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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32250/2024 del 08/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per i reati contestati in relazione al reddito di cittadinanza. La difesa deduce: 1) errore nell'attribuzione della presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), sostenendo che la DSU per l'Isee non fu compilata né presentata dalla ricorrente ma richiesta e ottenuta dal padre; 2) travisamento della prova e vizio di motivazione in relazione alla attribuzione delle condotte ad entrambe le imputazioni (capo 1 e capo 2); 3) mancanza del dolo per l'impossibilità della ricorrente di conoscere/disporre delle risorse finanziarie, gestite dal padre; 4) ingiustificata esclusione delle circostanze generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi relativi al capo 1) confermando la responsabilità della ricorrente: ha ritenuto che, indipendentemente da chi materialmente abbia richiesto la DSU, la ricorrente ha utilizzato consapevolmente un documento attestante dati non veri per ottenere indebitamente il reddito di cittadinanza, e non è stata fornita prova che le somme fossero state percepite esclusivamente dal padre. Ha invece accolto il motivo relativo al capo 2), ritenendo che la Corte d'appello non abbia argomentato adeguatamente sulle doglianze difensive (mancato esame del punto circa chi abbia presentato la seconda DSU), e ha annullato la sentenza in relazione al capo 2) rinviando per un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Brescia. Il motivo sulla mancata concessione delle circostanze generiche è stato rigettato.

Norme richiamate

  • d.lgs. n.4 del 2019, conv. in legge n.26 del 2019, art. 7, co. 1 e 2

    "rende\" e \"utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere\""

    La norma sanziona penalmente non solo chi rende dichiarazioni false ma anche chi utilizza dichiarazioni o documenti falsi: dunque l'uso consapevole di una DSU non veritiera integra il reato anche se la compilazione materiale è stata operata da un terzo.

  • d.lgs. n.4 del 2019, conv. in legge n.26 del 2019, art. 3, co. 1

    Norma richiamata nel capo di imputazione (collegata alla disciplina del reddito di cittadinanza); nella sentenza è stata considerata nel quadro dell'illecito relativo alla fruizione indebita del beneficio.

  • codice penale, art. 133

    Il giudice può valutare tra gli elementi indicati dall'art.133 cod. pen. quelli che ritiene prevalenti ai fini dell'applicazione o esclusione delle circostanze generiche: è sufficiente anche un solo elemento rilevante (es. gravità del fatto o profilo personale) per negare le attenuanti generiche.

Massime di principio

  • L'uso consapevole di una dichiarazione o documento falso rileva penalmente anche se chi materialmente ha compilato o presentato il documento è un terzo: conta la consapevolezza e l'utilizzo a fini fraudolenti.
  • Se la contestazione riguarda più atti (es. più DSU/istanze), è necessario che il giudice motivi specificamente su ciascuna istanza e sulle doglianze relative alla titolarità della presentazione; l'omissione di tali argomentazioni può comportare annullamento e rinvio.
  • La prova che i proventi siano stati concretamente percepiti da altro soggetto (es. un familiare) deve essere fornita dalla difesa se la sua produzione è centrale alla contestazione dell'evento o del danno; l'allegazione generica non è sufficiente.
  • Per la sussistenza del dolo è fondamentale l'elemento soggettivo: tuttavia, la giurisprudenza può ritenere provata la consapevolezza della falsità dei dati quando il documento concerne la situazione economica personale e la persona non poteva ignorarne i contenuti.
  • La decisione di concedere o negare le circostanze generiche può fondarsi anche su un solo elemento rilevante indicato dall'art.133 cod. pen.; il giudice d'appello è tenuto a motivare le ragioni ostative ma non è obbligato ad esaurire tutti gli elementi.

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