Cassazione Penale, Sentenza n. 33288/2024 del 29/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo preordinato alla confisca ex artt. 85-bis DPR 309/1990 e 240-bis c.p. di somme in contanti (circa euro 17.585,00 rinvenuti in una scatola e ulteriori euro 580,00 in un portafoglio) e del decreto di sequestro relativo a grammi complessivi 38 circa di cocaina (36,2 g in mobile del soggiorno e 1,6 g in involucro). Il ricorrente ha articolato tre motivi: (1) vizio di motivazione e di valutazione del fumus commissi delicti, contestando l'interpretazione del "via vai" osservato nel monitoraggio, la portata temporale delle operazioni investigative e la rilevanza del bilancino e della presunta strumentazione per il confezionamento; (2) illegittimità del sequestro delle somme in contanti, sostenendo la lecita provenienza dei risparmi personali e della convivente (redditi, buste paga, deposito bancario, spese per matrimonio) e la proporzionalità rispetto al patrimonio familiare; (3) illogicità della ricostruzione secondo cui le somme sequestrate deriverebbero da attività di spaccio, dato il modesto quantitativo di stupefacente rinvenuto e la mancanza di elementi probatori idonei a dimostrare un'attività organizzata di spaccio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il motivo in cassazione, esperibile solo per "violazione di legge", non potesse essere utilizzato per una mera sindacabilità di presunta illogicità: tuttavia, esaminando la motivazione del giudice a quo, ha concluso che l'argomentazione non era "apparente" o del tutto priva di requisiti minimi di coerenza. La Corte ha condiviso le valutazioni del giudice di merito in ordine al fumus (quantitativo eccedente l'uso personale, bilancino con tracce, ritagli di cellophane, videosorveglianza dell'abitazione) e in ordine alla sproporzione fra redditi dichiarati e somme detenute in contanti, ritenendo non provate le allegazioni difensive sulla lecita provenienza. Ha altresì osservato che il procedimento di riesame non deve trasformarsi in un accertamento del merito penale. Conseguenza: rigetto del ricorso e condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
Norme richiamate
Il sequestro "allargato" ex art. 85-bis è stato applicato per preordinarne la confisca; la Corte ha ritenuto legittimo il ricorso a tale strumento quando vi sia sproporzione tra patrimonio e redditi o indizi che collegano somme a reati di stupefacenti.
Norma richiamata in quanto disciplina la confisca per equivalente collegata a delitti concernenti stupefacenti; la misura preventiva è stata disposta in vista della successiva confisca.
Riferimento al reato contestato (detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti); le modalità e i quantitativi rinvenuti sono stati valutati ai fini del fumus commissi delicti.
Codice di procedura penale, art. 325 comma 1
Stabilisce che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è ammesso esclusivamente per violazione di legge; la Corte ha richiamato questo limite procedurale per delimitare i profili sindacabili in cassazione.
Codice di procedura penale, art. 125 comma 3
Obbligo di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali; la Corte ha valutato che la motivazione del giudice di merito fosse adeguata e non "apparente".
Codice di procedura penale, art. 606 lett. e
Richiamata indirettamente per distinguere i vizî impugnabili in cassazione: la manifesta illogicità è sindacabile secondo criteri diversi e non rientra automaticamente nella nozione di "violazione di legge" nel ricorso avverso misure reali.
Richiamato in relazione alla definizione del ricorso; il procedimento è stato definito ex art. 23 comma 8 D.L. 137/2020.
Massime di principio
- In cassazione avverso misure cautelari reali l'impugnazione è ammessa soltanto per "violazione di legge": molte doglianze di merito o di logica della motivazione rischiano di essere inammissibili se non inquadrate come mancanza assoluta di motivazione o motivazione apparente.
- Per il sequestro "allargato" ex art. 85-bis DPR 309/1990 il giudice valuta la sproporzione tra patrimonio/somme detenute e redditi dichiarati; l'assenza di prova documentale della lecita provenienza dei contanti indebolisce la difesa.
- Quantitativi di stupefacente superiori all'uso personale, uniti a strumenti di pesatura/confezionamento, presenza di denaro contante consistente e circostanze come videosorveglianza o "via vai" possono formare un quadro indiziario sufficiente a fondare il fumus commissi delicti in sede cautelare.
- Le mere affermazioni difensive (capacità economica non meglio documentata, lavoro nero dichiarato in modo generico, finalità di spesa non provata) sono inadeguate davanti al giudice che valuta la proporzione e la credibilità delle spiegazioni; occorrono prove concrete (movimenti bancari, ricevute, contratti, attestazioni).
- Nel rito di riesame il tribunale non procede a un accertamento pieno del reato: il controllo è incidentale e cautelare, focalizzato sulla sussistenza dei presupposti per la misura (fumus e periculum), non sul giudizio definitivo di colpevolezza.
- Se si vuole contestare la valutazione probatoria sulle attività investigative (es. modalità di monitoraggio), la difesa deve indicare specifiche irregolarità procedurali o carenze probatorie documentabili, non semplici argomentazioni di carattere generale.
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