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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47360/2023 del 24/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata dal Giudice di pace di Reggio Calabria per il reato di soggiorno illegale nello Stato (art.10-bis d.lgs. 286/98) in relazione a fatti accertati a Bagnara Calabra il 22 gennaio 2020: identificata tramite passaporto e controlli AFIS, risultava entrata in Italia il 3 ottobre 2019 e priva di valido titolo di soggiorno. Avverso tale condanna Jikidze ha proposto appello (poi qualificato come ricorso per cassazione) deducendo: 1) violazione e falsa applicazione dell'art.34 d.lgs. 274/2000 e vizio di motivazione per mancata applicazione della scriminante/della esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; 2) violazione dell'art.62-bis c.p. in relazione alla determinazione della pena, poiché, avendo il Giudice di pace fissato la pena nel minimo edittale con concessione delle attenuanti generiche, avrebbe dovuto ulteriormente ridurla.

La decisione

La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza del Tribunale di Reggio Calabria del 24/02/2023 poiché il provvedimento del Giudice di pace, avendo inflitto solo una pena pecuniaria senza disporre l'espulsione, non era appellabile ma soggetto a ricorso per cassazione. Riqualificato l'appello presentato dalla ricorrente come ricorso per cassazione, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato: la sentenza del Giudice di pace era sufficientemente motivata, gli accertamenti (identificazione tramite passaporto e controlli AFIS, verifica dell'assenza di permesso di soggiorno e della data di ingresso) provavano l'elemento materiale e il dolo generico richiesto dal reato; le censure difensive non hanno confutato specificamente il ragionamento giustificativo del giudice. Infine la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art.10-bis d.lgs. 286/1998

    Criminalizza l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato. La Corte ha ritenuto sufficiente il dolo generico (la volontà di permanere senza titolo) e ha ritenuto provati gli elementi del reato sulla base dell'identificazione e dei controlli amministrativi.

  • art.34 d.lgs. 274/2000

    Invocato dalla difesa per ottenere l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ha ritenuto che il Giudice di pace avesse adeguatamente motivato la non configurabilità di tale scriminante/causa di non punibilità nei termini prospettati dalla difesa.

  • art.62-bis c.p.

    Dedotto dalla difesa in tema di determinazione della pena (ulteriore riduzione dopo concessione delle attenuanti generiche). La Corte ha ritenuto che non sia stato prospettato un valido vizio nella determinazione della pena né fornita adeguata specificazione per impugnare la discrezionalità giudiziale; pertanto non è stato ravvisato l'errore dedotto.

  • art.37 d.lgs. 274/2000

    La norma è stata interpretata nel senso che la sentenza del Giudice di pace che applica solo una pena pecuniaria e non dispone l'espulsione non è appellabile davanti al Tribunale ma soggetta a ricorso per cassazione; pertanto l'appello era da qualificare come ricorso per cassazione.

  • art.606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme rilevate a struttura del ricorso per cassazione: la difesa ha formulato i motivi sulla base di queste disposizioni, ma la Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati e non specificamente capaci di mettere in crisi la motivazione del giudice di primo grado.

Massime di principio

  • Se il Giudice di pace infligge solo una pena pecuniaria senza disporre l'espulsione, l'impugnazione non può essere proposta in appello al Tribunale ma va qualificata e proposta come ricorso per cassazione (art.37 d.lgs. 274/2000).
  • Per il reato di ingresso e soggiorno illegale (art.10-bis d.lgs. 286/98) è sufficiente la prova del soggiorno senza valido titolo e la volontà di permanere (dolo generico); identificazioni tramite passaporto e controlli AFIS/archivi sono fonti idonee di prova se adeguatamente acquisite e motivate.
  • La contestazione della mancata applicazione della particolare tenuità del fatto richiede una specifica e circostanziata deduzione rispetto agli elementi oggettivi e soggettivi della fattispecie: la mera richiesta di un'interpretazione alternativa della prova non è sufficiente per superare la motivazione del giudice.
  • Le censure in cassazione sulla determinazione della pena (es.: mancato utilizzo o errata applicazione di norme come l'art.62-bis) devono indicare con precisione l'errore di diritto o di logica motivazionale; l'affermazione generica che la pena era troppo alta non basta.
  • In sede di impugnazione, occorre confrontarsi specificamente con il ragionamento logico-giuridico svolto dal giudice di merito: deduzioni generiche o richieste di rivalutazione alternativa dei fatti sono spesso dichiarate inammissibili.

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