla P.G., non prevista dall'ordinamento. Per questi motivi l'ordinanza è stata considerata adeguatamente motivata e il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 281 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale fondamento per la revoca o modifica delle misure cautelari; il Tribunale ha ritenuto che non ricorressero le condizioni per la revoca ex art. 281.

  • art. 282 cod. proc. pen.

    Norma complementare ad art. 281 relativa alla modifica delle misure: il Tribunale ha ritenuto non applicabile la soluzione alternativa prospettata dal ricorrente.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di motivazione; la Corte ha invece ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame esaustiva e logica.

  • art. 111 Cost.

    Invocata dal ricorrente per questioni di garanzia processuale; la Corte ha ritenuto che non risultasse violata la garanzia del giusto processo.

  • art. 2 CEDU (art. 2 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo)

    Richiamato dal ricorrente in ordine alla violazione dei diritti umani; la Corte non ha ravvisato violazioni rispetto alla limitazione della libertà di movimento in relazione alla gravità dei fatti e al pericolo di fuga.

  • art. 307 cod. proc. pen.

    Norma sulla inefficacia della misura custodiale: il provvedimento di custodia era stata dichiarata inefficace e sostituita con obblighi, ma poi rafforzata per trasgressione.

  • d.P.R. n. 309/1990 art. 74 (comma 1,2,3)

    Norme del testo unico stupefacenti: i reati contestati rientrano nelle fattispecie di traffico di stupefacenti che giustificano la gravità delle esigenze cautelari.

  • art. 61-bis cod. pen.

    Circostanza aggravante applicata per la partecipazione ad associazione mafiosa/reati connessi; rilevata nella valutazione della personalità criminale del prevenuto.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Fattispecie relativa all'associazione di tipo mafioso o fattispecie associative aggravate; utilizzata per sostenere la gravità dell'inserimento in organizzazione transnazionale.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata alla sentenza per condannare il ricorrente alle spese.

Massime di principio

  • La valutazione della persistenza delle esigenze cautelari si fonda sulla gravità dei fatti, sul ruolo del soggetto nell'organizzazione criminale e su elementi probatori che dimostrino l'attualità dell'inserimento in attività illecite; il decorso del tempo non è di per sé sufficiente a escludere tali esigenze, specie per reati associativi transnazionali.
  • La precedente sottrazione all'esecuzione di pene definitive e la manifestata volontà di ritornare all'estero aumentano il rischio di fuga e giustificano misure più restrittive come il divieto di espatrio.
  • La violazione o la reiterata inosservanza di misure sostitutive (ad es. obbligo di presentazione alla P.G.) indebolisce la posizione difensiva e favorisce il mantenimento o il rafforzamento delle misure cautelari.
  • Proposte alternative consistenti nell'esecuzione di obblighi all'estero (es. presentazione alla P.G. in Argentina) sono difficilmente percorribili se non previste dall'ordinamento o se non accompagnate da specifici accordi internazionali/garanzie; il difensore deve proporre soluzioni concrete e giuridicamente fondate.
  • Le censure su violazioni costituzionali o convenzionali richiedono la dimostrazione di un concreto pregiudizio rispetto alle garanzie processuali; la mera affermazione di limitazioni della libertà di movimento non basta se sussistono gravi indizi e rischio di fuga.
  • In casi di indizi di partecipazione a organizzazioni transnazionali, il giudice tende a privilegiare la tutela dell'ordine pubblico e la prevenzione del rischio di inquinamento probatorio o di fuga, bilanciando con la necessità di motivazione puntuale per ogni misura applicata.

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