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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20647/2022 del 26/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto di conferma della misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno assunta in base alla ritenuta appartenenza mafiosa. La difesa deduce violazione di legge per difetto assoluto di motivazione e contesta la valutazione di attualità della pericolosità sociale: sostiene che la sentenza di assoluzione nel procedimento penale "Terra Bruciata" (assoluzione dall'associazione mafiosa ex art. 416-bis c.p.) avrebbe dovuto avere effetto vincolante (principe di intangibilità del giudicato) sul giudice della prevenzione e che la Corte del merito avrebbe trascurato le dichiarazioni dei collaboranti, dando rilievo a elementi congetturali non idonei a comprovare la pericolosità.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le censure della difesa e ha confermato la legittimità della valutazione di attualità della pericolosità sociale svolta dai giudici di merito. La decisione si fonda sul quadro fattuale: pregresse condanne per partecipazione ad associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, trattenimento in carcere (2005-2010) con successivo processo nel medesimo ambito, elementi indiziari ricavati anche dalla istruttoria del procedimento penale poi sfociato in assoluzione (ritribuzione dal clan durante la detenzione, condotte successive di intimidazione e imposizione commerciale, azienda confiscata). La Corte ha ritenuto che l'assoluzione penale non precluda la valorizzazione di fatti sintomatici della persistenza della pericolosità ai fini della prevenzione. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 4, comma 1, lettera a)

    Norma richiamata quale fondamento della misura di prevenzione per appartenenza mafiosa; la Corte ha ritenuto che i fatti e le condotte accertate rientrassero nella fattispecie che giustifica l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno

  • codice penale, art. 416-bis

    Riferimento alla imputazione associativa nei procedimenti penali collegati; la Corte ha distinto tra l'esito processuale (assoluzione) e la possibilità per il giudice di prevenzione di valorizzare fatti e circostanze emersi nel processo come indizi della continuità della pericolosità

  • codice di procedura penale, art. 616, comma 1

    Norma invocata per le pronunce consequenziali alla dichiarazione di inammissibilità, con condanna alle spese processuali e ordinarie misure sanzionatorie

  • Giurisprudenza Cassazione (Sez. 6, n. 49583 del 03/10/2018)

    Principio richiamato secondo cui, ai fini della valutazione dell'attualità della pericolosità sociale, è lecito accertare fatti sintomatici della persistenza della pericolosità anche se non costituiscono reato, e valorizzare elementi indiziari non coperti dal giudicato penale purché non radicalmente smentiti

Massime di principio

  • Nel giudizio di prevenzione l'assoluzione penale non ha effetto vincolante totale: il giudice della prevenzione può valorizzare fatti emersi nel processo penale come indizi di persistenza della pericolosità, se non sono radicalmente smentiti dal giudicato
  • Per valutare l'attualità della pericolosità sociale si considerano anche fatti e condotte che non integrano reato; rilevano elementi sintomatici e comportamenti post-condanna
  • Pregresse condanne per associazione mafiosa o reati connessi costituiscono un forte presupposto per misure di prevenzione e rendono più probabile l'apprezzamento di continuità della pericolosità
  • La motivazione del provvedimento di prevenzione deve essere concreta e specifica: censure generiche sulla carenza motivazionale sono insufficienti se la Corte del merito ha compiuto una valutazione puntuale degli elementi indiziari
  • I ricorsi che si basano su censure manifestamente infondate possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie

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