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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16306/2023 del 18/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha ritenuto illegittima l'ordinanza della Corte d'appello di Milano che aveva riclassificato l'atto di appello del P.M. come ricorso per Cassazione e ne aveva dichiarato l'inammissibilità. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza n. 3745/21 del 18.01.2023 e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di Milano per il proseguimento del procedimento in sede d'appello.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Milano che aveva dichiarato inammissibile l'appello del Pubblico Ministero avverso la sentenza del Tribunale di Lecco del 17/11/2020 che aveva assolto l'imputato con la formula "perché il fatto non sussiste" in esito a rito abbreviato; il P.M. aveva proposto appello (anche con richiesta di rinnovazione dibattimentale) ritenendo possibile una diversa valutazione probatoria e una diversa qualificazione del fatto, anche alla luce delle dichiarazioni di acquirenti e del dato ponderale della sostanza sequestrata.

Norme richiamate

  • art. 443 cod. proc. pen.

    L'art. 443 è interpretato alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale: l'appello del Pubblico Ministero è ammissibile anche avverso sentenze di proscioglimento emesse a seguito di rito abbreviato; la Corte d'appello non poteva requalificare l'atto come ricorso per Cassazione.

  • art. 593 cod. proc. pen.

    Riferimento alla disciplina delle impugnazioni: la Corte ha ritenuto errata la declaratoria di inammissibilità operata dalla Corte d'appello in contrasto con la normativa e la giurisprudenza costituzionale e di legittimità.

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 320/2007

    La sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della parte dell'art. 443 che escludeva la facoltà del P.M. di appellare le sentenze di proscioglimento rese con rito abbreviato; la Corte di Cassazione si fonda su tale principio per affermare l'ammissibilità dell'appello del P.M.

  • Cass. Sez. 2, n. 46696/2019

    Giurisprudenza di legittimità che conferma l'ammissibilità dell'appello del P.M. contro sentenze di assoluzione in rito abbreviato anche per chiedere diversa qualificazione giuridica del fatto, senza violare il diritto di difesa dell'imputato.

  • Cass. Sez. 5, n. 53415/2018

    Principio secondo cui il giudice d'appello non è obbligato a rinnovare la prova dichiarativa quando la diversa decisione sia basata su nuova valutazione del medesimo materiale probatorio, purché non sia messa in dubbio la credibilità o il contenuto delle deposizioni.

Massime di principio

  • Il Pubblico Ministero può proporre appello avverso sentenze di proscioglimento rese in rito abbreviato; tale appello è atto d'appello e non va automaticamente ricondotto a un ricorso per Cassazione.
  • La Corte d'appello non deve dichiarare inammissibile l'appello del P.M. per il solo fatto che l'assoluzione sia stata pronunciata in rito abbreviato: rilevano le acquisizioni probatorie e la possibilità di richiedere rinnovazione dibattimentale.
  • La rinnovazione della prova dichiarativa in sede d'appello non è obbligatoria se la decisione di riforma si fonda su diversa valutazione del medesimo materiale probatorio e non è contestata la credibilità o il contenuto delle deposizioni originarie.
  • La riqualificazione giuridica del fatto in sede d'appello, anche su istanza del P.M., non lede in sé il diritto di difesa dell'imputato, che potrà esercitare i suoi diritti di discussione e contraddittorio nel giudizio di gravame.
  • Se la Corte d'appello travisa la natura dell'impugnazione (per esempio requalificandola come ricorso per Cassazione) la decisione può essere annullata dalla Corte di Cassazione e gli atti rinviati per il corretto esame dell'appello.

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