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Cassazione Penale, Ordinanza n. 11895/2025 del 25/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la sua condanna per detenzione ai fini di spaccio di cocaina, limitatamente ad alcune cessioni e con esclusione di una aggravante per taluni fatti, in continuazione tra loro, con concessione delle attenuanti generiche equivalenti all'aggravante contestata su uno dei capi. Nel ricorso ha dedotto, da un lato, erronea applicazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento dell'attenuante prevista dall'art. 73, comma 7, D.P.R. 309/1990, sostenendo che le sue dichiarazioni avrebbero dovuto essere valorizzate come collaborazione utile; dall'altro, vizio di motivazione in ordine alla determinazione della pena base per uno dei capi, ritenuta eccessiva rispetto ai criteri legali.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi manifestamente infondati. Ha osservato che il diniego dell'attenuante del comma 7 dell'art. 73 D.P.R. 309/1990 era sorretto da motivazione logica, poiché le indicazioni dell'imputato erano generiche e non offrivano elementi concreti utili alle indagini. Quanto alla pena base, ha rilevato che la sua determinazione era giustificata dall'ingente quantitativo di droga ceduto e detenuto e dalla non occasionalità della condotta, con valutazione conforme ai criteri dell'art. 133 c.p. Pertanto ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 7, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309/1990

    L'attenuante del ravvedimento operoso richiede che le dichiarazioni collaborative dell'imputato siano effettivamente utili e proficue per le indagini; il giudizio del giudice di merito è insindacabile in cassazione se sorretto da motivazione logica ed esaustiva.

  • art. 133 c.p.

    La pena tra minimo e massimo edittale è rimessa all'ampia discrezionalità del giudice di merito, che deve dare conto, anche sinteticamente, dei criteri valutati; il sindacato di legittimità interviene solo in caso di arbitrio o illogicità manifesta.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, salvo ipotesi di esonero.

Massime di principio

  • In materia di stupefacenti, l'attenuante premiale collegata alla collaborazione dell'imputato non spetta automaticamente per il solo fatto di avere reso dichiarazioni, ma solo quando esse apportino un contributo concreto, utile e verificabile alle indagini.
  • La valutazione sulla utilità della collaborazione è rimessa al giudice di merito e non può essere rivalutata in cassazione se la motivazione è coerente, logica ed esauriente.
  • La determinazione della pena base entro la cornice edittale è espressione di discrezionalità del giudice di merito; è censurabile in sede di legittimità soltanto quando risulti arbitraria o manifestamente illogica.
  • La gravità del fatto, desumibile anche dall'ingente quantità di sostanza stupefacente e dalla non occasionalità della condotta, può legittimare una pena base superiore al minimo edittale.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, in assenza di cause di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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