Cassazione Penale, Sentenza n. 16309/2023 del 18/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Belsito ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la sua istanza di riparazione ex artt. 314 e ss. c.p.p., sostenendo che la custodia cautelare (carcere e poi arresti domiciliari) fosse ingiusta perché fondata su indizi non gravi e su indagini lacunose. Ha contestato che la Corte di appello abbia valutato il suo comportamento sulla base di fatti investigativi poi rivelatisi irrilevanti penalmente, e ha affermato di non aver tenuto condotte colpose ovvero tali da avere contribuito alla propria detenzione, evidenziando la propria cooperazione con le autorità e la mancanza di ruolo nelle decisioni cautelari.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse correttamente individuato, anche richiamandosi alla sentenza assolutoria, elementi idonei a configurare una condotta gravemente colposa del ricorrente (rapporti illeciti e disponibilità a comportamenti finalizzati all'acquisizione di beni/denaro per il partito). La Cassazione ha altresì censurato la genericità di alcuni motivi di ricorso e il loro carattere meramente antagonista della ricostruzione del giudice di merito, sottolineando che non è compito di legittimità rifare integralmente la valutazione dei fatti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese in favore del Ministero resistente (liquidate in euro 1.000).
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'indennizzo per ingiusta detenzione. La Corte ha ritenuto che l'indennizzo sia precluso se il richiedente ha concorso con condotta gravemente colposa a dare causa alla propria detenzione; nel caso la condotta è stata individuata sulla base della sentenza di merito e delle dichiarazioni rese dal ricorrente.
art. 315 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai profili procedurali della riparazione; la censura basata su valutazioni difensive generiche è inadeguata in sede di legittimità.
art. 606 co.1 lett. e) cod. proc. pen.
Limite di sindacato della Corte di Cassazione: non può riformare la ricostruzione dei fatti ma verificare la presenza di vizi di motivazione indicati dalla norma.
art. 581 co.1 lett. c) cod. proc. pen.
Prevede l'obbligo di enunciazione specifica dei motivi di impugnazione; la sua violazione comporta riflessi sulla ammissibilità del ricorso per cassazione.
art. 591 co.1 lett. c) cod. proc. pen.
Sanzione di inammissibilità dell'impugnazione nel caso di violazione delle prescrizioni di legge sull'atto di impugnazione; applicata per motivi generici del ricorrente.
Massime di principio
- La domanda di riparazione ex art. 314 c.p.p. può essere respinta se il richiedente ha concorso con condotta gravemente colposa a determinare la propria detenzione, anche se i reati originariamente contestati vengono poi derubricati o prosciolti.
- Il giudice della riparazione può fare riferimento alle risultanze definitive del processo (anche alla sentenza di assoluzione) per individuare elementi di condotta che escludono il diritto all'indennizzo.
- Le dichiarazioni rese dall'imputato durante le indagini o interrogatori possono essere valutate dal giudice della riparazione come fonte attendibile per ricostruire relazioni e comportamenti, anche se tali elementi non costituiscono reato.
- In sede di Cassazione non è consentito riproporre semplicemente una alternativa ricostruzione dei fatti: i motivi devono confrontarsi specificamente con il nucleo della decisione impugnata e indicare vizi di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
- Motivi generici o meramente antagonisti alla motivazione del giudice di merito possono determinare l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
- Lamentele sulla incompletezza o superficialità delle indagini non sono decisive in Cassazione se il giudice del merito ha tratto elementi probatori o indizi ritenuti idonei a giustificare l'assenza di diritto all'indennizzo.
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