Cassazione Penale, Sentenza n. 40382/2023 del 04/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano il decreto del 15/01/2021 della Corte d'Appello di Reggio Calabria che, in parziale riforma del decreto del Tribunale di Messina, aveva rigettato la confisca delle quote e del complesso aziendale della Sicilmarket s.r.l. ma confermato la confisca di tre immobili/terreno acquistati dopo il 2007. Il motivo di ricorso denunciava violazione di legge (con riferimento espressamente indicato all'art. 2-ter della L. 575/1965) e illogicità della motivazione, nonché violazione dell'art. 627 c.p.p., sostenendo che la Corte territoriale si fosse discostata dallo schema imposto dalla sentenza di annullamento della Corte di Cassazione e avesse riutilizzato elementi già ritenuti insufficienti dalla precedente pronuncia, fondando la confisca su mere congetture e non su indizi dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con riferimento alla maggior parte dei beni confiscati, ritenendo che il ricorso in materia di prevenzione/confisca sia proponibile in Cassazione limitatamente a questioni di diritto e che i ricorrenti non abbiano specificatamente confutato la motivazione del giudice di merito (vizio di aspecificità ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. c, c.p.p.). Quanto agli immobili e al terreno acquistati dopo il 2007, la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte territoriale fosse adeguata, avendo confrontato la perizia con le osservazioni della difesa e rilevato sproporzione tra gli investimenti e le risorse lecite non documentate. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente all'immobile sito in Messina, via Del Santo, annullando il decreto impugnato per quella unica voce in quanto il provvedimento di merito non ha fornito alcuna motivazione né lo ha compreso nel dispositivo; ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Reggio Calabria per nuovo giudizio su quel punto.
Norme richiamate
D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159
art. 10, comma terzo; art. 27, comma secondo
Il ricorso per cassazione avverso i provvedimenti di prevenzione/confisca è ammesso in Cassazione solo per motivi di diritto. La Corte ha ritenuto che nella nozione di "violazione di legge" rientrino anche i vizi radicali della motivazione che rendono il provvedimento incomprensibile.
L. 13 settembre 1982 n. 646 (richiamata come L. 575/1965 e successive modifiche nella rifer. al 2-ter)
art. 2-ter (come richiamato nel ricorso)
Richiesto dai ricorrenti ma non sviluppato in modo specifico: la norma è evocata come base delle misure di prevenzione mafiose, e la censura concerne la presunta errata applicazione/interpretazione da parte della Corte territoriale.
Riferimento ai reati di stupefacenti contestati in sentenze di merito acquisite; tali condanne sono state utilizzate dalla Corte territoriale come elemento per valutare la pericolosità sociale e la capacità di disporre di risorse.
Norma richiamata per la confisca/sequestro penale storico del complesso aziendale Sicilmarket; la Corte ha valutato la storicità e la precedente restituzione del bene nel 2004 come elemento decisivo per le valutazioni successive.
art. 627; art. 591, comma 1, lett. c)
Art. 627 è richiamato dai ricorrenti come presunta violazione procedurale; l'art. 591(1)(c) è stato applicato dalla Cassazione per dichiarare inammissibile la parte del ricorso che non ha specificamente confrontato le argomentazioni della decisione impugnata (viziate da aspecificità).
Massime di principio
- Nei procedimenti di prevenzione e confisca la Cassazione è competente solo per questioni di diritto: i ricorrenti devono circostanziare puntualmente le violazioni di legge o i vizi motivazionali per non incorrere in inammissibilità per aspecificità.
- Quando una precedente sentenza di annullamento della Cassazione ha rinviato per nuovo esame, la Corte territoriale che decide nuovamente deve espressamente confrontarsi con le ragioni dell'annullamento e motivare in modo specifico perché elementi nuovi giustifichino un diverso esito; motivate generiche o mere riprese di elementi già rigettati non sono sufficienti.
- La prova della provenienza lecita delle risorse è centrale: perizie economico-contabili che ricostruiscono sproporzioni tra investimenti e disponibilità lecite possono legittimare la confisca, soprattutto se mancano documenti giustificativi (contratti di finanziamento, prove di restituzione, istanze di insinuazione al passivo, ecc.).
- La mancanza assoluta di motivazione riguardo a un bene determinato nel provvedimento impugnato comporta l'annullamento e il rinvio: il provvedimento deve indicare chiaramente nel dispositivo e nella motivazione la sorte di ciascun bene.
- Nella redazione del ricorso in Cassazione è fondamentale collegare specificamente le censure alle argomentazioni concrete svolte dal giudice di merito; le censure generiche o non correlate al dispositivo sono spesso dichiarate inammissibili.
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