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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11555/2024 del 19/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva respinto la domanda di riconoscimento della continuazione, ai sensi degli artt.81 c.p. e 671 c.p.p., tra reati per i quali il ricorrente era stato condannato con tre distinte decisioni (sentenze del 9/4/2013, 28/6/2016 e 24/5/2021). Il ricorrente lamentava violazione di norme penali e processuali (art.546 c.p.p. lett. e), art.81 c.p., art.575 c.p., art.416-bis c.p., art.74 d.P.R. 309/90, norme sulla legge armi) e vizio di motivazione, sostenendo che il giudice dell'esecuzione non avrebbe considerato le deduzioni e la memoria difensiva a sostegno della esistenza di un unico disegno criminoso unificante i reati.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha respinto. La Corte ha richiamato la giurisprudenza costante secondo cui la continuazione richiede un'unicità del disegno criminoso effettivamente programmato e presente nella mente dell'autore al momento del primo fatto, e che tale prova va desunta da indici esterni (unitarietà del contesto, brevità del lasso temporale, identità della natura dei reati, analogia del modus operandi, partecipazione degli stessi soggetti). Applicando questi principi, il giudice di merito ha correttamente escluso la continuazione tra i reati accertati con le sentenze citate, rilevando in particolare che al momento dell'adesione all'associazione (sent. 1) le vittime erano detenute e non era prevedibile la loro successiva condotta una volta libere; inoltre è stato richiamato che un programma delinquenziale meramente generico non basta. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali (ai sensi dell'art.616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art.81 cod. pen.

    Richiamato come criterio per il riconoscimento del reato continuato: richiede un'unicità di disegno criminoso antecedente e specifica, desumibile da indici esteriori significativi

  • art.671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale invocata per il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; la Corte ha confermato che in esecuzione valgono gli stessi criteri applicati in cognizione

  • art.546 c.p.p. lett. e)

    Richiamato come parametro di censura sul piano motivazionale; la Corte ha ritenuto infondate le doglianze sulla violazione di questa disposizione

  • art.575 cod. pen.

    Riferito ai delitti di omicidio menzionati; la valutazione della continuità deve considerare la natura e la prevedibilità delle condotte omicide

  • art.416-bis cod. pen.

    Richiamato nel contesto delle aggravanti e del metodo mafioso: la sussistenza o esclusione di talune aggravanti incide sulla compatibilità tra i reati ai fini della continuazione

  • art.74 d.P.R. 309/90

    Norma sull'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha sottolineato che l'adesione all'associazione non comporta automaticamente la programmazione di tutti i reati successivi non prevedibili al momento dell'ingresso

  • norme sulla legge armi (artt. 9, 10, 12 - indicazione normativa generica nel testo)

    Richiamate rispetto a delitti connessi all'uso o possesso di armi; la valutazione sulla continuazione tiene conto anche della specificità e prevedibilità di tali reati

  • art.606, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma sul contenuto dei motivi di ricorso per cassazione invocata dal ricorrente; la Corte ha valutato le censure alla luce di questa disposizione e le ha ritenute generiche o infondate

  • art.616 cod. proc. pen.

    Richiamato per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto

  • art.585, comma 4, cod. proc. pen.

    Menziionato in relazione al deposito di memoria contenente motivi nuovi; la Corte ha considerato anche tali motivi aggiunti e li ha ritenuti insufficienti

  • art.173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato limiti di riproduzione del motivo nel ricorso; menzione formale procedurale

Massime di principio

  • La continuazione richiede che, al momento del primo reato, esistesse già nella mente dell'autore un piano unitario che prevedeva anche i fatti successivi nelle loro linee essenziali; non basta la mera pluralità o abitualità della condotta
  • La prova dell'unità del disegno criminoso va desunta da elementi esteriori e concreti: unità del contesto, brevità del lasso temporale tra gli episodi, identità della natura dei reati, analogia del modus operandi, costante partecipazione degli stessi soggetti
  • Un programma delinquenziale vago o generico non può costituire base per il riconoscimento della continuazione; è necessaria una deliberazione precisa almeno nelle linee essenziali dei fatti futuri
  • L'adesione a un'associazione criminale non implica automaticamente che tutti i reati successivi compiuti dal soggetto (o da altri associati) siano stati programmati al momento dell'ingresso; la prevedibilità dei fatti successivi è elemento chiave
  • Se in sede di cognizione è stata esclusa un'aggravante (es. metodo mafioso), tale esclusione può incidere negativamente sulla possibilità di ricondurre il reato alla stessa pianificazione ai fini della continuazione
  • In sede di esecuzione valgono gli stessi criteri di valutazione sostanziale usati in cognizione per il riconoscimento del reato continuato; le valutazioni di merito basate su elementi probatori concreti sono sindacabili con difficoltà in Cassazione salvo vizi motivazionali

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