Cassazione Penale, Sentenza n. 23296/2022 del 15/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Tribunale di Padova ha sollevato conflitto positivo di competenza sostenendo che i reati fiscali contestati a Danilo Casini (capi 170 e 183) fossero connessi e rilevanti rispetto a un più grave reato contestato nel capo 88 (art. 648-bis cod. pen., con richiamo alla legge n. 146/2006) commesso dall'imputato nella qualità di legale rappresentante della societa' Nastrificio Finas s.a.s.; perciò riteneva di dover essere competente per trattare anche i capi 170 e 183 e trasmise gli atti alla Corte ai sensi degli artt. 28 e 30 cod. proc. pen.
La decisione
La Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Trani a procedere nei confronti di Danilo Casini per i reati contestati ai capi n. 170 e 183 del procedimento n. 1148/2019 R.G. Dib. La Corte ha ritenuto che sussistesse solo una connessione di tipo probatorio fra i reati contestati nelle diverse sedi (la societa' indicata nei capi 170 e 183 non e' menzionata nel capo 88) e non l'identità ontologica delle condotte richiesta per il conflitto positivo. Ne consegue che non sussistono ragioni per spostare la competenza dal Tribunale naturale (Trani) alla sede istante (Padova).
Norme richiamate
Norma richiamata per la procedura di trasmissione alla Corte per la decisione sul conflitto di competenza; usata dal Tribunale di Padova per inoltrare gli atti.
Norma procedurale collegata all'art. 28, impiegata per regolamentare la competenza della Corte a decidere sul conflitto tra giudici.
art. 2 legge 10 marzo 2000, n. 74
Riferito ai reati per i quali Casini era imputato (reati fiscali/tributari). Serve a identificare la fattispecie materiale contestata in due procedimenti distinti.
Richiamato per le circostanze aggravanti applicate ai reati fiscali contestati all'imputato; citato a fini descrittivi della fattispecie imputata nei capi 170 e 183.
Norma che disciplina il reato di riciclaggio; il capo 88 contestava a Casini il reato previsto da questa norma, rilevante nella valutazione della presunta connessione con i reati fiscali.
Richiamata in relazione all'inquadramento del reato di riciclaggio (capo 88) e alle disposizioni specifiche menzionate nel capo di imputazione.
artt. 649 e 669 cod. proc. pen.
Citati in dottrina e giurisprudenza come strumenti a tutela del principio ne bis in idem e come riferimento al rischio di pluralità di procedimenti e contrasto tra giudicati, che giustifica l'istituto del conflitto positivo.
Massime di principio
- Il conflitto positivo di competenza richiede l'identità ontologica delle condotte: non basta una mera connessione probatoria tra fatti diversi per trasferire la competenza.
- La continenza tra reati (stessa identità di fatto) giustifica lo spostamento di competenza; la semplice connessione probatoria o il collegamento tramite prove comuni non sono sufficienti.
- Quando una fattispecie o un soggetto (es. societa') non compare in entrambe le imputazioni, è più probabile che la connessione sia meramente probatoria e dunque la competenza rimane al giudice naturale.
- L'istituto del conflitto positivo mira a prevenire violazioni del principio ne bis in idem: va usato esclusivamente per risolvere litispendenze o identità di fatto tra procedimenti, non per questioni di strategia processuale o mera comodità.
- In presenza di procedimenti distinti su reati diversi, il difensore dovrebbe sollevare il conflitto tempestivamente e indicare elementi che dimostrino l'identità ontologica delle condotte (stesso fatto materiale e medesima rilevanza giuridica).
- Se la connessione è solo probatoria, è preferibile coordinare l'acquisizione delle prove tra sedi o richiedere strumenti processuali (es. riunione delle cause solo quando ricorra la continenza), piuttosto che pretendere lo spostamento della competenza.
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