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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 29205/2023 del 20/10/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Genertel agiva per ottenere il risarcimento di una somma duplicata dopo che un bonifico domiciliato disposto tramite il servizio BPIOL era stato riscosso da persona diversa dal beneficiario indicato (Tammaro Piterà). Denunciava l'erroneo pagamento da parte di Poste Italiane e sosteneva l'applicabilità, per analogia, dell'art. 43, secondo comma, R.D. 21/12/1933 n. 1736 (disciplina dell'assegno non trasferibile) richiedendo la responsabilità della convenuta e deducendo inadempimento contrattuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'impostazione del giudice d'appello secondo cui il bonifico domiciliato rientra nello schema della delegazione di pagamento/mandato e va valutato secondo le regole contrattuali e del mandato (art. 1218 c.c.) con applicazione della diligenza professionale (art. 1176, II comma). Ha escluso la necessità di estendere analogicamente l'art. 43 della legge sugli assegni al bonifico domiciliato e ha ritenuto che Poste Italiane avesse fornito la prova liberatoria della diligenza nell'identificazione della persona presentatasi all'incasso (verifica della corrispondenza dei dati, esibizione di documento d'identità, comunicazione di codice fiscale e password, annotazione degli estremi sulla quietanza), per cui l'inadempimento non è imputabile. Ha altresì affermato che la raccomandazione ABI non è precettiva e che l'identificazione tramite un documento di identità, integrata da ulteriori riscontri, è normalmente sufficiente; la mancata produzione della copia del documento non è decisiva se il giudice di merito può ricavare prova liberatoria da elementi presuntivi.

Norme richiamate

  • R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736 (Legge sugli assegni), art. 43, secondo comma

    La Corte ha escluso l'applicazione analogica della disposizione al bonifico domiciliato: la disciplina dell'assegno non trasferibile è specifica per i titoli di credito e non impone una regola diversa rispetto all'applicazione delle norme sul mandato e sull'adempimento; inoltre la giurisprudenza ha interpretato l'art. 43 in chiave non assolutistica, ammettendo la prova liberatoria sulla diligenza

  • R.D. 21 dicembre 1933, n. 1736, art. 86

    Citato a titolo di richiamo normativo rispetto all'assegno circolare; usato per distinguere la disciplina degli assegni dalla fattispecie del bonifico domiciliato

  • Codice Civile, art. 1218

    Norma centrale sul contenuto dell'obbligazione e sulla prova liberatoria dell'inadempimento: è sul debitore (qui il delegato/poste) l'onere di dimostrare l'esatto adempimento o la non imputabilità dell'inadempimento

  • Codice Civile, art. 1176, secondo comma

    Stabilisce lo standard di diligenza del professionista/operatore: a Poste è richiesto il livello di diligenza professionale, anche con riferimento alla verifica dei documenti e delle credenziali esibite dal percettore

  • Codice Civile, art. 1189

    Richiamato come principio generale sul mandato/obbligazioni, rilevante per i profili di liberazione del mandatario nel caso di apparente legittimazione del percettore

  • Art. 12 Disp. sulla legge in generale (Preleggi, art. 12)

    Richiamato in relazione al ricorso all'analogia: la Corte afferma che non vi è necessità di colmare la lacuna normativa tramite analogia richiamando la disciplina dell'assegno

  • Codice Civile, artt. 1362, 1366, 1370

    Norme sul contratto e sulla sua interpretazione: invocate nelle doglianze sulla corretta interpretazione del regolamento contrattuale tra le parti, ma la Corte ha ritenuto l'interpretazione del giudice di merito plausibile e insindacabile

  • Codice Civile, art. 1175

    Principio generale sulla diligenza nella gestione degli affari: richiamato insieme all'art.1176 per definire il parametro di comportamento richiesto al professionista

  • Codice Civile, art. 2697

    Norma sul riparto dell'onere della prova: la Corte ha precisato che il giudice di merito ha rispettato l'allocazione dell'onere probatorio e ha valorizzato presunzioni fondate sui fatti accertati

  • D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, art. 35, comma 2

    Norme sui documenti di identità: citate dalle parti per sostenere quale tipo/numero di documenti dovessero essere verificati; la Corte ha ritenuto che la verifica del singolo documento sia normalmente sufficiente

  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater

    Richiamata in relazione all'eventuale ulteriore contributo unificato da versare dalla società ricorrente

  • Codice di Procedura Civile, art. 360, primo comma, nn. 1 e 3

    Norme sulle censure di legittimità (violazione di legge e vizio della motivazione/ accertamento di fatto) con le quali la ricorrente ha impugnato la sentenza; la Corte ha dichiarato alcune censure inammissibili perché in realtà attinenti ad accertamenti di fatto o a questioni irrilevanti ai fini della decisione

  • Cass. Sez. Un., n. 12477/2018 (giurisprudenza richiamata)

    Giurisprudenza di riferimento che ha chiarito la natura contrattuale della responsabilità della banca negoziatrice: la Corte si è richiamata a questo orientamento per motivare che l'art. 43 non impone disciplina di responsabilità oggettiva

Massime di principio

  • Il bonifico domiciliato è inquadrabile come delegazione di pagamento/mandato e va valutato con le regole del mandato e dell'adempimento contrattuale (art. 1218 c.c.), non con la disciplina specifica degli assegni
  • La responsabilità del prestatore (banca/poste) per pagamento a persona diversa dal beneficiario si valuta secondo la regola della diligenza professionale (art. 1176, II comma): il prestatore può liberarsi dimostrando l'esatto adempimento o di aver adottato la dovuta diligenza
  • La regola dell'art. 43 R.D. 1736/1933 (assegno non trasferibile) non si estende automaticamente per analogia al bonifico domiciliato; anche se applicata, la giurisprudenza ammette la prova liberatoria sulla diligenza
  • L'identificazione del percettore tramite un documento di identità, integrata da riscontri (es. codice fiscale, parola chiave/password, corrispondenza anagrafica con il flusso telematico), può essere sufficiente a configurare la diligenza richiesta; l'obbligo di richiedere sempre due documenti non è imposto dalla legge né dalla giurisprudenza come regola assoluta
  • La raccomandazione ABI circa la verifica con due documenti d'identità è non precettiva e non costituisce standard giuridicamente vincolante se non recepita contrattualmente o normativamente
  • La mancata conservazione o produzione in giudizio della copia del documento d'identità non determina automaticamente la responsabilità del delegato se esistono elementi probatori alternativi e motivati (annotazioni sulla quietanza, riscontri telematici) che consentono al giudice di merito di ritenere provata la diligenza
  • La piattaforma informatica e i campi richiesti all'ordinante non escludono di per sé la responsabilità del delegato; la valutazione circa l'eventuale concorso di colpa dell'ordinante è una questione di fatto da apprezzare dal giudice di merito
  • In situazioni analoghe, la parte che invoca l'inadempimento deve dimostrare il danno e l'errato pagamento; il mandatario/delegato ha l'onere di dimostrare o l'esatto adempimento o di aver usato la diligenza professionale adeguata

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