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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38804/2025 del 01/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 29/05/2025 che aveva rigettato la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato (art. 81 c.p.) con riguardo a due distinte condotte di traffico di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990): a) violazione commessa il 2/01/2024 (art. 73, comma 5) già oggetto di sentenza ex art. 444 c.p.p.; b) violazione commessa il 6/07/2024 (art. 73, commi 1 e 4). Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione (artt. 81 c.p., 125 e 671 c.p.p.), sostenendo che lo stato di tossicodipendenza non sia stato adeguatamente valutato e che l'intervallo temporale non sia idoneo a escludere la continuazione.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia adeguatamente motivato il diniego in relazione all'assenza di una unità di disegno criminoso: i fatti, pur omogenei, sono avvenuti nell'arco di circa sei mesi e denotano uno 'stile di vita' e abitualità piuttosto che una pianificazione unitaria. Lo stato di tossicodipendenza è stato considerato ma non ritenuto sufficiente, da solo, a fondare la continuazione, soprattutto in presenza di elementi contrari (distanza temporale non giustificata e assenza di elementi fattuali che colleghino i fatti in un disegno unico). Conseguentemente il rigetto è confermato e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    art. 81, comma secondo c.p.

    La continuazione richiede l'esistenza di un "medesimo disegno criminoso" unitario sin dal momento ideativo; il giudice deve valutare concretamente tempi e modalità dei fatti per individuare indici di preordinazione. Non basta l'abitualità o la ricaduta nel reato.

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    art. 73, comma 5; art. 73, commi 1 e 4

    Norme sostanziali che disciplinano i reati relativi agli stupefacenti oggetto dei singoli procedimenti; usate per identificare i reati che si chiedeva fossero considerati in continuazione.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nel ricorso; dal testo non emerge una specifica interpretazione della norma da parte della Corte, se non come riferimento formale alle censure processuali mosse dall'appellante.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere di allegazione della condizione di tossicodipendenza nell'ambito delle istanze in sede di esecuzione. La Corte chiarisce che la tossicodipendenza è un elemento probatorio che può contribuire al riconoscimento della continuazione ma non la determina automaticamente; se gli altri indici sono contrari, lo stato di tossicodipendenza non è sufficiente.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione occorre dimostrare una unitaria ideazione criminosa: il giudice deve esaminare concretamente tempi e modalità delle condotte.
  • Gli indici più rilevanti sono: ridotta distanza temporale tra i fatti, omogeneità delle modalità, identità del bene giuridico colpito e condizioni di tempo/luogo; basta anche la presenza significativa di alcuni di questi elementi.
  • La semplice reiterazione o una "scelta di vita" dedita al reato (abitualità) non equivalgono alla continuazione.
  • Lo stato di tossicodipendenza può essere valorizzato come elemento a favore della continuazione ma non opera automaticamente: pesa come elemento probatorio subordinato agli altri indici e grava sull'attore (difesa) l'onere di allegarlo e documentarlo.
  • Un intervallo temporale consistente tra reati è indice logico di autonomia ideativa salvo che non venga provata una giustificazione chiara (es. attuazione frazionata di un medesimo piano).
  • In situazioni analoghe è essenziale che la difesa allegi e documenti elementi concreti (oltre la tossicodipendenza) che colleghino fattualmente gli episodi in un disegno unitario, altrimenti il giudice legittimamente rigetterà la richiesta di continuazione.

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