Cassazione Penale, Sentenza n. 39228/2024 del 25/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione del decreto di conferma della confisca di prevenzione patrimoniale: i ricorrenti contestano 1) la valutazione della pericolosità qualificata di Gaetano Britti (dichiarando errata l'attribuzione di appartenenza anche al clan Di Lauro e censurando la valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e la presunta indeterminatezza del concetto di "appartenenza mafiosa" ai fini del d.lgs. 159/2011); 2) la correlazione temporale fra il periodo di pericolosità e gli acquisti patrimoniali, deducendo che vari beni sono stati acquistati con provvista lecita (pagamenti tracciabili con assegni, redditi del nucleo familiare, condoni fiscali) o addirittura prima della manifestazione della pericolosità; 3) l'omessa considerazione di consulenze tecniche di parte che avrebbero dimostrato la liceità delle acquisizioni e la non fittizietà delle intestazioni (in particolare sui beni di via Aspromonte, Melito di Napoli, Castel di Sangro, Napoli via Scaglione). I difensori hanno altresì invocato la riconduzione di parte del patrimonio a provvista lecita antecedente al 1990.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi infondati e ha confermato il decreto di confisca di prevenzione. Ha ritenuto inammissibili molte delle censure che si traducevano in richieste di rivalutazione del materiale probatorio o della pericolosità (materia di merito non sindacabile in cassazione), ha ritenuto adeguata la motivazione sulla pericolosità qualificata di Gaetano Britti basata sulle dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia e sugli elementi economico-patrimoniali. La Corte ha inoltre precisato che, pur essendo ammesso in via limitata il ricorso dei terzi che contestino la fittizietà dell'intestazione, tale legittimazione è circoscritta: il terzo può contestare la fittizietà e, nei limiti indicati, la mancanza di condizioni legali per la confisca riferibili a profili oggettivi (es. perimetrazione temporale delle acquisizioni), ma non può ottenere la revisione generale della valutazione della pericolosità. Quanto agli acquisti effettuati dopo il periodo di pericolosità, la Corte ha confermato che la confisca è legittima se esistono plurimi indici altamente probativi che collegano le acquisizioni a provvista illecita antecedente. Ha rigettato la rilevanza del presunto condono fiscale come causa di liceità dell'origine delle somme e ha ritenuto corretta la valutazione che i redditi dichiarati erano insufficienti a giustificare gli acquisti.
Norme richiamate
legge 575/1965 art.2
Riferimento alla disciplina delle misure di prevenzione e alla nozione di "pericolosità sociale" del soggetto; utilizzata per contestare/valutare i presupposti della confisca di prevenzione
codice di procedura penale art.125
Richiamato in relazione alle censure sulla motivazione e sulla valutazione della pericolosità (impugnazione di aspetti probatori e motivazionali); nella cassazione per misure di prevenzione non è consentita la rinnovazione del sindacato di fatto
Norma sovraordinata per definire l'associazione mafiosa: la partecipazione o condotte funzionali agli scopi della associazione sono valutate ai fini della pericolosità qualificata e delle misure di prevenzione
d.lgs. 159/2011 (art.1, art.4, art.10, art.27)
art. 1; art. 4; art. 10 comma 3; art. 27 comma 2
Art.1/art.4: definizioni e criteri per individuare l'appartenenza mafiosa ai fini delle misure; art.10 comma 3 e art.27 comma 2: limiti e criteri di ammissibilità del ricorso per cassazione nei procedimenti di prevenzione (ricorso ammesso solo per violazione di legge)
codice di procedura penale art.606 lett. e
Richiamato in tema di limiti del sindacato in cassazione: non è consentito rimettere in discussione valutazioni di fatto e la normale motivazione di merito, salvo motivazione inesistente o meramente apparente nei casi stabiliti
Menziomento in giurisprudenza comparativa: disciplina della confisca cd. allargata, utile per interpretare i limiti di impugnazione del terzo in contesti analoghi
Riferimento alle aggravanti aplicabili ai reati contestati e citate nel contesto dell'imputazione penale che ha formato base per la valutazione della pericolosità
Massime di principio
- In Cassazione nei procedimenti di prevenzione è possibile impugnare solo violazioni di legge: non si può ottenere la rinnovazione del sindacato sulle valutazioni probatorie di merito salvo che la motivazione sia del tutto inesistente o meramente apparente su un punto decisivo
- Il terzo fittiziamente intestatario ha diritto a impugnare la confisca per dimostrare la reale titolarità; entro limiti circoscritti il terzo può inoltre contestare profili oggettivi rilevanti per la confiscabilità (ad es. la perimetrazione temporale delle acquisizioni) ma non la valutazione soggettiva della pericolosità del proposto
- La confisca può riguardare beni acquistati dopo la cessazione formale della pericolosità se sussistono plurimi e solidi indizi che collegano tali acquisti a provvista illecita prodotta nel periodo di pericolosità; il mero dato temporale non è di per sé protettivo
- Il ricorso a condoni fiscali o altri atti di regolarizzazione tributaria non trasforma l'origine illecita dei proventi in lecita agli effetti della confisca: la regolarizzazione fiscale non elimina la rilevanza penale dell'origine illecita
- Per contestare la provenienza illecita delle somme è necessario fornire documentazione chiara e tracciabile che dimostri la correlazione tra pagamenti/risorse e redditi leciti; consulenze tecniche di parte devono essere confrontate con dati oggettivi (visure catastali storiche, titoli di proprietà, atti di pagamento tracciabili)
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, se convergenti e ritenute intrinsecamente attendibili, possono costituire elemento decisivo per l'accertamento della pericolosità e della derivazione illecita delle provviste
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