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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1530/2024 del 12/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della condanna per violazione della prescrizione della sorveglianza speciale (divieto di portare indosso telefoni cellulari): 1) dedotta assenza del dolo perché il telefono era stato temporaneamente sottratto alla figlia per evitare suoi contatti e non era stato usato; 2) censura per mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.); 3) mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (riduzione della pena per recidiva); 4) applicabilità della riforma (art. 20-bis d.lgs. 150/2022) sulle pene sostitutive, più favorevole, per chiedere la sostituzione della pena detentiva con misure alternative.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile integralmente: il primo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato perché la detenzione 'indosso' del cellulare, pur temporanea, integrava il dolo in presenza della consapevolezza del divieto; il secondo è inammissibile perché aspecifico e perché la Corte territoriale, correttamente, ha valutato la recidiva e la pericolosità emersa dai precedenti; il terzo è inammissibile perché la richiesta di applicazione dell'art. 131-bis non era stata sollevata in appello ed è generica; l'ultimo motivo è manifestamente infondato alla luce dell'art. 95 d.lgs. 150/2022 (disposizioni transitorie) che disciplina l'applicabilità delle nuove pene sostitutive ai processi pendenti. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 75 d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    La violazione della prescrizione (divieto di portare telefoni cellulari) integra il reato contestato quando il soggetto, pur temporaneamente, detiene 'indosso' l'apparecchio con consapevolezza del divieto.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai vizi di motivazione e alle modalità di impugnazione; la Corte ha ritenuto le censure generiche/infondate non ammissibili.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata in ordine ai limiti di impugnazione; la Corte ha valutato l'iter motivazionale del giudice di merito come non viziato.

  • art. 62-bis cod. pen.

    La mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è stata ritenuta correttamente motivata dal giudice di merito alla luce della pluralità e prossimità temporale dei precedenti, valutazione rimessa al suo potere discrezionale.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Non applicato perché la richiesta non era stata formulata in appello né adeguatamente dedotta; inoltre la Corte territoriale ha motivato il diniego con riferimento alla gravità e all'abitualità della condotta.

  • art. 20-bis d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Prevede sanzioni sostitutive per pene detentive brevi; la Cassazione ha ritenuto la norma applicabile secondo le disposizioni transitorie (art. 95) e quindi non direttamente utilizzabile in Cassazione per ottenere la sostituzione quando il processo era pendente in Corte di Cassazione alla data di entrata in vigore.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, comma 1

    Disposizione transitoria che stabilisce i criteri di applicabilità delle nuove norme sulle pene sostitutive: per i processi pendenti in Cassazione alla data di entrata in vigore la richiesta di sostituzione va fatta al giudice dell'esecuzione dopo l'irrevocabilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Previsione applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nei limiti: l'onere motivazionale del giudice non richiede necessariamente l'esame di tutti i parametri dell'art. 133 quando la valutazione sia congrua e logica.

  • art. 23 d.l. n. 137 del 2020 (trattazione scritta)

    Norma procedurale che ha disciplinato la trattazione scritta del procedimento davanti alla Corte, applicata nel caso.

  • Corte Cost., sent. n. 186 del 2000

    Giurisprudenza richiamata in tema di esclusione della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; qui rilevata l'assenza di elementi idonei a escludere la colpa.

Massime di principio

  • La mera detenzione 'indosso' di un oggetto vietato dalla misura di prevenzione può integrare il dolo se il soggetto era consapevole del divieto, anche se la detenzione era temporanea e l'oggetto non è stato utilizzato.
  • La valutazione della recidiva e della concessione delle circostanze attenuanti generiche è esercizio di merito: le censure che richiedano una rivalutazione integrale dei fatti sono spesso inammissibili in Cassazione se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente.
  • Per ottenere benefici ex art. 131-bis c.p. è opportuno sollevare e motivare la questione già in appello; deduzioni generiche in Cassazione sono inefficaci.
  • Le norme processuali e le disposizioni transitorie sulle riforme penali (es. riforma Cartabia) devono essere interpretate attentamente: l'applicabilità di disposizioni più favorevoli può essere limitata dalle norme transitorie che indicano a quale grado di giudizio spetti la relativa istanza.
  • In Cassazione i motivi di ricorso devono essere specifici, non aspecifici o reiterativi, altrimenti vengono dichiarati inammissibili; la condanna alle spese e ad eventuali sanzioni pecuniarie segue l'accertamento dell'inammissibilità.

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