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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30430/2022 del 17/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la decisione di merito favorevole alla società proprietaria del bene. Ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente e ha dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia riguarda un escavatore/macchina operatrice oggetto di azione di rivendicazione. In appello era stata accolta la domanda della società attrice, ritenuta proprietaria del bene, e rigettata l'eccezione della convenuta che sosteneva di avere acquistato la proprietà a non domino ai sensi dell'art. 1153 c.c. La ricorrente ha proposto due motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 1153 e 1147 c.c. e del D.M. n. 247/1988, lamentando che la Corte territoriale avrebbe erroneamente qualificato l'escavatore come bene mobile registrato, con conseguente esclusione della buona fede dell'acquirente; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 2697 c.c., 115 e 116 c.p.c. e omesso esame di fatto decisivo, sostenendo che la Corte d'appello avrebbe ritenuto provata la proprietà del macchinario in capo all'attrice senza adeguata documentazione probatoria. La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi inammissibili: il primo perché la censura non investiva la ratio decisoria, fondata sull'assenza di buona fede per mancata diligenza minima e sui controlli che il regime di pubblicità del mezzo avrebbe consentito; il secondo perché la ricorrente non aveva contestato nei gradi di merito il diritto di proprietà dell'attrice, limitandosi a invocare l'acquisto a non domino, e perché la doglianza tendeva in realtà a una rivalutazione del materiale istruttorio.

Norme richiamate

  • art. 1153 c.c.

    Per l'acquisto della proprietà di beni mobili a non domino è richiesta la buona fede dell'acquirente al momento della consegna; la mancanza di minima diligenza e il mancato compimento dei controlli esigibili escludono la buona fede.

  • art. 1147 c.c.

    La buona fede rilevante per l'art. 1153 c.c. coincide con quella definita da questa norma; non è invocabile da chi ignori per colpa grave di ledere l'altrui diritto.

  • D.M. n. 247/1988

    Per le macchine operatrici richiamate dalla Corte è previsto un regime di registrazione e comunicazione dei trasferimenti che consente controlli minimi sulla titolarità del mezzo.

  • art. 2697 c.c.

    La censura sulla prova non può tradursi in una mera richiesta di nuova valutazione degli elementi istruttori.

  • art. 115 c.p.c.

    La violazione è configurabile solo se il giudice pone a fondamento della decisione prove non dedotte dalle parti o dichiara di non dover osservare la regola di cui alla norma, non quando attribuisce diverso peso alle prove acquisite.

  • art. 116 c.p.c.

    La censura è ammissibile solo se il giudice attribuisce a una prova un valore diverso da quello previsto dalla legge o dichiara di valutarla secondo prudente apprezzamento in presenza di una regola legale diversa; non basta dolersi di un cattivo esercizio del prudente apprezzamento.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    È stato invocato come parametro del vizio di violazione di legge per i due motivi di ricorso.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    L'omesso esame di fatto decisivo non può essere usato per ottenere una rivalutazione del merito.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La causa è stata trattata con la procedura camerale accelerata sulla base della proposta del relatore.

  • art. 391-bis c.p.c.

    Richiamato per la trattazione in camera di consiglio nell'ambito del procedimento camerale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte ha rilevato i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • In tema di acquisto a non domino di beni mobili ex art. 1153 c.c., la buona fede dell'acquirente coincide con quella dell'art. 1147 c.c. ed è esclusa quando l'ignoranza dell'altrui diritto dipenda da colpa grave, ravvisabile nell'omissione dei controlli minimi esigibili secondo l'ordinaria diligenza.
  • Quando il bene presenta un regime di pubblicità, anche solo dichiarativa, l'acquirente è tenuto a compiere le verifiche ordinariamente accessibili; il mancato controllo può fondare l'esclusione della buona fede richiesta per l'usucapione possessoria traslativa ex art. 1153 c.c.
  • Le censure di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. sono ammissibili solo se il giudice abbia utilizzato prove non introdotte dalle parti o abbia attribuito a una prova un valore legale diverso da quello previsto; non sono invece idonee a sollecitare una nuova valutazione del materiale istruttorio.
  • Il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. non consente di contestare l'apprezzamento delle prove o di chiedere una diversa lettura dei fatti, ma solo di denunciare l'omesso esame di un fatto storico decisivo nei limiti rigorosi del sindacato di legittimità.
  • In cassazione è inammissibile la censura che non colpisca la ratio decidendi della sentenza impugnata, ossia che si limiti a contestazioni astratte o irrilevanti rispetto alla specifica motivazione decisoria.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioniProve
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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