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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19220/2024 del 12/07/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (cliente)

La controversia

Un’avvocata aveva agito ex art. 14 D.Lgs. n. 150/2011 per ottenere la liquidazione dei compensi maturati per attività difensiva svolta in favore di una società in molteplici giudizi, sostenendo di non aver mai ricevuto acconti. La società cliente aveva contestato la pretesa e aveva anche opposto un’eccezione riconvenzionale di inadempimento, lamentando danni derivanti da asserite negligenze professionali, tra cui la mancata tempestiva costituzione in un giudizio con conseguente preclusione alla chiamata in garanzia di un terzo e la perdita di ulteriori utilità connesse alla difesa. Il Tribunale aveva accolto solo parzialmente la domanda dell’avvocata, escludendo il compenso per alcuni giudizi per mancanza di documentazione, ma aveva poi liquidato altri compensi e rigettato l’eccezione riconvenzionale. La società ricorrente ha proposto quattro motivi: (1) omesso esame di fatti decisivi e violazione dell’art. 115 c.p.c. per avere il Tribunale riconosciuto compensi anche per giudizi per i quali la contestazione sull’assenza di prova dell’attività svolta si estendeva espressamente; (2) violazione degli artt. 1460 e 2697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c. per avere richiesto una contestazione analitica di ogni singola voce della parcella, quando era sufficiente una contestazione anche non specifica della prestazione e spettava al professionista provare l’effettivo svolgimento delle attività; (3) omesso esame di un fatto decisivo in relazione al rigetto dell’eccezione riconvenzionale, con riferimento alla perdita del diritto di chiamare in causa un terzo e alla soccombenza nel relativo giudizio; (4) violazione degli artt. 1176 e 2043 c.c. sempre sul rigetto della domanda riconvenzionale, assumendo che la tardiva costituzione dell’avvocata avesse causato un pregiudizio definitivo non eliminabile con l’impugnazione della sentenza. La Corte ha ritenuto fondati i primi due motivi e infondati gli altri due: ha cassato l’ordinanza impugnata in relazione ai motivi accolti e ha rinviato al Tribunale di Pescara, in diversa composizione, perché verifichi in concreto l’esistenza della documentazione attestante le prestazioni in tutti i giudizi per i quali il compenso è stato liquidato; il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

La decisione

La Corte ha accolto il primo e il secondo motivo di ricorso nei limiti indicati in motivazione, ha rigettato il terzo e il quarto motivo, ha cassato l’ordinanza del Tribunale di Pescara e ha rinviato la causa allo stesso Tribunale in diversa composizione. In sede di rinvio dovrà essere rivalutata la spettanza dei compensi professionali alla luce della reale disponibilità di documentazione probatoria per ciascuna prestazione fatturata; restano invece ferme le ragioni del rigetto dell’eccezione riconvenzionale di inadempimento, perché il pregiudizio lamentato non risultava definitivo e restava astrattamente azionabile in autonomo giudizio per le conseguenze ulteriori. Il giudice di rinvio deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 14 D.Lgs. n. 150/2011

    norma processuale utilizzata per il procedimento di liquidazione dei compensi professionali dell’avvocato

  • art. 360, co. 1, n. 5, c.p.c.

    vizio denunciato come omesso esame di fatti decisivi

  • art. 115 c.p.c.

    richiamato per censurare la valutazione della prova e della non contestazione

  • art. 1460 c.c.

    invocato in relazione all’eccezione di inadempimento del cliente

  • art. 2697 c.c.

    richiamato sul riparto dell’onere della prova circa l’esecuzione delle prestazioni professionali

  • art. 360, co. 1, n. 3, c.p.c.

    vizio denunciato per violazione di legge

  • art. 1176 c.c.

    richiamato per la diligenza professionale dell’avvocato

  • art. 2043 c.c.

    invocato come base della domanda risarcitoria per danni da condotta professionale negligente

  • art. 167 c.p.c.

    richiamato con riguardo alla decadenza dalla chiamata in causa del terzo

  • art. 636 c.p.c.

    richiamato per affermare che nel giudizio di opposizione non basta la parcella e il parere di congruità, ma occorre prova delle prestazioni

  • art. 167 c.p.c.

    menzionato in relazione alla tardiva costituzione e alla decadenza processuale

Massime di principio

  • Nel giudizio di liquidazione del compenso professionale dell’avvocato, il giudice deve verificare in concreto l’effettivo svolgimento delle singole prestazioni dedotte a fondamento della pretesa, non potendo basarsi esclusivamente sul contenuto della parcella o su affermazioni generiche del professionista.
  • A fronte della contestazione del cliente sulla debenza del compenso, anche se formulata in modo non analitico, il professionista resta onerato di fornire prova della prestazione eseguita e della sua corrispondenza alle voci richieste.
  • Il giudice può discostarsi dal parere di congruità dell’Ordine professionale e deve indicare, anche sinteticamente, le prestazioni per le quali ritiene il compenso non dovuto o dovuto in misura ridotta.
  • Per ottenere il risarcimento dei danni da responsabilità professionale non basta allegare un inadempimento del difensore: occorre anche dimostrare il nesso causale tra la condotta e un pregiudizio concreto, certo e definitivo.
  • Se il pregiudizio lamentato consiste nella perdita di una preclusione processuale o nella soccombenza in un singolo segmento del giudizio, la domanda risarcitoria può essere esclusa quando resti comunque astrattamente esperibile un autonomo giudizio per il ristoro delle ulteriori conseguenze dannose.

Come è indicizzato

MaterieSpese di liteResponsabilità professionaleMandato
RamiProcesso civileResponsabilità civileContratti
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

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