Cassazione Penale, Sentenza n. 2692/2025 del 22/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'assoluzione per il reato di induzione indebita a dare e ricevere utilità (art. 319-quater c.p.): la RAI contestava che Fatone, giornalista del TG2, avesse indotto Della Volpe a corrispondergli 1.000,00 euro in vista della messa in onda di un servizio (intervista all'arch. Sato Oki) connesso alla promozione del marchio Officine Panerai durante il Salone del Mobile. La parte civile sosteneva che i giudici di merito avessero erroneamente richiesto l'esistenza di un atto specifico correlato alla trasmissione (confondendo la fattispecie con i reati di corruzione) e avessero dato motivazione insufficiente, trascurando elementi probatori e la natura sbilanciata del rapporto tra i soggetti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della RAI e confermato l'assoluzione pronunciata in primo grado e confermata in appello nei confronti di Franco Fatone e Guido Della Volpe. Pur rilevando talune lacune interpretative e argomentative nella motivazione dei giudici di merito (in particolare la tendenza a valutare il caso come se si trattasse di corruzione e qualche silenzio sulla possibile natura dell'abuso induttivo), la Corte ha ritenuto che tali vizi non abbiano inciso sul dispositivo e che mancassero elementi sufficienti a provare il nesso eziologico tra la richiesta/da zione di denaro e un comportamento idoneo a realizzare l'utilità promess a. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese.
Norme richiamate
Reato di induzione indebita: richiede condotte di persuasione, suggestione, inganno o pressione morale che, pur con minore tenuta rispetto alla violenza o minaccia, condizionino la libertà decisionale del destinatario inducendolo a fornire una utilità per un tornaconto personale. Non necessita dell'atto specifico tipico dei reati di corruzione.
Concussione: caratterizzata da abuso costrittivo del pubblico agente mediante violenza o minaccia (danno contra ius) che limita gravemente la libertà di determinazione del destinatario; distinta dall'induzione indebita per maggior gravità e per il meccanismo compressivo della volontà.
Reati di corruzione: richiedono generalmente la valutazione di un atto specifico o di una promessa di atto contrario ai doveri d'ufficio come corrispettivo dell'utilità; la Corte evidenzia la necessità di non confondere tali fattispecie con l'art. 319-quater.
Riferimento normativo alla riforma che ha introdotto e differenziato le fattispecie di corruzione e concussione, nonché l'induzione indebita prevista dall'art. 319-quater.
Principio per cui vizi nella motivazione della sentenza che non abbiano influito sulla decisione o sul dispositivo non comportano l'annullamento; la Corte ha ritenuto alcuni vizi non decisivi ai fini dell'esito.
Massime di principio
- Per la fattispecie di induzione indebita (art. 319-quater) è necessario dimostrare condotte di persuasione/suggestione/pressione morale che abbiano effettivamente condizionato la libertà decisionale del privato e l'esistenza di un tornaconto personale che ne abbia motivato l'acquiescenza.
- Non bisogna confondere l'induzione indebita con la corruzione o la concussione: la corruzione richiede tipicamente il collegamento a un atto specifico dell'amministrazione o del pubblico ufficiale, mentre la concussione implica violenza o minaccia.
- La mera consegna di denaro in un contesto di amicizia o per esigenze personali, senza elementi che colleghino la dazione a una pressione persuasiva dell'agente pubblico o alla promessa/ottenimento di un vantaggio concreto, può non integrare il reato di cui all'art. 319-quater.
- In sede di giudizio è cruciale accertare il nesso eziologico tra richiesta/da zione e il comportamento successivo del pubblico agente (o l'utilità effettivamente ottenuta); l'assenza di questo nesso è spesso decisiva per l'assoluzione.
- Vizi di motivazione o errori interpretativi dei giudici di merito non comportano automaticamente l'annullamento se tali vizi non hanno inciso sull'esito sostanziale della decisione.
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