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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34832/2025 del 27/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 16/10/2024 che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo (euro 3.955,00 in contanti e 4 orologi Rolex) disposto dal GIP in relazione ai reati previsti dagli artt. 74 e 73 dPR 309/90. Il ricorrente denunciava inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 240-bis c.p. (confisca per sproporzione) e vizio di motivazione, deducendo l'assenza di accertamento del fumus commissi delicti, del periculum in mora e, soprattutto, della sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni sequestrati; la difesa sosteneva che la misura fosse fondata esclusivamente sulla sproporzione reddituale e che le valutazioni del Tribunale fossero meramente formali e non confrontate con le prove prodotte dal ricorrente

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: prima, per genericità intrinseca ed estrinseca delle censure, poiché il motivo non si è confrontato specificamente con le ragioni dell'ordinanza impugnata; e in seconda battuta perché manifestamente infondato. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale della Libertà conteneva motivazione non assente né "apparente": il Tribunale aveva richiamato le risultanze investigative non contestate (tra cui l'ordinanza di applicazione della custodia cautelare e l'informativa di polizia giudiziaria) che attestavano redditi esigui o nulli per gli anni rilevanti e l'impossibilità di giustificare l'acquisto di quattro orologi di lusso. La Corte ha inoltre affermato che, ai fini della confisca per sproporzione ex art. 240-bis c.p., non è necessario dimostrare un nesso di pertinenzialità diretto fra singoli beni e singole condotte illecite, e che incombe sull'interessato l'onere di provare l'origine lecita dei beni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; il ricorso è pertanto respinto.

Norme richiamate

  • art. 324 c.p.p.

    Regola l'istanza di riesame; qui il ricorso per cassazione è diretto avverso l'ordinanza resa ai sensi di tale articolo

  • art. 240-bis c.p.

    Norma sulla confisca per sproporzione: autorizza l'ablazione di beni quando esiste una sproporzione tra valore dei beni e redditi leciti del soggetto; non richiede necessariamente un nesso di pertinenzialità diretto tra singoli beni e singole entrate illecite, salvo che l'interessato non dimostri l'origine lecita

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    Prevede misure patrimoniali connesse ai reati in materia di stupefacenti; richiamata per integrare la possibilità di confisca nel caso di delitti ex dPR 309/90

  • art. 321, comma 2, c.p.p.

    Disciplina il sequestro finalizzato alla confisca; il procedimento era stato istruito ai sensi di questa disposizione in vista della confisca per sproporzione

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro ordinanze ex art. 324 c.p.p. è ammesso soltanto per violazione di legge; le critiche alla motivazione sono ammissibili in cassazione solo se la motivazione è assente o meramente apparente

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede l'onere delle spese del procedimento in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso; applicata per addebitare le spese al ricorrente

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000

    Sentenza n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata in relazione all'eventuale condanna al versamento alla Cassa delle ammende; utilizzata per affermare che non sussiste responsabilità colposa nella presentazione del ricorso e per giustificare la determinazione equitativa della somma a carico del ricorrente

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. Sez. U, n. 8825/2016 e altre)

    Principi interpretativi sul requisito di specificità dei motivi di impugnazione e sulla distinzione tra genericità intrinseca ed estrinseca; usata per dichiarare il ricorso generico e inammissibile

Massime di principio

  • I ricorsi in Cassazione avverso ordinanze di riesame ex art. 324 c.p.p. sono ammessi solo per violazione di legge: contestare la motivazione è possibile solo se questa manca del tutto o è meramente apparente; doglianze generiche sulla motivazione sono inammissibili
  • Le censure devono essere specifiche e confrontarsi puntualmente con le ragioni del provvedimento impugnato; l'assenza di un confronto diretto con le argomentazioni del giudice di merito comporta l'inammissibilità per genericità estrinseca
  • Nella confisca per sproporzione ex art. 240-bis c.p. non è richiesto di provare un nesso diretto tra singoli beni e singole condotte illecite: è sufficiente una sproporzione ragionevole tra redditi leciti dichiarati e valore dei beni, salvo che il soggetto non dimostri l'origine lecita
  • Le valutazioni probatorie svolte in precedenti provvedimenti cautelari (es. ordinanza di custodia) e le risultanze investigative non contestate possono essere richiamate dal giudice del riesame e costituiscono base per la conferma del sequestro finalizzato alla confisca
  • Per opporsi efficacemente a un sequestro per sproporzione occorre produrre elementi documentali chiari e specifici sull'origine lecita dei beni e formulare censure ben circostanziate che si confrontino con le singole affermazioni del provvedimento impugnato; altrimenti il ricorso rischia di essere dichiarato generico e inammissibile

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