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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33839/2026 del 17/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva rigettato l'istanza di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare proposta da un condannato detenuto, in espiazione di una pena di due anni e otto mesi di reclusione inflitta con sentenza irrevocabile per il reato previsto dall'art. 73 d.P.R. 309/1990, commesso a Roma il 18 gennaio 2021. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione deducendo violazione di legge e vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p., sostenendo che sussistessero i presupposti per la concessione di una misura alternativa. In particolare, la difesa ha valorizzato l'allontanamento del condannato dal contesto territoriale nel quale erano maturati i fatti di reato e l'inizio di una, seppur precaria, attività lavorativa. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, aspecifico e diretto a ottenere una rivalutazione degli elementi fattuali, non consentita nel giudizio di legittimità. Secondo la Corte, il Tribunale di sorveglianza aveva adeguatamente valutato gli elementi emergenti dagli atti e aveva formulato un giudizio completo, lineare, coerente e privo di vizi giuridici sulla personalità del condannato e sulla concedibilità dei benefici richiesti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendolo manifestamente infondato, aspecifico e volto a sollecitare una nuova valutazione di merito sui presupposti delle misure alternative. Ha ritenuto adeguata, non manifestamente illogica e priva di vizi giuridici la motivazione del Tribunale di sorveglianza. Alla declaratoria di inammissibilità è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 47 legge 26 luglio 1975 n. 354

    Disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale, richiesto dal condannato quale misura alternativa alla detenzione.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma incriminatrice del reato per il quale il condannato stava espiando la pena; il testo non specifica la condotta concreta riconducibile alla disposizione.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e), c.p.p.

    Individua i motivi di ricorso dedotti, relativi alla violazione di legge e al vizio di motivazione.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede, in caso di inammissibilità del ricorso, la condanna alle spese processuali e, salvo esonero, al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende; nella decisione la somma è stata determinata in 3.000 euro.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione è inammissibile il ricorso che, anziché individuare specifici vizi di violazione di legge o di motivazione, solleciti una rivalutazione degli elementi fattuali e dei presupposti di merito della concessione di una misura alternativa alla detenzione.
  • È adeguata la motivazione del tribunale di sorveglianza che valuti gli elementi emergenti dagli atti e formuli un giudizio completo, lineare, coerente e non manifestamente illogico sulla personalità del condannato e sulla concedibilità della misura alternativa.
  • La deduzione generica della sussistenza dei presupposti per una misura alternativa, senza un confronto specifico con la motivazione del provvedimento impugnato, rende il ricorso aspecifico e inammissibile.
  • Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna alle spese processuali e, salvo esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale

Testo integrale

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