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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33280/2024 del 29/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dal difensore dell'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva confermato la condanna del Tribunale di Bergamo. Le censure contestavano: 1) la responsabilità per il reato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 d.lgs. 74/2000, capo A) sostenendo che la crisi di liquidità, l'assenza di nuove linee di credito e l'abbandono del commercialista avrebbero escluso il dolo e che le fatture indicate non sarebbero state fittizie (si richiamavano pagamenti dilazionati e consegna di beni/servizi); 2) la responsabilità per omessa presentazione della dichiarazione (art. 5 d.lgs. 74/2000, capi B e C) sulla base dell'affidamento al commercialista e della mancata istruzione/documentazione trasmessa, nonché la mancanza di motivazione sulla recidiva specifica infraquinquennale e l'eccessività della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati e in parte generici i motivi: ha richiamato il principio per cui il reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture inesistenti è reato di pericolo e di mera condotta che si consuma con la presentazione della dichiarazione, quindi la crisi economica o l'affidamento al commercialista non escludono il dolo né l'operatività del reato. La Corte ha confermato la valutazione di merito sulla fittizietà delle fatture (società "cartiera" MM Trading e For.Mac s.r.l., carenza di riscontro nei documenti bancari e nel curatore fallimentare circa i pagamenti) e ha ritenuto che l'affidamento al commercialista non esenta dalla responsabilità penale perché l'obbligo tributario è personale e indelegabile (salvo la mera trasmissione telematica). Ha inoltre considerato congrua la motivazione sulla recidiva specifica infraquinquennale e ha giudicato generica la censura sull'entità della pena. Esito pratico: il provvedimento impugnato resta confermato; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle Ammende, oltre alla conferma della pena inflitta in grado di merito (pena ridotta per il rito abbreviato e concesse circostanze attenuanti equivalenti alla recidiva qualificata).

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 - art. 2

    art. 2 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    La dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti è reato di pericolo e di mera condotta: si perfeziona con la presentazione della dichiarazione ai fini fiscali, prescindendo dall'effettività dell'evento di danno.

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 - art. 5

    art. 5 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    L'omessa presentazione della dichiarazione è rilevante penalmente; la presentazione della dichiarazione è funzionale ai controlli e la sua omissione può configurarsi come strumento per evadere imposte.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 16459 del 16/12/2016 (Santoni)

    Sez. 3, n. 16459 del 16/12/2016, Rv. 269652 - 01

    Conferma il principio che l'effettività dell'evasione non incide sulla consumazione del reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture inesistenti.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 5656 del 11/01/2007 (Perrozzi)

    Sez. 2, n. 5656 del 11/01/2007, Rv. 236126

    Sottolinea che il reato di frode fiscale è reato di mera condotta e di pericolo; il dolo è elemento soggettivo che distingue la fattispecie.

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 9417 del 14/01/2020 (Quattri)

    Sez. 3, n. 9417 del 14/01/2020, Rv. 278421 - 01

    Principio secondo cui l'affidamento a un professionista per la predisposizione e presentazione della dichiarazione non esonera dalla responsabilità penale: l'obbligo tributario è personale e indelegabile (salvo la mera trasmissione telematica).

  • Sezioni Unite: S.U. n. 35738 del 27/05/2010 (P.G. in Calibè)

    S.U. n. 35738 del 27/05/2010, Rv. 247838

    Indirizzi sulla valutazione della recidiva e sulla necessità di adeguata motivazione quando si valorizzano precedenti penali per determinare un maggior grado di colpevolezza.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla valutazione della condanna alle somme da versare alla Cassa delle Ammende, con riferimento ai criteri per non ritenere il ricorso depositato in "colpa" nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture inesistenti è reato di pericolo e si consuma con la presentazione della dichiarazione: difficoltà economiche o esiti successivi non escludono la consumazione.
  • L'affidamento al commercialista non esonera dalla responsabilità penale per omissioni o falsità nella dichiarazione: l'obbligo tributario è personale e indelegabile salvo la mera trasmissione telematica.
  • La prova della fittizietà di fatture può fondarsi su elementi oggettivi quali la natura "cartiera" delle società emittenti e l'assenza di riscontri nei documenti bancari e nella documentazione fallimentare.
  • Per contestare efficacemente la motivazione di merito in Cassazione è necessario confrontarsi in modo specifico e puntuale con le ragioni della decisione; censure generiche o mere richieste di rivalutazione delle prove sono frequentemente dichiarate inammissibili.
  • La recidiva specifica e infraquinquennale può essere valorizzata se adeguatamente motivata in relazione alla maggiore gravità dei precedenti; la motivazione deve seguire i criteri delle Sezioni Unite.
  • Le censure sull'entità della pena richiedono un confronto argomentato con la motivazione del giudice di merito; l'affermazione generica di eccessività non è sufficiente in Cassazione.
  • Per difendersi efficacemente in casi fiscali è fondamentale documentare i pagamenti con riscontri bancari, conservare la corrispondenza con il professionista e dimostrare l'eventuale tempestiva iniziativa di regolarizzazione dopo la scoperta dell'inadempimento del consulente.

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