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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2865/2023 del 24/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 04/03/2022 del Tribunale di Milano che, in parziale accoglimento dell'appello cautelare del PM, aveva disposto il sequestro preventivo di somme e, in subordine, di beni fino a concorrenza di euro 949.040,00, ritenuti profitto del reato di cui all'art. 452-quaterdecies c.p. Toninelli denunciava: 1) assenza di indizi sufficienti perché i materiali SOA-3 e il digestato non potevano essere automaticamente qualificati come rifiuti se soddisfacevano i requisiti di sottoprodotto (richiamando art. 184-bis d.lgs. 152/2006 e art. 52-bis d.l. 83/2012); 2) vizio nell'accertamento dell'elemento materiale dell'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti; 3) mancata configurabilità dell'elemento soggettivo; 4) errore nella quantificazione del profitto confiscabile; 5) mancanza di autonomia di giudizio del Tribunale rispetto agli atti. La difesa sosteneva che i SOA-3 erano destinati ai biodigestori e che il digestato era sottoprodotto non rifiuto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso chiedesse, in realtà, una rivalutazione degli elementi di fatto e della congruenza logica della motivazione del Tribunale, materia non consentita nel rito di cassazione per le ordinanze ex artt. 322-bis e 324 c.p.p., ammesso solo per violazione di legge. La Corte ha richiamato il corretto onere del ricorrente di indicare e allegare elementi decisivi omessi e ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo cui dagli accertamenti emergeva la presenza di materiali estranei (plastica, vetro, ecc.) nel ciclo produttivo e nel digestato, la sussistenza di operazioni di trattamento non autorizzate e la carenza delle condizioni che consentirebbero l'esclusione dalla qualifica di rifiuto. Pertanto il sequestro è stato confermato. A carico del ricorrente sono state disposte spese e il versamento alla Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    Norma penalmente rilevante richiamata come titolo del profitto del reato (traffico illecito di rifiuti). La Corte non ha fatto alcuna esclusione automatica della rilevanza penale e ha ritenuto che gli elementi acquisiti potevano sorreggere l'indizio del reato ai fini cautelari.

  • art. 184-bis d.lgs. n. 152/2006 (definizione di sottoprodotto)

    La Corte ricorda che la qualificazione del digestato come sottoprodotto (esclusione del regime rifiuti) è possibile, ma la prova della sussistenza delle condizioni previste grava sull'imputato essendo una deroga eccezionale alla disciplina ordinaria sui rifiuti.

  • art. 52-bis d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. L. 7 agosto 2012, n. 134

    Richiamato nel senso che la disciplina che sottopone il digestato al regime di sottoprodotto richiede il rispetto di condizioni specifiche e la relativa prova da parte del soggetto che invoca l'esclusione.

  • D.M. 25 febbraio 2016

    Norma tecnica citata a corredo dell'art. 52-bis per la disciplina del digestato: la Corte afferma che l'applicazione di tale regime è subordinata alla prova delle condizioni previste.

  • art. 185, comma 2 T.U.A. (d.lgs. n. 152/2006)

    Richiamato nel provvedimento impugnato come riferimento alla disciplina autorizzatoria per gli impianti che trattano SOA-3; la Corte rileva che le autorizzazioni risultavano difformi dall'uso riscontrato.

  • art. 208 T.U.A. (d.lgs. n. 152/2006)

    Norma sulle autorizzazioni per lo spandimento di digestato: la Corte prende atto che le aziende non erano autorizzate per le operazioni accertate.

  • artt. 322-bis, 324, 325 e 616 cod. proc. pen.

    Regole procedurali sulla impugnabilità delle ordinanze e sui limiti del ricorso per cassazione (ammissibilità solo per violazione di legge), sull'onere probatorio in caso di doglianza per omesso esame di elementi decisivi, e sulla liquidazione delle spese e sanzioni contributive in caso di inammissibilità.

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiami vari riportati nell'ordinanza)

    La Corte ha richiamato orientamenti consolidati sul principio per cui nel giudizio di riesame cautelare il ricorso per cassazione è limitato a questioni di legge e che l'omesso esame di punti decisivi, se deducibile dagli atti, può integrare violazione di legge ma richiede che il ricorrente abbia allegato e dimostrato l'esistenza degli atti rilevanti.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze emesse ai sensi degli artt. 322-bis e 324 c.p.p. è ammissibile solo per violazione di legge: non è lo strumento per un nuovo esame di fatto o per contestare la valutazione logica della motivazione, salvo che non sussista una manifesta mancanza o apparente motivazione rilevante ai fini di diritto.
  • Chi invoca che materiale derivante da biodigestione sia sottoprodotto e non rifiuto ha l'onere probatorio di dimostrare positivamente le condizioni previste dalla normativa (art. 184-bis TUA, art. 52-bis d.l. 83/2012 e decreti attuativi). In assenza di tale prova, il materiale può essere qualificato come rifiuto.
  • Nei provvedimenti cautelari reali il giudice valuta sommariamente il 'fumus' del reato; tale valutazione può comprendere anche rilievi sull'elemento soggettivo se il difetto emerge in modo evidente (ictu oculi), ma non sostituisce la decisione di merito.
  • Se il ricorrente censura l'omesso esame di atti decisivi, deve allegarli al ricorso o dimostrarne la presenza negli atti trasmessi al giudice del riesame e spiegare la loro rilevanza decisiva; altrimenti la censura è inammissibile.
  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca può colpire anche beni riconducibili a terzi o società diverse dall'indagato quando sussistono indizi che giustificano il rapporto con il profitto del reato; la misura cautelare ha natura preventiva e la soglia probatoria è quella degli indizi, non dei gravi indizi di colpevolezza.

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