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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30173/2023 del 12/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Bari del 14/12/2021 che aveva riformato la pronuncia di primo grado rideterminando la pena a 4 anni di reclusione e riducendo l'interdizione dai pubblici uffici a 5 anni, confermando la revoca della patente e l'obbligo di risarcimento in separato giudizio. Il De Rosa era stato ritenuto responsabile, con recidiva reiterata e specifica, del delitto di cui agli artt. 589-bis, commi 1,2,7 e 8 c.p. (omicidio e lesioni stradali aggravati), nonché di violazioni degli artt. 186 e 187 C.d.S. per guida in stato di ebbrezza (alcolemia 2,40 g/l) e positiva a cannabinoidi, e violazione delle norme di comportamento della circolazione (artt. 141,142,143 C.d.S.), avendo causato un sinistro mortale. Il ricorso deduceva tre motivi: (1) vizio nella ricostruzione della dinamica del sinistro e travisamento delle prove, sostenendo che l'incidente fosse imputabile esclusivamente alla condotta del conducente della controparte (Ristano) e non al De Rosa; (2) violazione del principio di correlazione (art.521 c.p.p.) per l'applicazione in sentenza dell'aggravante di cui all'art. 589-bis, comma 8, non contestata in imputazione; (3) eccessività della pena e mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Il Collegio ha ritenuto che le censure fossero in sostanza una riproposizione dei motivi già dedotti e respinti in appello e che la Corte territoriale avesse fornito adeguata, logica e congrua motivazione sulla dinamica del sinistro, sul nesso causale e sulla sussistenza dell'aggravante. Quanto alla presunta violazione del principio di correlazione, la Cassazione ha ritenuto che gli elementi fondamentali del fatto fossero sufficientemente indicati nell'imputazione e che il diritto di difesa non fosse stato pregiudicato. Infine, il diniego delle attenuanti generiche e la determinazione della pena sono stati ritenuti adeguatamente motivati e non censurabili in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 589-bis cod. pen.

    Riconoscimento della responsabilità per omicidio e lesioni stradali aggravate; comma 8 applicato per aver il conducente con la sua condotta cagionato la morte di una persona e le lesioni di un'altra; la Corte ha ritenuto che tale aggravante fosse coerentemente riferibile ai fatti contestati e adeguatamente coperta dal capo di imputazione.

  • art. 186 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada)

    commi 2, lett. c) e 2-bis

    Rilevata la guida in stato di ebbrezza con alcolemia pari a 2,40 g/l; norma utilizzata per qualificare la rilevanza penale della condotta di guida in relazione all'evento.

  • art. 187 d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada)

    Riferimento alla guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti (positività ai cannabinoidi); la Corte ha considerato tale stato come elemento che ha influito sulla responsabilità penale del conducente.

  • artt. 141, 142, 143 Codice della Strada

    Richiamate per le violazioni delle norme di comportamento (andatura, senso di marcia, limiti di velocità) che hanno contribuito alla creazione del contesto di pericolosità e all'evento lesivo/mortale.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Principio di correlazione fra imputazione e sentenza: la Corte ha affermato che non sussiste violazione quando gli elementi fondamentali del fatto erano comunque noti all'imputato e questi ha potuto esercitare la propria difesa; occorre dimostrare il concreto pregiudizio subito.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle circostanze attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti in assenza di elementi positivi che giustificassero la mitigazione, richiedendo al giudice la motivazione positiva solo quando concede le attenuanti.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri di determinazione della pena: la Corte territoriale ha fatto espresso riferimento a questi parametri per motivare la congruità della pena inflitta.

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU

    Richiamati in relazione al diritto ad un giusto processo e alla preparazione della difesa; la Corte ha richiamato la giurisprudenza europea che esclude violazione se l'imputato ha avuto adeguata possibilità di difendersi.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione non è luogo per rinnovare o ribaltare la valutazione di fatti e prove già compiuta dal giudice di merito: vanno posti vizi di diritto chiari o macroscopici nella motivazione, non semplici alternative ricostruttive.
  • La sussistenza di più concause nella dinamica di un sinistro non esclude automaticamente la responsabilità di ciascun concorrente: una causa sopravvenuta esclude il nesso causale solo se del tutto autonoma o assolutamente anomala rispetto al rischio originario.
  • L'aggravante prevista per i delitti stradali (art. 589-bis, comma 8) può essere riconosciuta in sentenza anche se non formulata con identica dizione nell'imputazione, purché gli elementi essenziali del fatto siano stati contestati e l'imputato abbia potuto difendersi sul materiale probatorio.
  • Per censurare in cassazione la violazione del principio di correlazione (art. 521 c.p.p.) è necessario dimostrare il concreto pregiudizio alla possibilità di difesa, non la mera diversa qualificazione giuridica del fatto.
  • Il diniego delle attenuanti generiche non richiede una motivazione approfondita se il giudice illustra i criteri (art. 133 c.p.) e sussistono elementi che rendono immotivata la concessione (gravità del fatto, condotta processuale e mancata riparazione).
  • La valutazione della congruità della pena rimane in larga parte affidata al giudice del merito se adeguatamente motivata con riferimento ai parametri di legge; la Cassazione interviene solo per macroscopiche irragionevolezze.

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