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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30287/2022 del 01/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato il Tribunale di Vasto nel dichiarare non doversi procedere per sopravvenuta prescrizione dei reati urbanistico e paesaggistico. L'accusa riguardava l'ampliamento non autorizzato di due edifici, in totale difformità dal permesso di costruire e dall'autorizzazione paesaggistica. Mancini (proprietario) deduceva di non aver partecipato ai lavori, avendo nominato la moglie procuratrice e non essendosi occupato né economicamente né materialmente del cantiere. Entrambi i ricorrenti chiedevano il riconoscimento della buona fede di Scaletti, affermando che vi fu autodenuncia e che le difformità erano parziali o successivamente regolarizzate con provvedimenti comunali e della Soprintendenza; inoltre contestavano l'uso della perizia del Tribunale, che a loro avviso non attestava la totale difformità e rilevavano che l'eccedenza volumetrica sarebbe inferiore al 2% (tollerabilità).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto i ricorsi in parte inammissibili e comunque infondati. Ha confermato che il giudice d'appello ha correttamente valutato che non risultava evidente l'estraneità di Mancini e la buona fede di Scaletti, alla luce della consistenza delle difformità (aumento volumetrico e sopraelevazione) e degli indizi che collegavano i ricorrenti agli interventi. I motivi diretti a censurare la motivazione sono stati dichiarati inammissibili per difetto d'interesse, atteso che i ricorrenti non hanno rinunciato agli effetti della prescrizione e quindi l'annullamento per rinnovare il giudizio sarebbe inutile. Sul piano sostanziale la Corte ha ritenuto infondate le doglianze: la variante in corso d'opera non poteva ricondurre le difformità alle ipotesi penalmente irrilevanti quando incidono sulle volumetrie; la presunta tollerabilità volumetrica è manifestamente infondata rispetto al progetto approvato; la parziale difformità non esclude il reato paesaggistico ai sensi dell'art. 181 d.lgs. 42/2004. Pertanto i ricorsi sono stati rigettati e i ricorrenti condannati alle spese.

Norme richiamate

  • art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    Disciplina gli interventi edilizi e la rilevanza penale delle difformità rispetto al permesso di costruire; la Corte ha ritenuto che le difformità che incidono sulle volumetrie richiedono il permesso di costruire e non possono essere ricondotte alla variante lieve o alla mera tollerabilità

  • art. 181 d.lgs. 30 aprile 2004, n. 42

    Sanziona i lavori sui beni paesaggistici senza autorizzazione o in difformità da essa; la Corte osserva che per il reato paesaggistico non rileva la distinzione tra difformità parziale e totale: qualsiasi lavoro eseguito in assenza o in difformità dall'autorizzazione integra la contravvenzione

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Regola la declaratoria di causa estintiva (prescrizione) in ogni stato e grado del processo; la Corte ricorda che, se l'imputato non rinuncia alla prescrizione, non ha interesse concreto a far valere vizi di motivazione che comporterebbero solo un inutile rinvio

  • art. 531 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata nei motivi di impugnazione relativi alla motivazione; la Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze su presunte violazioni procedurali

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Riguarda i soggetti responsabili degli interventi edilizi; richiamata nei motivi sul ruolo del committente/proprietario e sulla buona fede, ma la giurisprudenza di legittimità consente di attribuire responsabilità al proprietario anche se non formalmente committente

  • art. 22, comma 2, d.P.R. 380/2001

    Disciplina la 'variante lieve' in corso d'opera assoggettata a segnalazione certificata; la Corte rileva che non è applicabile quando le difformità incidono sulle volumetrie, che richiedono il permesso di costruire

  • art. 111 Cost.

    Richiamato a supporto del principio di economia processuale e della tutela della sollecita definizione del processo, bilanciato con l'interesse dell'imputato

Massime di principio

  • Se il reato è estinto per prescrizione e l'imputato non rinuncia alla prescrizione, i ricorsi che censurano la motivazione del giudice di merito sono spesso inammissibili per difetto d'interesse, perché l'accoglimento porterebbe solo a un inutile rinvio
  • La buona fede del committente non è automaticamente riconosciuta dall'autodenuncia: deve essere evidente e percepibile dagli atti; difformità consistenti e aumento volumetrico rendono difficoltoso provare l'estraneità o la buona fede
  • La variante in corso d'opera assoggettata a segnalazione vale solo per modifiche che non incidono sulle volumetrie; le variazioni che comportano aumento di volumetria richiedono il permesso di costruire e la loro esecuzione senza titolo integra illecito penale
  • La distinzione tra difformità parziale e totale è rilevante nella disciplina urbanistica, ma non rileva per il reato paesaggistico: qualsiasi intervento in assenza o in difformità dall'autorizzazione paesaggistica può integrare il reato di cui all'art. 181 d.lgs. 42/2004
  • Il proprietario può essere ritenuto responsabile per abusi edilizi anche se non formalmente committente, soprattutto se convivente o comunque con indizi che ne colleghino la responsabilità all'esecuzione delle opere

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