Cassazione Penale, Sentenza n. 23745/2025 del 25/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Ministero ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Bologna che aveva riconosciuto a Carnuntu Neculai l'indennità per ingiusta detenzione (scarcerazione ritardata di 63 giorni) e aveva liquidato anche gli interessi dalla data della domanda. Il Ministero ha dedotto violazione dell'art. 112 c.p.c. perché la domanda iniziale non chiedeva la liquidazione degli interessi, sicché la statuizione sarebbe stata ultra petita, e ha invocato la violazione dell'art. 1282 c.c. sostenendo che, secondo la giurisprudenza consolidata, gli interessi corrispettivi sono dovuti solo dopo il passaggio in giudicato della pronuncia che riconosce il diritto alla riparazione, essendo solo allora il credito certo, liquido ed esigibile.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata limitatamente alla statuizione che condannava il Ministero al pagamento degli interessi legali sulla somma liquidata a titolo di indennizzo. Ha motivato che gli interessi corrispettivi possono essere riconosciuti solo se espressamente richiesti nel corso del giudizio (principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c.) e che, se richiesti, la decorrenza degli interessi va fissata dal passaggio in giudicato del provvedimento attributivo, poiché solo da quel momento il credito è certo, liquido ed esigibile. La statuizione concernente l'indennità patrimoniale resta invece confermata.
Norme richiamate
Principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato: il giudice non può decidere oltre quanto domandato. La condanna agli interessi non richiesta costituisce decisione ultra petita e quindi illegittima.
Norma richiamata nella doglianza relativa alla decorrenza degli interessi; la Corte richiama il principio giurisprudenziale che gli interessi corrispettivi devono decorrere dal passaggio in giudicato, perché solo allora il credito è certo, liquido ed esigibile.
Norma che disciplina l'indennizzo per ingiusta detenzione: la somma attribuita a titolo di indennizzo non ha natura risarcitoria tipica ma è regolata come credito che, se si richiedono interessi corrispettivi, diviene esigibile solo con il passaggio in giudicato della pronuncia attributiva.
Massime di principio
- Il giudice non può liquidare interessi se la parte non li ha espressamente richiesti: per ottenerli è necessario formularne espressa domanda nel corso del giudizio.
- Gli interessi legali riconosciuti a titolo corrispettivo sull'indennità per ingiusta detenzione decorrono dal passaggio in giudicato della sentenza/ordinanza attributiva, non dalla data della domanda, poiché solo allora il credito è certo, liquido ed esigibile.
- Se si ritiene di avere diritto a interessi, il danneggiato deve specificare nella domanda principale sia la richiesta di interessi sia la decorrenza ritenuta normativa o giurisprudenziale, per evitare che il giudice ometta o conceda oltre quanto richiesto.
- La pubblica amministrazione può impugnare la parte della decisione che concede interessi non richiesti come pronuncia ultra petita ai sensi dell'art. 112 c.p.c.; la Cassazione può annullare solo la parte illegittima senza rimettere gli altri profili al giudice di merito.
- È importante distinguere tra interessi moratori e interessi corrispettivi: i primi sono volti a punire il ritardo nell'adempimento e possono avere decorrenze diverse, i secondi remunerano il capitale e, quando riguardano indennità non ancora divenute esigibili, decorrono dal passaggio in giudicato.
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