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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41811/2022 del 07/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente era imputato per occupazione arbitraria di area demaniale marittima (artt. 54 e 1161 c. nav.). Ha impugnato la sentenza di appello con quattro motivi: 1) violazione dell'art. 1161 cod. nav. e vizi di motivazione sostenendo che l'area sarebbe classificata nel PRG come D3 e quindi non demaniale; 2) assenza dell'elemento soggettivo per errore indotto dal Comune e richiamo all'art. 55 cod. nav. e art. 5 cod. pen.; 3) prescrizione del reato in relazione al presunto mancato protrarsi dell'occupazione dopo l'accertamento del 7/4/2014; 4) illogicità del diniego delle attenuanti generiche, anche alla luce del pagamento di euro 270.000 a sanatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondati i primi due motivi: l'art. 55 cod. nav. (anche comma 4) non esclude la questione della demanialità e non vale a dimostrare la buona fede o l'insussistenza del reato; la sentenza di merito ha motivato adeguatamente la natura 'spiaggia' dell'area, l'assenza di procedure di sdemanializzazione e la scadenza del titolo abilitativo. Quanto all'elemento psicologico, la Corte ha confermato che l'occupazione è arbitraria se priva di titolo valido e che gli elementi fattuali dimostrano la consapevolezza dell'imputato; la richiesta di sanatoria successiva non esclude la responsabilità. Il motivo sulla prescrizione è stato ritenuto inammissibile: il reato permanente, contestato in forma 'aperta' (indicazione della sola data di accertamento), consente al giudice di considerare la protrazione fino alla sentenza di primo grado, salvo che l'interessato dimostri l'interruzione. Infine il diniego delle attenuanti è stato ritenuto motivato dalla lunga e prolungata illiceità. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 2.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 54 cod. nav.

    Disciplina l'occupazione arbitraria del demanio marittimo: configura l'illiceità dell'occupazione quando manca un titolo valido e rileva ai fini penali la permanenza nell'area senza titolo.

  • art. 1161 cod. nav.

    Sanziona penalmente l'occupazione arbitraria di aree demaniali marittime; la Corte ne ha confermato l'applicabilità quando manca un titolo abilitativo valido.

  • art. 55 cod. nav., comma 4

    "l'autorizzazione non è richiesta quando le costruzioni sui terreni prossimi al mare sono previste in piani regolatori o di ampliamento già approvati dall'autorità marittima"

    Riguarda le nuove opere in prossimità del demanio marittimo e prevede un'eccezione all'autorizzazione per costruzioni previste da piani approvati; la Corte ha chiarito che questa norma non incide sulla qualificazione di un'area come demanio marittimo e non esclude, di per sé, la responsabilità penale per occupazione demaniale.

  • art. 28 cod. nav.

    Usata nella discussione come norma che individua e definisce le componenti del demanio marittimo (es. spiagge); la Corte ha ritenuto inderogabile il principio che la spiaggia rientra nel demanio necessario salvo formale sdemanializzazione.

  • art. 5 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di responsabilità e dolo/colpa; la Corte ha ritenuto che non sussista un errore scusabile e che l'elemento soggettivo della consapevolezza dell'illecito sia dimostrato dai fatti.

  • art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e)

    Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione (ad es. violazione di legge e vizi di motivazione); i motivi dedotti sono stati valutati e ritenuti manifestamente infondati o inammissibili.

  • art. 516 c.p.p.

    Prevede la possibilità per il pubblico ministero di integrare la notizia di reato; la Corte ha osservato che solo nel caso di reato permanente 'chiuso' è necessaria una contestazione suppletiva per far valere la cessazione, mentre nel caso 'aperto' il giudice può considerare la protrazione fino alla sentenza di primo grado.

  • art. 616 c.p.p.

    Stabilisce la condanna alle spese per il ricorso inammissibile; la Corte ha imposto al ricorrente l'onere delle spese del procedimento.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla determinazione equitativa della somma da versare alla Cassa delle Ammende; la Corte ha applicato tale principio ritenendo che il ricorso non fosse frutto di colpa grave nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • La classificazione urbanistica di un'area (es. zona D3 nel PRG) non determina automaticamente la perdita della demanialità marittima: la demanialità si accerta con riferimento alle norme sul demanio e alle procedure formali di sdemanializzazione.
  • L'art. 55 cod. nav. (autorizzazioni per opere in prossimità del mare) non è idoneo a escludere di per sé la demanialità dell'area né a giustificare un errore scusabile dell'occupante senza prove specifiche e documentali.
  • Per i reati permanenti occorre distinguere tra contestazione in forma 'chiusa' (con indicazione della data di cessazione) e in forma 'aperta' (solo data di inizio/accertamento): nella forma 'aperta' il giudice può valutare la protrazione fino alla sentenza di primo grado e grava sull'imputato provare l'interruzione dell'occupazione.
  • La presentazione successiva di una istanza di sanatoria o il pagamento di somme non esclude automaticamente la responsabilità penale se la condotta originaria è priva di titolo; la domanda di sanatoria può essere valutata ma non annulla retroattivamente il dolo o la consapevolezza dell'illiceità.
  • Per contestare in Cassazione il travisamento o l'erronea valutazione di una prova occorre riprodurre compiutamente e produrre negli atti la documentazione integrale a fondamento dell'assunto; citazioni parziali di deposizioni sono spesso insufficienti.
  • Il diniego delle attenuanti generiche può essere adeguatamente motivato richiamando elementi decisivi (es. lunga durata e reiterazione della condotta); il giudice non è obbligato a prendere in esame ogni elemento favorevole se ne valuta altri decisivi.
  • In casi di ricorso inammissibile la parte soccombente può essere condannata alle spese e ad un versamento equitativo alla Cassa delle Ammende; la Corte può modulare tale condanna tenendo conto dell'assenza di colpa grave nella proposizione del ricorso.

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