Cassazione Penale, Sentenza n. 30108/2025 del 02/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente ha chiesto la riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia in carcere dal 21/07/2016 al 23/08/2018 e successivi arresti domiciliari fino al 14/01/2020, disposti nell'ambito di indagini per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina (capi 1 e 2). In sede di merito la ricorrente è stata invece assolta, divenuta definitiva, per i capi 1 e 2 e condannata per un distinto reato di esercizio abusivo di intermediazione finanziaria (capo 71) relativo a operazioni hawala. La Corte d'appello di Palermo ha rigettato la domanda di riparazione ritenendo che la condotta accertata e sanzionata al capo 71 avesse avuto un ruolo sinergico nel determinare la misura cautelare, escludendo così il diritto all'indennizzo. La ricorrente ha impugnato sostenendo che la condanna per il capo 71 non era collegata ai reati per i quali era stata disposta la custodia e che la sentenza di assoluzione aveva espressamente escluso qualsiasi rilevanza probatoria della condotta hawala rispetto agli altri capi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte territoriale avesse fatto un uso viziato di fatti espressamente esclusi nel giudizio di merito e che non avesse applicato correttamente i principi giurisprudenziali sul diritto alla riparazione. La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio, disponendo che il giudice di rinvio rivaluti se sussistano elementi non esclusi dal giudice della cognizione idonei a concretizzare dolo o colpa grave tali da escludere l'indennizzo; ha inoltre rimesso al giudice di rinvio la decisione sulle spese richieste dall'Avvocatura dello Stato.
Norme richiamate
art. 416; artt. 81 (comma finale), 110
Gli articoli sono richiamati per descrivere le fattispecie contestate (associazione a delinquere, concorso), ma la Corte precisa che, ai fini della riparazione, rileva la relazione fattuale tra la condotta dell'interessato e la misura cautelare, non la mera qualificazione penale.
Decreto legislativo n. 286/1998 (Testo unico sull'immigrazione)
art. 12, comma 3, lett. a), b), c), d) ed e), comma 3-bis, comma 3-ter, lett. b), d.
Richiamato in relazione al reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; serve a individuare i reati per i quali furono disposte indagini e misure, ma la Corte richiede prova che altre condotte diverse e non escluse abbiano concretamente contribuito alla custodia.
Richiamata nell'ambito delle integrazioni normative connesse alle fattispecie di immigrazione; la Corte utilizza il quadro normativo per ricostruire i capi imputati ma sottolinea che l'esistenza di una condanna per altra fattispecie non basta a escludere automaticamente il diritto alla riparazione.
Decreto legislativo n. 153/1997
Richiamato relativamente al reato di esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria (metodo hawala); la Corte osserva che, sebbene il reato sia stato accertato, il giudice della riparazione deve valutare se quella condotta, non esclusa dal giudice penale, abbia effettivamente causato la detenzione.
Decreto legislativo n. 385/1993 (Testo unico bancario)
Citate norme relative alla materia bancaria e finanziaria connesse al capo di imputazione per l'intermediazione finanziaria; la rilevanza è funzionale a descrivere il capo 71 ma ai fini dell'indennizzo conta il rapporto causale tra condotta e misura cautelare.
Massime di principio
- Nel procedimento per la riparazione dell'ingiusta detenzione il giudice civile o della riparazione deve accertare se la condotta dell'interessato abbia concretamente dato causa alla detenzione; non si tratta di rinnovare il giudizio penale ma di verificare il nesso causale rispetto all'evento 'detenzione'.
- Il giudice della riparazione può utilizzare il materiale probatorio del processo penale, ma non può fondare il diniego dell'indennizzo su circostanze espressamente escluse o già accertate come irrilevanti nel giudizio di merito.
- Affinché sussista la causa ostativa all'indennizzo occorre che emergano comportamenti dell'interessato non esclusi dal giudice penale, riconducibili a dolo o a colpa grave (comportamenti extra-processuali rilevanti o comportamenti processuali come autoincolpazione), e il giudice deve motivare specificamente tale collegamento causale.
- Una condanna per un reato diverso, anche se per quel reato non è prevista la custodia cautelare, può incidere sul diritto all'indennizzo solo se è provato il suo contributo causale alla misura restrittiva adottata; la sussistenza del nesso deve essere valutata e motivata dal giudice.
- Se nel giudizio penale la sentenza di merito ha escluso la rilevanza di una certa condotta rispetto agli altri capi, il giudice della riparazione non può riattribuire a quella condotta efficacia causale senza preventiva considerazione e motivazione che tale esclusione non sia vincolante.
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