Cassazione Penale, Sentenza n. 33251/2022 del 09/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano il decreto di rigetto dell'opposizione avverso sequestro preventivo e confisca ex art. 240-bis c.p. di un compendio immobiliare. Le censure contestano la fittizietà dell'intestazione dell'immobile a Maria Vincenza, la mancanza di prove sulla provenienza lecita delle somme usate per l'edificazione (anche con riferimento a presunta evasione fiscale), l'insufficienza di una perizia estimativa, la mancata assunzione di prove dichiarative circa l'aiuto fornito dai familiari, la inesistenza del diritto di superficie e la violazione del requisito di ragionevolezza temporale tra reato e acquisizione/utilizzo delle risorse.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza. Ha confermato la correttezza dell'operato della Corte d'Appello di Perugia, ritenendo adeguata e congrua la motivazione in ordine alla riconducibilità dell'immobile a Giuseppe Di Rocco (indici di fittizietà, gestione da parte del nucleo familiare, assenza di abitazione da parte di Maria Vincenza), alla tempistica degli investimenti (attività iniziata dal 2003) e alla sproporzione tra redditi leciti e spese sostenute per l'edificazione. Ha ritenuto sufficienti gli accertamenti della Guardia di Finanza e la perizia dell'Agenzia delle Entrate e non necessario un ulteriore accertamento estimativo. I ricorsi sono stati condannati alle spese processuali e al versamento della somma alla Cassa delle ammende, con riferimento anche al principio costituzionale che ammette la colpa nella proposizione di impugnazioni infondate.
Norme richiamate
Consente la confisca per equivalente di beni entrati nella disponibilità del condannato; applicazione vincolata dal criterio della ragionevolezza temporale e dalla necessità di dimostrare la riferibilità concreta dei beni al condannato.
art. 183-quater disp. att. cod. proc. pen.
Norme procedurali collegate al sequestro preventivo volto alla confisca per equivalente; disciplina le misure cautelari patrimoniali in esecuzione.
art. 73 e art. 80 DPR n. 309/1990
Reati di traffico di stupefacenti, il fatto-reato (detenzione/trasporto di 15 kg di eroina) è il presupposto per l'ablazione dei beni ritenuti riferibili al provento.
Sez. U, Sentenza n. 27421 del 25/02/2021
Principio che autorizza la confisca ex art. 240-bis anche su beni acquistati in epoca posteriore alla sentenza se l'acquisto è stato effettuato con risorse finanziarie possedute anteriormente; conferma il criterio della ragionevolezza temporale.
Sez. 3, Sentenza n. 35771 del 20/01/2017
Sottolinea l'onere probatorio del pubblico ministero di dimostrare la concreta riferibilità dei beni formalmente intestati a terzi al soggetto indagato/condannato.
art. 606, comma 3, cod. proc. pen.
Prevede l'inammissibilità del ricorso per cassazione quando esso è manifestamente infondato.
Attribuisce al giudice la facoltà di condannare i ricorrenti al pagamento delle spese e delle somme dovute alla Cassa delle ammende in caso di ricorso infondato.
Corte cost. n. 186 del 2000
Principio secondo cui può configurarsi colpa nella proposizione di impugnazioni giudicate infondate, giustificando sanzioni pecuniarie.
Massime di principio
- La confisca ex art. 240-bis può colpire beni formalmente intestati a terzi se il pubblico ministero dimostra la loro concreta riferibilità al condannato; la mera mancanza di risorse del terzo non è di per sé decisiva.
- Il criterio della ragionevolezza temporale consente di valutare la pertinenza temporale tra commissione del reato e acquisizione o sviluppo patrimoniale: possono essere confiscati anche beni acquisiti dopo il reato se finanziati con risorse preesistenti riconducibili all'attività illecita.
- Le valutazioni probatorie e sulla sproporzione tra redditi leciti ed esborsi appartengono al giudice del merito; la Cassazione controlla la correttezza giuridica e la logicità della motivazione, non rianalizza i fatti quando la motivazione è adeguata.
- Richieste difensive di ulteriori mezzi istruttori (perizie, audizioni) sono sottoposte al libero apprezzamento del giudice e possono essere rigettate se gli accertamenti già prodotti (es. indagini di GdF, perizia dell'Agenzia delle Entrate) sono ritenuti sufficienti e congrui.
- Proporre ricorsi manifestamente infondati comporta il rischio di condanna alle spese e di sanzioni pecuniarie; le impugnazioni devono articolare profili di diritto o vizi motivazionali, non solo riconsiderazioni fattuali.
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