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Cassazione Penale, Ordinanza n. 39850/2025 del 11/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Catanzaro che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Lamezia Terme per il reato di cui all'art. 95 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, relativo a false indicazioni rese ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Nel ricorso ha dedotto, da un lato, violazione di legge per asserito mancato raggiungimento della prova della colpevolezza ai sensi dell'art. 530, comma 2, c.p.p., sostenendo l'assenza di prova rigorosa del dolo generico; dall'altro, violazione di legge e vizi di motivazione per il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., assumendo che la Corte di appello avesse motivato in modo illogico e contraddittorio, anche perché non risultavano precedenti specifici e non sarebbe stata adeguatamente spiegata l'esclusione dell'esiguità del danno o del pericolo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il primo motivo non si confrontasse con la motivazione della Corte di appello, giudicata logica, congrua e corretta in diritto, la quale aveva valorizzato la consapevolezza dell'imputato nel dichiarare un reddito complessivo pari a euro 4.214 e nel successivo tentativo di correzione mediante dichiarazione integrativa riferita a redditi ulteriori che egli non poteva non conoscere già al momento della prima dichiarazione. La Corte ha escluso che un eventuale errore fosse scusabile e ha ribadito che il reato di cui all'art. 95 d.P.R. n. 115/2002 è figura speciale del falso ideologico del privato in atto pubblico, reato di pura condotta, perfezionato indipendentemente dal profitto, con dolo generico consistente nella volontà cosciente e non coartata di dichiarare il falso o omettere dati rilevanti, in consapevole violazione del dovere di verità. Quanto al secondo motivo, la Corte ha osservato che la difesa non si era confrontata criticamente con la motivazione sul diniego dell'art. 131-bis c.p., fondata sulla radicale falsità della dichiarazione resa, e ha richiamato il principio secondo cui, per tale reato, la particolare tenuità va valutata con riguardo alle modalità ingannatorie della condotta e alla sua idoneità a trarre in inganno il giudice. All'inammissibilità è seguita la condanna al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 95 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    La fattispecie punisce le false indicazioni o omissioni rese ai fini dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato; il reato è di pura condotta e richiede dolo generico, rigorosamente provato.

  • art. 530, comma 2, c.p.p.

    Invocato dalla difesa come parametro del mancato raggiungimento della prova della colpevolezza; la Corte ha ritenuto infondata la censura perché la motivazione di merito era logica e congrua.

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è stata esclusa in ragione della radicale falsità della dichiarazione e delle modalità ingannatorie della condotta.

  • art. 483 c.p.

    Richiamato come riferimento sistematico: il reato ex art. 95 d.P.R. n. 115/2002 è figura speciale del falso ideologico commesso da privato in atto pubblico.

Massime di principio

  • Nel reato di false indicazioni o omissioni ai fini del patrocinio a spese dello Stato, l'elemento soggettivo è integrato dal dolo generico, cioè dalla consapevole e volontaria violazione dell'obbligo di verità; non è sufficiente né rileva un mero difetto di controllo, che attiene alla colpa, salvo il dolo eventuale.
  • La valutazione della prova sul dolo può essere desunta dalla coerenza interna delle dichiarazioni rese e dall'eventuale successiva rettifica: se il soggetto indica un reddito inferiore pur conoscendo redditi ulteriori, la consapevolezza del falso può essere logicamente affermata.
  • Il reato di cui all'art. 95 d.P.R. n. 115/2002 è un reato di pura condotta, che si perfeziona con la falsa dichiarazione o omissione e prescinde dal conseguimento del beneficio o di un ingiusto profitto.
  • Ai fini dell'art. 131-bis c.p. in materia di patrocinio a spese dello Stato, la particolare tenuità va apprezzata soprattutto sulla base delle modalità ingannatorie della falsità e della capacità della condotta di trarre in errore l'autorità giudiziaria; una falsità radicale esclude di regola la lieve offensività.
  • In sede di legittimità, il motivo di ricorso è inammissibile quando non si confronta criticamente con la ratio decidendi della sentenza impugnata e si limita a prospettare una diversa lettura delle prove senza evidenziare vizi logici o giuridici effettivi.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazioneCause di non punibilitàElemento soggettivo
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiOnere della provaParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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