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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16338/2023 del 18/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP di Macerata per il reato di cui all'art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (traffico di stupefacenti). Il ricorso deduce motivazione contraddittoria o apparente (art. 606 lett. e) c.p.p.) e violazione di norme di valutazione probatoria (art. 606 lett. b) c.p.p. in relazione all'art. 192, comma 3, c.p.p. e art. 110 c.p.), contestando in particolare l'attribuzione all'imputato dell'uso della stanza dove era stato trovato lo stupefacente (era sub conduttore, non aveva le chiavi) e la mancata verifica della stabile permanenza o del collegamento diretto con la sostanza sequestrata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto congrua e logicamente corretta la motivazione del Tribunale di Ancona che ha ravvisato il grave quadro indiziario sulla base del rinvenimento di cocaina e hashish nell'appartamento, della presenza dell'indagato nella stanza dove era il materiale e delle dichiarazioni del coindagato che lo indicavano come sub conduttore. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui le dichiarazioni del coindagato possono costituire gravi indizi se intrinsecamente attendibili e corroborate da riscontri estrinseci, e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, irregolarità della posizione sul territorio, mancanza di occupazione). Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3000,00 alla Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73, comma 1

    Norma che punisce il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti; nel caso ha costituito il titolo del reato contestato (detenzione ai fini di spaccio) in concorso con altro soggetto.

  • Codice di procedura penale, art. 606, lett. e)

    Ground di ricorso per cassazione relativo alla motivazione contraddittoria o apparente. Il ricorso invocava tale vizio per contestare la motivazione del giudice di merito; la Corte ha ritenuto la motivazione adeguata.

  • Codice di procedura penale, art. 606, lett. b)

    Ground di ricorso relativo alla violazione di norme di diritto; posto in relazione all'art. 192 c.p.p. e art. 110 c.p. per censurare la valutazione delle dichiarazioni e del concorso di persone. La Corte ha ritenuto infondate le censure.

  • Codice di procedura penale, art. 192, comma 3

    Riguarda la valutazione delle dichiarazioni rese nell'istruttoria; la pronuncia richiama che le dichiarazioni accusatorie del coindagato possono integrare gravi indizi solo se intrinsecamente attendibili e corroborate da riscontri estrinseci, anche se parziali o tendenziali.

  • Codice penale, art. 110

    Principio relativo al concorso di persone nel reato; invocato nel ricorso per contestare l'addebito in concorso e la responsabilità dell'imputato, mentre la Corte ha ritenuto sufficienti gli elementi indizianti a suo carico.

  • Codice di procedura penale, art. 273

    Richiamato dalla Corte come riferimento alla verifica dei "gravi indizi di colpevolezza" richiesta per le misure cautelari: il giudizio di legittimità verifica la congruenza e la non illogicità della motivazione su tale punto.

  • Codice di procedura penale, art. 274

    Riguarda le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, inquinamento delle prove, fuga): la Corte ha valutato che il Tribunale ha adeguatamente motivato il pericolo di reiterazione e la necessità della custodia in carcere.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Consente la condanna alle spese e l'irrogazione della sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende in caso di ricorso manifestamente infondato; la Corte ha condannato il ricorrente al versamento di Euro 3000,00.

Massime di principio

  • Il giudizio di legittimità sulle misure cautelari è limitato: la Cassazione controlla la presenza, la completezza e la logicità della motivazione, ma non sostituisce il sindacato di merito sull'attendibilità delle fonti o sulla ricostruzione fattuale.
  • La presenza dell'indagato nella stanza dove è stato rinvenuto stupefacente e il materiale per il confezionamento costituiscono elementi probatori rilevanti per la gravità indiziaria, specie se integrati da dichiarazioni del coindagato che lo indicano come occupante/sub conduttore.
  • Le dichiarazioni accusatorie rese da un coindagato possono costituire gravi indizi solo se sono intrinsecamente attendibili e corredate da riscontri estrinseci, anche parziali o tendenziali, capaci di "individualizzare" la responsabilità.
  • Per convincere un giudice cautelare della necessità della custodia in carcere occorre che il pericolo di reiterazione o di fuga sia adeguatamente motivato: elementi quali l'irregolarità della posizione sul territorio e la mancanza di occupazione possono essere valutati come indizi concreti in tal senso.
  • In situazioni simili è utile per la difesa documentare la mancanza di titolarità/possesso della stanza (es. assenza di chiavi, testimonianze, contratto di locazione), la non stabile permanenza, e proporre misure meno afflittive dimostrando legami sul territorio e occupazione.
  • Per contrastare le dichiarazioni del coindagato conviene cercare di evidenziarne contraddizioni, interessi processuali e l'assenza di riscontri estrinseci; se non è possibile annullare le dichiarazioni, attenuare la loro efficacia evidenziando l'assenza di "individualizzazione".
  • Nel sindacato in Cassazione il ricorso deve focalizzarsi su violazioni di legge o su carenze logico-motivazionali evidenti: censure esclusivamente ricostruttive dei fatti o della credibilità delle prove hanno scarse probabilità di successo.

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