Cassazione Penale, Sentenza n. 20264/2022 del 25/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 14/12/2021 che aveva rigettato la richiesta di riesame del decreto del GIP del 16/11/2021 con cui era stato disposto il sequestro preventivo delle quote societarie (nei confronti di De Caro persona fisica) e dello stabilimento (nei confronti della società), perché il ricorrente contestava l'erronea applicazione dell'art. 35 d.lgs. n. 231/2001: sosteneva che l'ente era indicato come indagato per illecito amministrativo connesso all'art. 452-quaterdecies c.p., che non era stata notificata informazione di garanzia, che in situazione di urgenza il legale rappresentante poteva nominare un difensore di fiducia per agire in nome e per conto dell'ente (e aveva rilasciato procura), che l'inerzia dell'amministratore giudiziario legittimava l'impugnazione e che il Tribunale aveva erroneamente escluso la legittimazione a eccepire l'incompetenza territoriale
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di ius postulandi: il legale rappresentante (De Caro) era anch'egli sottoposto a indagine per il reato presupposto e, per il divieto contemplato dall'art. 39 d.lgs. n. 231/2001, non poteva nominare il difensore dell'ente. Di conseguenza la procura speciale rilasciata e la costituzione del difensore risultano inefficaci ai fini dell'impugnazione. Per effetto dell'inammissibilità, la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 452-quaterdecies, cod. pen.
Norma indicata come reato presupposto contestato: la Corte prende atto che l'indagine riguarda tale fattispecie, ma la decisione si fonda soprattutto su profili processuali relativi alla rappresentanza dell'ente
art. 25-undecies, comma 2, lett. f), d.lgs. n. 231/2001
Il presunto illecito amministrativo dell'ente è contestato in relazione al reato presupposto; la norma identifica la responsabilità amministrativa dell'ente collegata al reato penale
Richiamata dal ricorrente come base per sostenere che le facoltà processuali del soggetto sottoposto a indagine si estendono all'ente; la Corte non accoglie tale lettura quando è in contrasto con il divieto di rappresentanza previsto dall'art. 39
Norma centrale per la decisione: stabilisce il divieto generale di rappresentanza dell'ente da parte del legale rappresentante quando questi è indagato/imputato per il reato presupposto; ne deriva l'inidoneità della procura rilasciata dal rappresentante incompatibile
Norma invocata per la condanna al pagamento delle spese e perché non si possa escludere la colpa della ricorrente nell'aver proposto un ricorso inammissibile
C. Cost. sent. n. 186/2000
Richiamata in relazione al criterio con cui valutare l'eventuale colpa della parte che propone un atto processuale inammissibile; usata per giustificare l'onere delle spese e della somma alla Cassa delle Ammende
Massime di principio
- Se il legale rappresentante dell'ente è indagato o imputato per il reato presupposto, non può validamente nominare il difensore dell'ente per impugnare provvedimenti cautelari: la procura rilasciata e gli atti posti in essere dal difensore sono inefficaci ai fini di ius postulandi
- L'eccezione di incompetenza territoriale o altre impugnazioni devono essere svolte da soggetto legittimato: in assenza di una nomina valida o di un diverso rappresentante legittimo (o amministratore giudiziario attivo), l'impugnazione rischia l'inammissibilità
- L'urgenza procedurale non elimina il divieto di rappresentanza previsto dall'art. 39 del d.lgs. 231/2001: situazioni di emergenza non consentono al rappresentante incompatibile di supplire alle formalità richieste dalla legge
- Per evitare l'inammissibilità, l'ente deve far intervenire un soggetto non incompatibile (es. altro organo societario, procuratore non nominato dal rappresentante incompatibile, o chiedere misure che consentano la nomina di un rappresentante idoneo) oppure chiedere l'intervento dell'amministrazione giudiziaria
- La violazione delle regole di rappresentanza può comportare non solo l'inammissibilità dell'impugnazione ma anche la condanna alle spese e a sanzioni pecuniarie equitativamente determinate
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