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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37000/2023 del 08/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Roma che li aveva condannati per reati fallimentari e fiscali (bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, bancarotta fraudolenta documentale, bancarotta impropria per operazioni dolose e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte). Sibio ha contestato il proprio ruolo, definito dalla difesa meramente formale, ha invocato l'insussistenza del dolo per la bancarotta documentale e ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche. Manganaro ha contestato la qualificazione distrattiva della cessione del ramo d'azienda, la prova del dolo per i diversi capi, la mancanza di nesso causale tra la cessione e il fallimento, la fondatezza della continuazione e la sussistenza della recidiva. Entrambi hanno chiesto la riforma delle statuizioni di responsabilità e del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Principali ragioni: esistenza di una doppia conforme tra primo grado e appello che costituisce un unico corpo motivazionale; i ricorsi contenevano censure di merito e richieste di rivalutazione dei fatti non consentite in sede di legittimità; mancanza di specificità dei motivi (violazione degli artt. 581 e 591 c.p.p.); tentativi di prospettare questioni non tempestivamente dedotte in appello e quindi inammissibili ai sensi dell'art. 606 co. 3 c.p.p.; la Corte ha ritenuto corretta e coerente la valutazione dei giudici di merito sulla natura distrattiva della cessione del ramo d'azienda, sulla prova del dolo generico e documentale, e sull'operatività della responsabilità dell'amministratore di diritto e di fatto (anche per omissione ai sensi dell'art. 40 c.p.). Per queste ragioni la condanna impugnata è stata confermata nella sua sostanza. Sono stati condannati i ricorrenti al pagamento delle spese e a versare euro 3.000,00 alla cassa della Corte ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    comma 1, lett. e) e comma 3

    Limiti all'esame della Cassazione: non sono ammissibili censure che consistono in mera rivalutazione del fatto o che prospettano questioni non dedotte nel giudizio di appello; il comma 3 preclude l'introduzione di nuovi motivi in cassazione se non già proposti in appello.

  • art. 581 c.p.p.

    Richiama il requisito di specificità dei motivi di impugnazione; motivi generici o non confrontati con la motivazione impugnata sono inammissibili.

  • art. 591 c.p.p.

    Conferma l'esigenza che il ricorso contenga censure specifiche e adeguatamente motivate, pena l'inammissibilità.

  • art. 40 c.p.

    La condotta omissiva dell'amministratore di diritto può integrare concorso nel reato commesso dall'amministratore di fatto; il dolo può essere desunto dalla generica consapevolezza del carattere illecito delle operazioni.

  • art. 2639 c.c.

    La qualificazione di amministratore di fatto comporta l'assoggettamento agli stessi doveri dell'amministratore di diritto e quindi alla relativa responsabilità penale per i comportamenti rilevanti.

  • art. 133 c.p.

    Criteri di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti: la Corte ha ritenuto discrezionale e non arbitraria la valutazione del giudice di merito nel negare le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza.

  • norme sul reato di bancarotta fraudolenta e bancarotta impropria

    richiami alla disciplina dell'I.fall. (art. 223 e correlati)

    La cessione di ramo d'azienda può integrare bancarotta fraudolenta patrimoniale se, pur formalmente lecita, è posta in essere in condizioni di insolvenza per depauperare il patrimonio e ostacolare la par condicio creditorum; la prova della distrazione può emergere dall'assenza di beni al momento del fallimento e dalla mancata giustificazione economica dell'operazione.

  • art. 99 c.p.

    Riferimento alla recidiva; la Corte ha rilevato che la questione di recidiva non era stata tempestivamente sollevata in appello e comunque la valutazione dei giudici di merito era fondata su elementi sufficienti.

  • art. 616 c.p.p.

    Poteri della Cassazione di condannare le parti soccombenti al pagamento delle spese del procedimento superiore; qui usato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese e a versare somma alla cassa.

Massime di principio

  • In sede di Cassazione non è consentita la mera rivalutazione del fatto: i motivi che si risolvono in un'alternativa plausibile di ricostruzione probatoria sono inammissibili.
  • La conformità tra decisione di primo grado e appello (doppia conforme) rafforza la tenuta della motivazione e rende più difficile l'ammissibilità di censure generiche in cassazione.
  • Le censure devono essere specifiche: indicare atti/processi, elemento probatorio incompatibile e dimostrare come ciò inficia la tenuta logica della motivazione; altrimenti il motivo è inammissibile per carenza di specificità.
  • L'amministratore di diritto può essere ritenuto responsabile per omissione se non impedisce l'evento doloso dell'amministratore di fatto; la qualifica di amministratore di fatto comporta l'assunzione dei doveri e delle responsabilità dell'amministratore formale.
  • Operazioni formalmente lecite (es. cessione di ramo d'azienda) possono integrare bancarotta fraudolenta se, nel contesto concreto e in condizioni di insolvenza, risultano finalizzate a depauperare il patrimonio e a ledere i creditori.
  • Questioni non dedotte in appello non possono essere sollevate per la prima volta in cassazione (art. 606 co.3 c.p.p.).
  • La valutazione del bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è discrezionale: la Cassazione interviene solo in presenza di arbitrio o manifesta illogicità.

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