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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24218/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444 c.p.p.) che li aveva condannati per cessione di cocaina (art. 73 DPR 309/90). Le difese chiedevano la sostituzione delle pene detentive con misure alternative (detenzione domiciliare o lavori di pubblica utilità) richiamando l'art. 20-bis c.p. e le modifiche di legge operate dal d.lgs. n.150/2022 (cd. riforma Cartabia), lamentando carenza di motivazione e mancato approfondimento sulla personalità degli imputati e sul periodo di detenzione domiciliare già trascorso; inoltre si richiamava la norma transitoria (art.95 d.lgs.150/2022) per l'applicazione delle nuove disposizioni ai procedimenti pendenti.

La decisione

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per violazione dei limiti di cui all'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., ritenendo che i motivi dedotti non rientrassero tra quelli tassativamente consentiti (espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica, illegalità della pena). In ogni caso il giudice del merito aveva motivato il rigetto della richiesta alternativa: l'istanza della difesa era stata formulata unilateralmente dopo il perfezionamento dell'accordo sulla specie e quantità della pena, il pubblico ministero si era opposto e il Tribunale aveva valutato la natura sistematica e reiterata degli illeciti, la personalità degli imputati e il contesto (spaccio in quartiere popolare), ritenendo incongrua la sostituzione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali (euro 3.000 ciascuno) in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento). La Corte ricorda che contro tale sentenza il ricorso per cassazione è ammesso solo nei limiti previsti dall'art. 448 c.p.p.

  • art. 73 DPR 309/90

    art. 73 comma 1 DPR 309/90; art. 73 comma 5 DPR 309/90

    Norme sulla disciplina delle cessioni di sostanze stupefacenti, sulla base delle quali sono state irrogate le pene concordate ai ricorrenti.

  • art. 20-bis cod. pen. (richiamato dalle difese)

    Norma (e relative novità) invocata dalle difese per chiedere misure alternative alle pene detentive; la Corte segnala che la semplice astratta previsione di misure alternative non impone automaticamente la loro applicazione, specialmente se la richiesta è stata formulata unilateralmente e non integrata in un nuovo accordo.

  • art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689

    Richiamata nell'ambito delle norme sulle sanzioni sostitutive; la Corte evidenzia che le modifiche legislative (d.lgs. 150/2022) non autorizzano automaticamente la sostituzione della pena concordata senza un accordo o una motivazione adeguata.

  • art. 71 comma 1 lett. a) Dlgs n.150/2022

    Riferimento alla riforma che ha introdotto o modificato ipotesi di sanzioni sostitutive; la Corte valuta l'applicazione della riforma in relazione alla negoziazione già perfezionata.

  • art. 95 Dlgs 150/2022

    Norma transitoria invocata dalle difese per applicare le nuove disposizioni ai procedimenti pendenti; la Corte osserva che la norma non vale a mutare unilateralmente l'accordo già concluso senza una specifica nuova intesa o motivazione.

  • art. 448 comma 2-bis cod. proc. pen.

    art. 448 comma 2-bis c.p.p.

    Limita i motivi di ricorso per cassazione avverso le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti ai soli vizi tassativamente indicati (volontà dell'imputato, difetto di correlazione richiesta/sentenza, errata qualificazione, illegalità della pena). La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché i motivi dedotti non rientravano in tali ipotesi.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti della motivazione richiesti per la Cassazione: i ricorsi devono essere formulati entro i limiti necessari per la motivazione. La Corte ha ritenuto i motivi generici e aspecifici.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti è ammissibile solo per i motivi tassativi indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; censure diverse saranno dichiarate inammissibili.
  • Se la pena è stata concordata tra parti, la richiesta unilaterale successiva di sostituzione della specie di pena (es. detenzione domiciliare o lavori di pubblica utilità) non sostituisce l'accordo: per ottenere il cambiamento è necessario un nuovo accordo con il pubblico ministero o una motivazione convincente del giudice che ricolleghi la modifica alle condizioni del caso concreto.
  • La nuova normativa (d.lgs. 150/2022) e le norme transitorie possono essere favorevoli, ma non annullano i vincoli della negoziazione processuale già perfezionata; l'applicazione delle novità richiede un'attivazione difensiva specifica e/o una valutazione motivata del giudice.
  • Per ottenere la sostituzione della pena il difensore deve fornire argomentazione specifica sulla personalità dell'imputato, sul comportamento durante eventuali arresti domiciliari e sulla proporzionalità della misura rispetto alla gravità e alla reiterazione dell'illecito; mere affermazioni generiche sono insufficienti.
  • Il parere del pubblico ministero e la concreta motivazione del giudice (valutazione della gravità, della reiterazione, del contesto e della personalità) sono elementi decisivi: la sola prospettazione delle misure alternative non è sufficiente se il PM si oppone e il giudice fornisce motivazione ostativa.

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