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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27117/2023 del 22/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Velletri del 15/12/2022 che aveva dichiarato non doversi procedere per estinzione per prescrizione in relazione ai reati di cui agli artt. 633 e 639-bis c.p. Il motivo principale dedotto è vizio di violazione di legge (art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.): il Procuratore generale sostiene che, per il reato di cui all'art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici), il termine di prescrizione non decorre dal momento dell'«invasione» ma dal momento in cui cessa l'occupazione eventualmente attuata (ossia dalla fine della permanenza dell'occupante).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha affermato che il reato di invasione può avere natura permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo e che la permanenza cessa soltanto con l'allontanamento dell'occupante o con la pronunzia di condanna di primo grado. Ha quindi annullato la decisione del Tribunale di Velletri e disposto il rinvio alla Corte d'appello di Roma per nuovo giudizio. La Corte ha inoltre rilevato, sulla base degli atti, che l'occupazione si era protratta dal 1990 al 27/01/2020, per cui il termine di prescrizione inizia a decorrere dal 27/01/2020 e, essendo il termine massimo di prescrizione di anni 7 e mesi 6, il reato si prescriverà il 27/07/2027.

Norme richiamate

  • art. 633 cod. pen.

    La nozione di "invasione" non riguarda necessariamente un atto violento ma l'introduzione arbitraria "contra ius"; quando l'occupazione perdura, il delitto assume natura permanente e il termine di prescrizione decorre dalla cessazione dell'occupazione o dalla pronunzia di condanna di primo grado.

  • art. 639-bis cod. pen.

    Norma menzionata quale titolo di reato nell'imputazione; non è il centro della discussione sulla decorrenza della prescrizione, ma è parte del capo di imputazione rispetto al quale è stata dichiarata la prescrizione dal Tribunale.

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Base normativa dell'impugnazione per "violazione di legge" utilizzata dal Procuratore generale per censurare la motivazione del Tribunale sulla decorrenza del termine di prescrizione.

  • art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020 e art. 8 D.L. 198/2022

    art. 23, comma 8, D.L. n.137/2020; art. 8 D.L. 198/2022

    Richiamate esclusivamente in relazione alla modalità di trattazione del ricorso (contraddittorio scritto) e non come materia sostanziale della decisione.

Massime di principio

  • Quando l'occupazione di un immobile si protrae nel tempo il reato di invasione (art. 633 c.p.) può avere natura permanente: la prescrizione decorre dalla cessazione effettiva dell'occupazione, non dal primo ingresso.
  • Se l'occupazione continua anche dopo la prima pronuncia di un giudice, la prosecuzione può costituire un nuovo fatto reato la cui prescrizione decorrerebbe dalla pronunzia di condanna o dalla successiva cessazione.
  • Nelle cause in cui si discute la prescrizione per reati permanenti, è essenziale accertare e documentare la data effettiva di cessazione dell'occupazione; la prova di tale data è decisiva per il calcolo dei termini di prescrizione.
  • Il giudice che dichiara l'estinzione per prescrizione deve motivare correttamente la scelta del momento iniziale della decorrenza: motivazioni che ignorano la natura permanente dell'illecito possono essere annullate in sede di legittimità.
  • In ipotesi con più imputazioni (es. art. 633 e art. 639-bis), ciascun reato va valutato singolarmente quanto alla natura (istantanea vs. permanente) e al relativo decorso prescrizionale.
  • Per la difesa e per l'accusa è strategico acquisire elementi (atti amministrativi, verbali di sgombero, denunce di allontanamento) che provino l'effettiva cessazione dell'occupazione o la sua prosecuzione fino a data successiva utile al calcolo della prescrizione.
  • Occorre verificare l'eventuale esistenza di pronunce di condanna di primo grado: la sentenza di primo grado può interrompere o determinare un nuovo punto di riferimento per la decorrenza della prescrizione nei reati permanenti.

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