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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34322/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la sua richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere (applicata in aggravamento e sostituzione degli arresti domiciliari ai sensi dell'art. 276 c.p.p.). Laggravamento si fondava su una segnalazione della polizia giudiziaria relativa a un controllo domiciliare in cui l'indagato non avrebbe risposto al citofono e al telefono; il ricorrente deduceva violazione di legge sostenendo che non era stato né arrestato né denunciato per evasione (art. 385 c.p.), e che, quindi, non poteva essere disposto d'ufficio laggravamento senza il contraddittorio previsto dall'art. 299, comma 4, c.p.p.; inoltre contestava la mancata considerazione della lieve entita della violazione (non essere uscito materialmente dallabitazione, ma solo non aver risposto al citofono).

La decisione

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Ritiene infondata la tesi che imporrebbe un rapporto di pregiudizialita tra denuncia/arresto per evasione e laggravamento della misura: puo essere disposto d'ufficio laggravamento sulla base della segnalazione degli organi di polizia giudiziaria quando la violazione delle prescrizioni evidenzi inaffidabilita dellindagato e giustifichi la misura piu grave; l'art. 299, comma 4, c.p.p. non opera automaticamente in tali ipotesi. Quanto alla valutazione della gravita della condotta trasgressiva, questa spetta al giudice del merito e, se motivata in modo adeguato, non e sindacabile in Cassazione. Nel caso concreto il Tribunale ha ritenuto congruamente che la mancata risposta al citofono e al telefono, con accertamento del corretto funzionamento del citofono, faceva ragionevolmente presumere un allontanamento del domicilio di durata significativa, giustificando laggravamento nella custodia in carcere. Conseguentemente il ricorso e dichiarato inammissibile; il ricorrente e condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sostanziale che disciplina il reato per cui l'indagato era sottoposto a indagine; qui citata come titolo del procedimento penale.

  • art. 276 cod. proc. pen.

    Prevede laggravamento o la sostituzione della misura cautelare; la Corte conferma che puo essere disposto anche d'ufficio se la segnalazione di violazione rende l'indagato inaffidabile e muta la valutazione delle esigenze cautelari.

  • art. 299, comma 4, cod. proc. pen.

    Regola l'adozione di una misura cautelare piu grave a seguito di richiesta del pubblico ministero e presuppone l'aggravamento delle esigenze cautelari, che richiede il contraddittorio; la Corte sottolinea che questa procedura non e automaticamente richiesta quando laggravamento si fonda su segnalazione di violazione da parte della polizia giudiziaria.

  • art. 385, terzo comma, cod. pen.

    Richiamato nella discussione circa l'eventuale reato di evasione dagli arresti domiciliari; la Corte esclude che la presenza o meno di denuncia/arresto per evasione sia condizione necessaria per laggravamento della misura cautelare.

  • Sez. 5, n. 489 del 02/07/2014 (Ivanciu) Rv. 262209

    Giurisprudenza citata come contrastante rispetto all'interpretazione difensiva: afferma che e possibile laggravamento d'ufficio sulla base della segnalazione della polizia giudiziaria senza che la procedura di cui all'art. 299, comma 4, c.p.p. costituisca un limite automatico.

  • Sez. 5, 36060 del 09/10/2020 (Hajdari) Rv. 280036

    Principio secondo cui la valutazione della gravita della condotta trasgressiva e rimessa al giudice del merito e, se adeguatamente motivata, non e sindacabile in sede di legittimita.

  • Sez. 2, n. 3629 del 18/8/1994 Rv. 201400

    Richiamata a conferma del principio del limite del sindacato di legittimita sulle valutazioni di merito adeguatamente motivate.

Massime di principio

  • Laggravamento della misura cautelare (p.e. dagli arresti domiciliari alla custodia in carcere) puo essere disposto d'ufficio anche sulla base di una segnalazione della polizia giudiziaria che attesti una violazione delle prescrizioni; non e sempre necessaria una precedente denuncia o un arresto per evasione.
  • L'art. 299, comma 4, c.p.p., che disciplina laggravamento a seguito di richiesta del pubblico ministero e il contraddittorio, non costituisce un limite automatico alladozione d'ufficio di misure piu gravi quando la segnalazione di violazione evidenzi esigenze cautelari inalterate o mutate.
  • La valutazione della gravita della condotta trasgressiva (anche se basata su fatti apparentemente lievi come il mancato rispondere al citofono) spetta al giudice del merito; se la motivazione e adeguata e logicamente fondata, tale valutazione non e sindacabile in Cassazione.
  • In situazioni analoghe la difesa deve concentrarsi sulla prova fattuale: dimostrare il malfunzionamento di dispositivi (citofono, telefono), giustificazioni plausibili per lassenza, o lacune probatorie nella segnalazione della polizia per impedire che la condotta sia valutata come violazione significativa.
  • Il ricorso in Cassazione e limitato agli errori di diritto: le contestazioni esclusivamente di fatto (sulla valutazione della prova e sulla gravita della condotta) hanno scarse probabilita di successo se il giudice di merito ha adeguatamente motivato la decisione.

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