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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40117/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione per vizio di motivazione e violazione di legge: si contestava che la Corte d'appello avesse omesso un esame critico delle doglianze difensive secondo cui il portafogli (contenente euro 10,00) era stato trovato in un cassonetto dei rifiuti e non nella materiale disponibilità della Mocavero; nel negozio erano presenti altri clienti; la ricorrente era uscita e rientrata pochi minuti dopo; non vi erano indizi gravi, precisi e concordanti che la collegassero all'accesso al retrobottega dove era custodito il portafogli e all'effettiva consumazione del furto. Si lamentava dunque che la sentenza di merito si fosse basata su congetture (es. interpretare l'uscita e il successivo rientro come "strategia" per sviare i sospetti) senza fornire un nesso logico e probatorio tra i fatti e la conclusione di responsabilità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha qualificato la motivazione della Corte d'appello come apodittica e congetturale, evidenziando la mancanza di elementi che colleghino in modo logico l'allontanamento/rientro della Mocavero con l'effettiva appropriazione del portafogli e l'assenza di indizi sull'accesso al retrobottega. Ha richiamato il principio che la condanna richiede prova oltre ogni ragionevole dubbio e non può basarsi su mera verosimiglianza o su comportamenti non fondati su regole di esperienza. Ne è conseguito l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'appello di Torino.

Norme richiamate

  • art. 624-bis cod. pen. (furto)

    Norma contestata per il fatto-reato (furto del portafogli). La Corte non ha modificato l'ambito applicativo della norma, ma ha sottolineato che l'accertamento della responsabilità per tale reato richiede indizi gravi, precisi e concordanti e il rispetto dello standard probatorio "oltre ogni ragionevole dubbio".

  • Principio probatorio: "oltre ogni ragionevole dubbio" (giurisprudenza richiamata)

    cfr. Sez. 5, n. 25272 del 19/04/2021, Rv. 281468 - 01; Sez. 1, n. 34032 del 01/07/2022, Rv. 283987 - 01

    Il principio è applicato non solo al risultato valutativo finale ma anche ai metodi di accertamento dei fatti: le decisioni non possono fondarsi su mere congetture o sulla semplice verosimiglianza; l'uso di inferenze comportamentali richiede basi razionali e regole di esperienza comprovate.

Massime di principio

  • Per una condanna per furto basata su prove indirette occorrono indizi gravi, precisi e concordanti; la sola presenza di comportamenti sospetti (es. uscire e rientrare) non è sufficiente.
  • Il ritrovamento dell'oggetto sottratto in luogo comune (es. un cassonetto) non equivale automaticamente ad attribuzione del furto al cliente sospettato: è necessario dimostrare, anche indirettamente, l'accesso o la disponibilità dell'imputato al luogo dove l'oggetto era custodito.
  • Le spiegazioni dei giudici devono mostrare il nesso logico fra fatti e conclusione criminale; ragionamenti apodittici o congetturali possono essere censurati in cassazione.
  • In presenza di alternative spiegazioni dei fatti e di elementi contraddittori, va applicato il principio del beneficio del dubbio a favore dell'imputato.
  • Le corti di merito, quando fondano la responsabilità su inferenze comportamentali, dovrebbero motivare perché tali comportamenti sono anomali e non spiegabili in modo innocente, avvalendosi se necessario di regole di esperienza o elementi probatori oggettivi (testimonianze, video, tracce).
  • In casi simili la strategia difensiva utile è evidenziare la mancanza di collegamento diretto tra condotta sospetta e attività illecita e chiedere che ogni passaggio argomentativo sia esplicitato e comprovato.

Testo integrale

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