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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 16915/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la revoca ex art. 391-bis c.p.c. della decisione n. 17409/2019 sostenendo: i) che la Corte d'Appello di Venezia avrebbe erroneamente ritenuto che la transazione stipulata con il Fallimento della appaltatrice Edilessinia avesse esteso la sua efficacia alla totalità della pretesa creditoria della Edilessinia, ignorando l'art. 5 del contratto di transazione dal quale risulterebbe che la società danneggiata non aveva rinunciato alle pretese verso altri condebitori solidali; ii) che la sentenza avrebbe supposto falsamente fatti processuali (ad es. che l'ATP fosse stato proposto anche contro Alessandro e che egli fosse stato evocato nel giudizio cautelare); iii) che vi fosse una tacita rinuncia di Alessandro Dalle Molle all'estensione della transazione nei suoi confronti e che fosse errata la condanna alle spese in capo alla terza chiamata in causa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i presunti "fatti" che la ricorrente indica non siano affermazioni di fatto errate della sentenza impugnata ma valutazioni suscettibili di diversa interpretazione; pertanto non sussiste l'errore di fatto idoneo alla revocazione. Quanto all'omessa pronuncia, la Corte ha ritenuto che i profili dedotti erano stati esaminati congiuntamente dalla giustizia di merito e che la sentenza di legittimità aveva comunque affrontato e respinto le censure, richiamando la giurisprudenza che riconosce l'estensibilità degli effetti della transazione anche rispetto all'intero debito. Sono state liquidate le spese a carico della ricorrente (e dato atto dell'eventuale obbligo di versamento di ulteriore contributo unificato ai sensi del D.P.R. 115/2002 art. 13).

Norme richiamate

  • art. 391-bis c.p.c.

    Norma invocata per chiedere la revoca della pronuncia di cassazione; la Corte ricorda che la revocazione per errore di fatto è soggetta a limiti rigorosi e non copre errori di diritto o meri errori di valutazione.

  • art. 395 c.p.c., n. 4

    Richiamato in combinato disposto con l'art. 391-bis per precisare i limiti delle cause di revocazione (esclusione degli errori di diritto o di giudizio).

  • art. 1304 c.c.

    La Corte, seguendo la giurisprudenza di legittimità, ha ritenuto che l'art. 1304, comma 1, si riferisca alla transazione avente ad oggetto l'intero debito e che l'estensione degli effetti della transazione nei confronti degli altri condebitori non possa essere esclusa da una clausola contraria a loro discapito.

  • art. 1301 c.c.

    Norma richiamata dalla ricorrente tra le censure; la Corte ha ritenuto comunque di aver esaminato i profili contrattuali denunciati e di avere pronunciato sull'insieme delle doglianze.

  • D.P.R. n. 115/2002 art. 13, comma 1 quater e comma 1-bis (come modificato dalla L. n. 228/2012)

    Richiamata per la determinazione e l'eventuale obbligo di versamento di un contributo unificato aggiuntivo a carico del ricorrente in relazione alla soccombenza.

  • Costituzione, art. 111

    Ricordata per spiegare i limiti costituzionali alla ripetibilità delle impugnazioni e la rilevanza della stabilità delle decisioni definitive nel sistema di tutela giurisdizionale.

  • Decreti/leggi procedurali citate (d.l. 28.10.2020 n.137 art.23 comma 8-bis; d.l. 30.12.2021 n.228 art.16 comma 1)

    Norme citate in relazione alla trattazione del ricorso in Camera di consiglio senza intervento dei difensori o del Procuratore Generale, ove non richiesto dalle parti.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Un.)

    Cass., Sez. Un., 11/04/2018, n. 8984; Cass., Sez. Un., 27/12/2017, n. 30994; Cass. 15/6/2017, n. 14937; Cass., Sez. Un., 20/02/2020 n. 4315

    Casuistica citata per sostenere l'orientamento secondo cui la revocazione per errore di fatto non può sostituirsi all'impugnazione ordinaria per errori di diritto o di valutazione e per motivare la necessità di stabilità delle decisioni.

Massime di principio

  • La revocazione ex art. 391-bis c.p.c. richiede l'indicazione di un errore di fatto oggettivo e contrastabile con gli atti o con documenti; non sono sufficienti divergenze interpretative o valutazioni alternative della motivazione della sentenza.
  • Gli errori di diritto o di valutazione (error iudicandi) non costituiscono tipiche cause di revoca in sede di cassazione: in tali casi la parte doveva utilizzare gli ordinari strumenti di impugnazione (appello, ricorso per cassazione) nei termini e limiti previsti.
  • Quando si contesta che una transazione riguardi solo una parte del rapporto (es. solo il fallimento e non i condebitori solidali), occorre dimostrare in modo chiaro e inequivoco che la clausola transattiva riserva espressamente la pretesa verso gli altri debitori; la giurisprudenza può estendere gli effetti della transazione anche all'intero debito in presenza delle condizioni previste dall'art. 1304 c.c.
  • La semplice interpretazione alternativa della motivazione della Corte d'appello non integra la supposizione di fatti errati da parte del giudice di legittimità; per ottenere la revoca bisogna provare che la sentenza contiene una affermazione di fatto oggettivamente falsa rispetto agli atti del processo.
  • Sul piano processuale, se la decisione impugnata ha esaminato congiuntamente più censure e le ha ritenute infondate, non è agevole ottenere la revoca per presunta omessa pronuncia salvo che sia provabile un'omissione effettiva di esame di un profilo rilevante.
  • In caso di soccombenza in sede di cassazione si possono applicare formalità e contributi aggiuntivi (es. DPR 115/2002 art.13), pertanto valutare anche il rischio dei costi processuali prima di proporre impugnazioni straordinarie.

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