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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45296/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza d'appello contestando: (1) omessa motivazione/omessa pronuncia sulla determinazione del quantum dell'aumento di pena per la recidiva specifica e infraquinquennale; (2) violazione del divieto di reformatio in peius (art. 597 c.p.p.), sostenendo che la Corte territoriale, pur confermando la pena finale, avrebbe determinato una pena base superiore rispetto a quella di primo grado.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi non abbiano affrontato la ratio decidendi della sentenza impugnata e, quindi, siano inammissibili per mancato confronto con la motivazione. Ha precisato che la Corte d'appello ha colmato la mancata specificazione della recidiva nella sentenza di primo grado determinando un aumento di pena pari a sei mesi di reclusione e euro 100,00 di multa, rispettando i limiti di legge, e che non vi è stata reformatio in peius. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale che disciplina la fattispecie di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, oggetto della condanna confermata; la pronuncia conferma la condanna per tale reato.

  • art. 99 cod. pen.

    La Corte richiama i limiti dell'aumento per recidiva: nel caso di recidiva specifica e reiterata l'aumento va calcolato 'della metà' (art. 99, comma terzo), non 'fino alla metà'; la Corte territoriale ha operato un aumento compatibile con i limiti previsti.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiama il divieto di reformatio in peius: la Corte ha ritenuto che non si sia verificata perché l'appello ha soltanto specificato una pena base non indicata dal primo giudice, senza peggiorare la posizione dell'imputato rispetto alla pena finale già stabilita.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Previsione richiamata per i limiti di enunciazione dei motivi nel ricorso; i motivi sono stati enunciati nei limiti strettamente necessari, ma risultano tuttavia insufficienti nel confronto con la motivazione impugnata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alla cassa delle ammende: la Corte ha inflitto al ricorrente euro 3.000 per colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Corte Cost. n. 186/2000

    Richiamata in relazione alla legittimità dell'imposizione della somma alla cassa delle ammende in presenza di colpa nella proposizione del ricorso.

Massime di principio

  • Un ricorso va motivato confrontandosi con la ratio decidendi della sentenza impugnata: l'omesso confronto rende il motivo inammissibile.
  • La mera ipotesi su quale pena base avrebbe voluto determinare il giudice di primo grado non è sufficiente: non si possono fondare censure su deduzioni speculative non confrontate con la motivazione impugnata.
  • Non c'è reformatio in peius quando il giudice d'appello si limita a precisare o integrare una determinazione (es. pena base) omessa dal primo giudice, senza peggiorare la posizione finale dell'imputato rispetto alla sentenza impugnata.
  • Nella recidiva specifica e reiterata l'aumento di pena si calcola 'della metà' (art. 99, comma terzo) e non 'fino alla metà': attenzione a distinguere le diverse ipotesi normative quando si quantifica l'aumento.
  • Proporre ricorsi infondati o che non rispettano il necessario confronto con la motivazione può comportare non solo l'inammissibilità ma anche la condanna alle spese e l'obbligo di versamento alla cassa delle ammende.

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