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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32277/2024 del 08/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione contro l'ordinanza che aveva applicato a Russo la misura interdittiva (divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa e di rivestire uffici direttivi per 6 mesi) in relazione al capo 17, con riqualificazione della condotta nel reato previsto dall'art. 10-quater del d.lgs. n. 74/2000. La difesa ha impugnato: (i) l'erronea riqualificazione della fattispecie (da truffa aggravata a indebita compensazione), lamentando che tale riqualificazione ha enucleato un fatto diverso rispetto alla contestazione originaria e rispetto all'iniziativa del P.M., determinando difetto di contraddittorio; (ii) la violazione del divieto del ne bis in idem cautelare, sostenendo che le stesse operazioni erano già oggetto di procedimento pendente presso l'Autorità giudiziaria di Torino con esercizio dell'azione penale e sequestri per equivalente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo e respinto il secondo. In sintesi: (i) il vizio di riqualificazione è stato ritenuto tale da non consentire la conferma dell'ordinanza, perché il Tribunale del Riesame, pur potendo riqualificare in sede cautelare, non può fondare la decisione su autonome ricostruzioni basate su dati di fatto diversi da quelli contestati e non oggetto dell'iniziativa del P.M.; inoltre risultano carenti nell'ordinanza impugnata indicazioni essenziali (date/luoghi di presentazione dei modelli F24, chiaro riferimento agli importi portati in compensazione e verifica del superamento della soglia di punibilità). La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale del Riesame per nuovo esame e per precisare le coordinate spazio-temporali e le modalità della condotta nonché per accertare il superamento della soglia di punibilità alla luce delle corrette modalità di computo. (ii) Quanto al ne bis in idem, la Corte ha ritenuto infondata la censura: il divieto di ne bis in idem non si applica automaticamente ai procedimenti pendenti davanti a uffici giudiziari diversi; in tali ipotesi sono esperibili i rimedi per i conflitti di competenza, non il vizio di ne bis in idem cautelare. Pertanto il provvedimento viene annullato con rinvio per le precisazioni indicate.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 81/2015, art. 38-bis

    Il G.I.P. aveva ritenuto configurabile tale fattispecie per alcuni capi, qualificandola come contravvenzione per la quale non era stata chiesta misura cautelare; citata come contestazione originaria per alcuni capi

  • d.lgs. n. 74/2000, art. 10-quater

    Fattispecie di indebita compensazione penal-tributaria, ritenuta speciale rispetto alla truffa. La soglia di punibilità di euro 50.000 va riferita all'ammontare dei crediti inesistenti o non spettanti effettivamente utilizzati in compensazione (somma algebrica dei crediti portati in compensazione). Rilevano, ai fini della soglia, anche gli omessi versamenti relativi ad oneri contributivi oltre che tributari

  • d.lgs. n. 241/1997, art. 17

    Norma che disciplina le modalità operative delle compensazioni (modello F24); la Corte richiede che le date e i luoghi di presentazione dei modelli F24 siano chiaramente individuati per delimitare la condotta

  • codice penale, art. 640

    Delitto di truffa: oggetto della contestazione originaria in relazione al danno allo Stato; la Corte ricorda che l'indebita compensazione è fattispecie speciale rispetto alla truffa e la riqualificazione non può fondarsi su nuovi dati di fatto non contestati

  • principio del ne bis in idem (giurisprudenza di legittimità, Sez. U. n. 34655/2005 e altre)

    Il divieto di ne bis in idem non opera automaticamente tra procedimenti pendenti davanti a sedi giudiziarie diverse; è necessario il coincidere di stessi fatto, stesso imputato, stessa unità dell'ufficio del P.M. che ha esercitato l'azione e decisione definitiva. In caso di duplice pendenza in sedi diverse, vanno invece esperite le norme sui conflitti di competenza

Massime di principio

  • Il Riesame può legittimamente riqualificare la fattispecie in sede cautelare, ma non può basare la decisione su una autonoma ricostruzione dei fatti diversa da quella contestata dal P.M.; se emergono nuovi elementi fattuali rilevanti, deve intervenire l'iniziativa dell'azione penale o va garantito il contraddittorio
  • In materia di indebita compensazione (art. 10-quater d.lgs. 74/2000) la soglia di rilevanza penale (50.000 euro) si calcola sulla somma dei crediti inesistenti o non spettanti effettivamente utilizzati in compensazione, non sulle imposte teoricamente non pagate; vanno altresì computati gli oneri contributivi usati in compensazione
  • Per accertare la fattispecie di indebita compensazione è essenziale individuare le coordinate spazio-temporali e le modalità di presentazione dei modelli F24 (date, luoghi, titolari dei crediti), nonché quantificare con precisione gli importi portati in compensazione
  • La doglianza per ne bis in idem non è il rimedio corretto quando i procedimenti sono pendenti davanti a uffici giudiziari diversi: in tali casi occorre agire mediante le norme sui conflitti di competenza e non invocare automaticamente la preclusione penale
  • Se la decisione cautelare omette di chiarire elementi essenziali per il superamento della soglia di punibilità o per la delimitazione della condotta, la decisione può essere annullata con rinvio per consentire al giudice di riesame di integrare il proprio convincimento sulla base degli elementi investigativi e delle contestazioni provvisorie

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