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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30349/2022 del 01/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza del GIP di Piacenza che aveva applicato loro un aumento di pena (2 mesi di reclusione e 2.000 euro di multa) in relazione a reati connessi alla detenzione di stupefacenti. Denunciano violazione di legge per omessa riqualificazione della condotta come detenzione per uso personale ai sensi dell'art. 75 d.P.R. n. 309/1990, con richiesta di assoluzione dal reato contestato.

La decisione

La Corte dichiara inammissibili i ricorsi trattandosi di doglianze che richiedono rivalutazione di elementi fattuali e non prospettano un errore manifesto nella qualificazione giuridica del fatto, come richiesto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno alla somma di euro 3.000 da versare alla Cassa delle ammende, ritenendo che non abbiano proposto i ricorsi senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 75 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina la possibile qualificazione della condotta come detenzione per uso personale. La Corte segnala che l'eventuale riqualificazione richiede valutazione non manifestamente evidente e quindi non è sindacabile in cassazione se non per errore manifesto.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    Riferimento alla fattispecie di reato contestata (traffico/illecita detenzione di sostanze stupefacenti). È stata la norma sostanziale collegata al provvedimento impugnato.

  • art. 81 cod. pen. e art. 110 cod. pen.

    Richiamate in relazione alla continuazione e alla concorso di reati; utilizzate per determinare l'aumento di pena applicato dal GIP.

  • art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen.

    Consente il trattamento "de plano" delle impugnazioni; la Corte lo utilizza per decidere in sede semplificata sull'inammissibilità dei ricorsi.

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Limita il sindacato in cassazione sulla qualificazione giuridica del fatto alle sole ipotesi di errore manifesto, che deve risultare con immediatezza e senza margini di opinabilità dal capo di imputazione e dalla motivazione.

  • Corte cost. n. 186 del 2000

    Richiamata in relazione alla possibilità di irrogare una sanzione pecuniaria (somma alla Cassa delle ammende) quando il ricorso è infondato e non proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Le impugnazioni in Cassazione volte a contestare la qualificazione giuridica di fatti già definti con applicazione della pena (c.d. patteggiamento) sono ammesse solo se basate su un "errore manifesto": occorre dimostrare che la qualificazione è palesemente eccentrica rispetto al capo di imputazione e alla motivazione.
  • La richiesta di riconoscere la detenzione come per uso personale ex art. 75 d.P.R. 309/1990 richiede argomentazione e prove tali da rendere l'erroneità della qualificazione originaria immediatamente evidente; mera enunciazione aspecifica è insufficiente.
  • Le impugnazioni che richiedono una rivalutazione degli elementi di fatto o dei profili valutativi del giudice di merito sono di norma inammissibili in Cassazione e possono essere decise "de plano" ai sensi dell'art. 610 c.p.p.
  • Il ricorrente che propone un ricorso manifestamente inammissibile o infondato può essere condannato non solo alle spese processuali ma anche al versamento di somme alla Cassa delle ammende se non prova di aver agito senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
  • Per tutelare efficacemente un diritto in situazione analoga è opportuno sollevare con precisione e tempestività, nel giudizio di merito, le questioni di qualificazione giuridica e fornire argomentazione dimostrativa che renda l'errore della qualificazione originaria immediatamente palese.

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