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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40113/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di conferma della condanna per il reato di cui all'art. 95 d.P.R. 115/2002 (fatto del 29/11/2014). Il ricorrente deduceva la nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio, lamentando che la notificazione era stata effettuata mediante consegna a persona convivente ex art. 157, comma 1, cod. proc. pen., ma in luogo diverso dalla casa di abitazione o dalla sede dell'attività lavorativa, e quindi avrebbe ritenuto invalida la notifica.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto manifestamente infondato il motivo: la formale attestazione dell'ufficiale giudiziario di aver consegnato l'atto a persona capace e convivente è sufficiente ai fini della validità della notifica, senza che siano indispensabili l'identificazione formale del ricevente e l'indicazione del luogo. Tale attestazione prevale sulle risultanze anagrafiche e la nullità fondata sull'inesistenza della convivenza richiede una prova rigorosa da parte dell'imputato. Nel caso di specie la notifica è risultata avvenuta il 02/03/2022 presso gli uffici della Questura di Firenze nelle mani di Barsotti Francesco, dichiaratosi convivente dell'imputato; il ricorrente non ha fornito prova dell'assenza del rapporto di convivenza. Perciò il ricorso è inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 95 d.P.R. 115/2002

    Norma che definisce il reato per cui l'imputato è stato condannato; nel testo della sentenza è citata come riferimento del fatto criminoso, senza specifica interpretazione sulla notifica.

  • art. 157, comma 1, cod. proc. pen.

    Interpretato nel senso che la regolarità della notifica a mani di persona convivente non dipende dal luogo in cui la consegna è stata effettuata, ma dallo stato di convivenza attestato dalla persona che riceve il plico; l'attestazione dell'ufficiale giudiziario è presunzione valida, superabile solo mediante prova contraria rigorosa a carico del destinatario che ne contesti l'esistenza.

Massime di principio

  • La formale attestazione dell'ufficiale giudiziario secondo cui l'atto è stato consegnato a persona convivente del destinatario produce una presunzione di validità della notifica che non richiede l'indicazione dettagliata del luogo o l'identificazione formale del ricevente.
  • La circostanza che la consegna sia avvenuta in un luogo diverso dalla casa di abitazione o dalla sede lavorativa non invalida automaticamente la notifica se la persona ricevente si dichiara convivente e ciò è attestato dall'ufficiale.
  • L'onere di provare l'inesistenza del rapporto di convivenza grava rigorosamente sul destinatario che ne fa valere la nullità; allegazioni generiche non sono sufficienti.
  • Per contestare efficacemente una notifica basata su consegna a persona convivente è necessario produrre prove concrete e documentali (es. certificazioni anagrafiche discordanti, dichiarazioni, elementi oggettivi) che dimostrino l'assenza di convivenza.
  • Lamentele tardive o limitate a vizi formali già non sollevati in precedenti fasi processuali rischiano di essere ritenute prive di pregio; il difensore dovrebbe contestare tempestivamente e con prove la regolarità della notifica.
  • In caso di ricorso manifestamente infondato l'istante può essere condannato alle spese processuali e a sanzioni pecuniarie; valutare il rischio di sanzioni prima di proporre impugnazioni basate su vizi formali non provati.

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