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Cassazione Civile, Ordinanza n. 09754/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (committente)

La controversia

La società ricorrente aveva partecipato ai lavori di un appalto ferroviario tramite subappalto con l'ATI appaltatrice, fornendo e tenendo a disposizione nel cantiere casseforme/casseri necessari all'esecuzione dell'opera. Dopo la risoluzione del rapporto di appalto tra committente e ATI, la ricorrente lamentava che i casseri non le fossero stati restituiti e che la committente li avesse continuati a utilizzare senza corrispettivo. In giudizio aveva chiesto il pagamento di una somma a titolo di corrispettivo per il noleggio dei casseri e, in subordine, il risarcimento del danno o l'indennizzo per indebito arricchimento. Il Tribunale aveva accolto la domanda subordinata di arricchimento senza causa; la Corte d'appello aveva invece dichiarato inammissibile la domanda, ritenendo la fattispecie di arricchimento indiretto e rilevando che non era stata dedotta né provata l'insolvenza del soggetto contrattualmente obbligato nei confronti della ricorrente. Con il ricorso per cassazione la società subappaltatrice denunciava violazione dell'art. 2041 c.c., sostenendo che si trattasse di arricchimento diretto o comunque di arricchimento indiretto azionabile, poiché la committente aveva fruito gratuitamente dei casseri dopo la risoluzione dell'appalto; con il secondo motivo denunciava omesso esame di un fatto decisivo, cioè l'utilizzo gratuito dei casseri nel periodo successivo alla risoluzione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la qualificazione della vicenda come ipotesi di arricchimento indiretto, escluso che vi fosse un rapporto diretto e gratuito tra la subappaltatrice e la committente, e osservato che la prestazione dei casseri trovava la propria causa in un contratto oneroso di subappalto funzionalmente collegato all'appalto principale. Ha inoltre rilevato che la ricorrente avrebbe potuto agire contro il soggetto contrattualmente obbligato alla restituzione, senza che risultasse neppure dedotta l'insolvenza di quest'ultimo. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché volto a contestare la valutazione del fatto e delle prove, non un vero omesso esame di fatto storico decisivo. La ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 2041 c.c.

    L'azione generale di arricchimento è ammessa solo in mancanza di altri rimedi giudiziali e in presenza di un unico fatto causativo dell'impoverimento; non è esperibile quando l'arricchimento del terzo è solo riflesso di un rapporto contrattuale che fornisce un titolo giustificativo al pagamento, salvo i limitati casi elaborati dalla giurisprudenza per la P.A. o per arricchimento conseguito a titolo gratuito.

  • art. 2038 c.c.

    È richiamato come base normativa utilizzata dalle Sezioni Unite per disciplinare, in via analogica, alcune ipotesi di arricchimento indiretto o ex alieno contractu, distinguendo tra acquisto a titolo oneroso e gratuito.

  • art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve indicare e localizzare specificamente gli atti e i documenti su cui si fonda, trascrivendone o riassumendone il contenuto essenziale; la mancanza di tali indicazioni comporta inammissibilità.

  • art. 369, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    L'atto o documento richiamato deve essere accompagnato da un riferimento idoneo a identificarne la fase processuale di produzione o formazione, ai fini dell'ammissibilità del ricorso.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Il vizio è circoscritto all'omesso esame di un fatto storico, decisivo e discusso; non consente di censurare la valutazione delle prove né di ottenere una rivalutazione del merito.

  • art. 116 c.p.c.

    La censura non può investire il libero apprezzamento del giudice di merito circa l'attendibilità delle prove e la ricostruzione del fatto.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È dato atto dei presupposti processuali per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in conseguenza dell'esito sfavorevole del ricorso.

Massime di principio

  • L'azione generale di arricchimento ex art. 2041 c.c. ha natura sussidiaria e non è utilizzabile quando il preteso depauperato disponga di un rimedio contrattuale o legale contro il soggetto direttamente obbligato, anche se tale rimedio non sia stato coltivato o sia di difficile soddisfazione.
  • Nelle ipotesi di arricchimento indiretto, l'azione verso il terzo è tendenzialmente esclusa se il vantaggio del terzo deriva da un rapporto oneroso collegato al contratto originario; è invece ammissibile soltanto nei casi eccezionali riconosciuti dalla giurisprudenza, come l'arricchimento gratuito o, secondo gli arresti richiamati, quello realizzato dalla pubblica amministrazione in determinate condizioni.
  • Per configurare l'azione di indebito arricchimento occorre la mancanza ab origine di un titolo giustificativo e un unico fatto causativo dell'impoverimento; se lo spostamento patrimoniale si inserisce in una sequenza contrattuale che ne costituisce la causa, il rimedio ex art. 2041 c.c. resta precluso.
  • Nel ricorso per cassazione, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non può essere utilizzato per contestare la valutazione delle prove o la ricostruzione del merito compiuta dal giudice di appello.
  • L'inosservanza degli oneri di specifica indicazione e localizzazione degli atti e documenti nel ricorso per cassazione determina inammissibilità del motivo per difetto di autosufficienza.

Come è indicizzato

MaterieMandatoInadempimentoSpese di liteRicorso per cassazione
RamiContrattiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiArricchimento senza causaOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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