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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 12674/2025 del 13/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

City aveva chiesto che fosse dichiarata l'inesigibilità dei crediti vantati da Honda in relazione a forniture connesse ad operazioni svolte con i salonisti C.T.C. e Autounion, sostenendo l'esistenza di un mandato di credito (subordinazione del pagamento dovuto a Honda al saldo da parte dei salonisti), abuso di dipendenza economica, dolo contrattuale per omissione dell'invio dei certificati di conformità e chiedendo la compensazione o il risarcimento di danni e l'annullamento di tali operazioni. Honda aveva contro-richiesto il pagamento dei corrispettivi per le forniture (circa euro 599.184,91) e ottenne un'ordinanza-ingiunzione in primo grado.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della City; è stata confermata integralmente la sentenza della Corte d'appello di Venezia che, a sua volta, aveva confermato la sentenza di primo grado. I giudici di merito hanno ritenuto provata l'immediata esigibilità dei crediti di Honda, l'assenza di prova di un mandato di credito che subordinasse il pagamento e la legittimità delle procedure "C.O.D." e "Frozen" adottate da Honda. Sono state dichiarate inammissibili o irrilevanti le ulteriori prove testimoniali proposte da City, e risultata infondata la domanda di annullamento per dolo o nullità delle operazioni con i salonisti. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle somme dovute, alle spese di lite e agli oneri connessi (compreso l'eventuale contributo unificato previsto dalla normativa).

Norme richiamate

  • art. 1959 c.c.

    Richiamato dalla Corte in senso interlocutorio: la norma sulla facoltà dell'accettante del mandato di sospendere l'esecuzione in caso di insolvenza è stata evocata come argomento ad abundantiam, non decisivo, perché la sentenza si fondava sull'assenza di prova del mandato di credito.

  • art. 112 c.p.c.

    Invocato rispetto al presunto vizio di omessa pronuncia o carenza motivazionale; la Corte ha ritenuto che le questioni non esaminate fossero implicitamente rigettate e che la motivazione fosse sufficiente.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla valutazione della prova e all'ammissione delle richieste istruttorie; la Corte ha ritenuto legittima la valutazione di merito che ha escluso la decisività delle prove testimoniali e documentali addotte dalla ricorrente.

  • art. 116 c.p.c.

    Riferimento alle regole della valutazione delle prove e all'onere di specificare il nesso eziologico tra prove richieste e risultato decisorio; la Corte ha ritenuto mancante tale nesso per City.

  • art. 360, 1° comma, n. 4 c.p.c.

    Norma che legittima il controllo in Cassazione per violazione di legge; la Corte ha valutato i motivi dedotti sotto questo profilo e li ha ritenuti inammissibili o infondati.

  • artt. 2721, 2723, 2724, 2725 c.c.

    Richiamati in tema di limiti della prova testimoniale e della forza probatoria dei documenti: la Corte ha ricordato che le dichiarazioni orali non possono prevalere su pattuizioni scritte e che le prove richieste erano inammissibili o inconferenti rispetto al contenuto documentale degli accordi.

  • art. 186-ter c.p.c.

    Norma relativa all'ordinanza-ingiunzione; nel primo grado era stata emessa ordinanza-ingiunzione a favore di Honda per il pagamento dei corrispettivi, confermata nei gradi successivi.

  • art. 111, 6° comma Cost.

    Richiamato in riferimento al principio del minimo di motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza d'appello fosse sufficiente e non lesiva di tale principio.

  • art. 132 c.p.c., 2° comma, n. 4

    Richiamato in relazione ai requisiti della motivazione delle decisioni; la Corte ha ritenuto che il giudizio di merito avesse adeguatamente motivato il rigetto delle pretese di City.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Norma richiamata rispetto all'eventuale obbligo della ricorrente di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Le deroghe a pattuizioni contrattuali scritte (es. clausole di pagamento) richiedono prova scritta: dichiarazioni orali generiche difficilmente prevalgono sul contenuto del contratto.
  • L'esistenza di un mandato di credito che renda inesigibile il credito del fornitore verso il concessionario deve risultare con chiarezza e non può essere desunta da scarsi o contraddittori riscontri documentali; l'assenza di questo elemento rende esigibile il credito.
  • Le prove testimoniali e richieste istruttorie che mirino a sovvertire un accordo scritto sono spesso inammissibili o irrilevanti, salvo che non emergano elementi documentali compatibili con la versione prospettata.
  • La condotta controversa del concedente (es. concessione di piani di rientro o incentivi) può essere valutata dal giudice come indice di buona fede e non necessariamente come abuso di posizione, se risultano documentate forme di collaborazione o dilazione.
  • Se si contesta il dolo o la frode che avrebbe viziato contratti tra due parti (es. concessionario e salonista) a causa del comportamento di un terzo, è spesso necessario chiamare in causa direttamente i terzi interessati per far valere tali eccezioni.
  • In presenza di un ordine di ingiunzione emesso a favore del creditore e non adeguatamente contrastato con prove scritte, la decisione può venire confermata nei gradi successivi; è quindi cruciale produrre idonea documentazione probatoria già in primo grado.

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