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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12910/2025 del 03/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Conseguentemente condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. Dispone inoltre la rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalla parte civile nel giudizio di legittimità, da liquidarsi dalla Corte d'appello di Caltanissetta con separato decreto, ai sensi degli artt. 82 e 83 d.P.R. 115/2002.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (parte civile)

La controversia

Il ricorso per cassazione, proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello, censurava: la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza; l'insussistenza del dolo; la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; il trattamento sanzionatorio. La Corte rileva però che i motivi erano privi di specificità, sia perché generici e indeterminati, sia perché meramente riproduttivi delle doglianze già dedotte in appello e già puntualmente disattese. Nel merito, richiama la corretta riqualificazione del fatto come condotta decettiva, ravvisando il dolo iniziale nella falsa rappresentazione della propria solvibilità, e reputa congrua la motivazione della Corte territoriale sulla non particolare tenuità dell'offesa, in ragione dell'entità del danno patrimoniale cagionato.

Norme richiamate

  • art. 581 c.p.p.

    specificità richiesti, a pena di inammissibilità

    I motivi di ricorso devono essere specifici; la loro genericità o mera riproposizione di censure già disattese in appello comporta l'inammissibilità.

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto va esclusa quando la motivazione valorizza l'obiettiva entità del danno patrimoniale cagionato.

  • artt. 82 e 83 d.P.R. 115/2002

    Le spese di difesa della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato sono liquidate dalla Corte d'appello con separato decreto di pagamento.

  • art. 640 c.p.

    La condotta decettiva che induce la controparte a contrarre mediante falsa rappresentazione della solvibilità integra la struttura dell'illecito di truffa; il dolo iniziale è l'elemento che imprime all'inadempimento natura penalmente rilevante.

Massime di principio

  • In sede di legittimità, il motivo di ricorso deve confrontarsi in modo puntuale con la motivazione impugnata; la mera reiterazione delle censure di appello, senza una critica argomentata e specifica, è inammissibile.
  • La mancanza di specificità del motivo può essere valutata anche in senso estrinseco, quando il ricorso non si misura con la complessità delle ragioni poste a base della decisione impugnata.
  • Nel reato di truffa contrattuale, l'elemento decisivo è il dolo iniziale: la condotta assume rilievo penale quando gli artifici o raggiri incidono sulla formazione del consenso e determinano la controparte a stipulare il contratto.
  • La falsa rappresentazione della propria solvibilità, se utilizzata per indurre la controparte a concludere l'affare, può integrare la condotta decettiva tipica della truffa; è cosa diversa dalla mera dissimulazione di uno stato di insolvenza, più vicina all'insolvenza fraudolenta.
  • La particolare tenuità del fatto può essere esclusa con motivazione centrata sull'entità del danno patrimoniale e sulle modalità della condotta, quando tali elementi rendano l'offesa non tenue.

Come è indicizzato

MaterieTruffaCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
SottomaterieTruffa online
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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