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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29613/2022 del 25/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva riformato la sentenza di primo grado e dichiarato Gaetano Marino colpevole dell'omicidio di Rosario Sciuto (capi A, B, D), nonché della partecipazione ad associazione mafiosa (art. 416-bis), con riconoscimento della premeditazione e contestuale irrogazione della pena dell'ergastolo. La difesa contestava principalmente: 1) la circolarità e la insufficiente autonomia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia (chiamate in reità de relato), l'assenza di riscontri diretti ex art. 195 c.p.p. e la necessità dei riscontri individualizzanti ex art. 192, comma 3 c.p.p.; 2) l'esistenza di una linea alternativa investigativa attestata dal ritrovamento dell'arma del delitto nella disponibilità di un soggetto appartenente a clan avverso, che metterebbe in discussione la paternità dell'omicidio; 3) la mancata prova della premeditazione; 4) l'erronea qualificazione dell'attività dell'imputato come partecipazione a mafia (art. 416-bis) invece che mera associazione per il narcotraffico (art. 74 DPR 309/1990) e conseguente vizio nella determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d'Assise d'Appello. La Corte ha ritenuto infondati i motivi che denunciavano la circolarità e l'inautenticità delle dichiarazioni dei collaboratori: ha ritenuto che l'appello avesse adeguatamente valutato la credibilità soggettiva dei dichiaranti, l'attendibilità intrinseca delle dichiarazioni (specificità, coerenza, costanza, spontaneità), l'esistenza di elementi di conoscenza diretta in capo ad alcuni collaboratori e la convergenza individualizzante tra più dichiarazioni provenienti da fonti autonome. La Corte ha inoltre ritenuto non decisiva per l'alternativa accusatoria la disponibilità dell'arma in capo a Musumarra, valutandola compatibile con la pratica di cessione/affidamento di armi nel contesto criminale e con prove balistiche che collegavano l'arma al delitto; ha dichiarato inammissibili o infondati altri rilievi difensivi (premeditazione adeguatamente motivata sulla base di elementi intrinseci ed estrinseci; partecipazione all'associazione mafiosa provata da dichiarazioni, intercettazioni e riscontri di frequentazioni e condotte connotate dal metodo mafioso). Conseguentemente, il rigetto del ricorso ha mantenuto le condanne pronunciate in appello (tra cui l'ergastolo e le pene accessorie) e le statuizioni accessorie come l'isolamento diurno sostitutivo per mesi sei ai sensi dell'art. 72, comma 2 c.p.

Norme richiamate

  • art. 195 cod. proc. pen.

    Regola il valore probatorio delle dichiarazioni di persone imputate o chiamate in reità; la Corte ha ritenuto non necessaria l'escussione della fonte primaria se sussistono riscontri reciproci e elementi di autonomia e specificità nelle dichiarazioni.

  • art. 192, comma 3 cod. proc. pen.

    art. 192, comma 3 cod. proc. pen.

    Criteri per la valutazione delle prove testimoniali (gravità, precisione, concordanza); la Corte ha ritenuto che i collaboratori, nel loro complesso, soddisfacessero tali criteri e che sussistessero riscontri individualizzanti.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Definisce l'associazione di tipo mafioso e il metodo mafioso; la Corte ha ritenuto provata la partecipazione di Marino al clan Santapaola-Ercolano e l'utilizzo del metodo mafioso, anche oltre il mero traffico di stupefacenti.

  • art. 603, comma 3-bis e comma 2 cod. proc. pen.

    art. 603, comma 3-bis e comma 2 cod. proc. pen.

    Norme sulle acquisizioni di nuove prove e sui riascolti dei collaboratori in appello; la Corte di appello ha utilizzato tali strumenti per integrare il quadro probatorio e la Cassazione ha ritenuto legittima e corretta tale valutazione.

  • art. 211 cod. proc. pen.

    Consente il confronto tra dichiaranti; la Corte di appello ha disposto il confronto tra collaboratori per valutare le divergenze e la Cassazione ha ritenuto congrua la valutazione risultante dal confronto.

  • art. 72, comma 2 cod. pen.

    art. 72, comma 2 cod. pen.

    Prevede la sostituzione della pena detentiva temporanea con l'isolamento diurno se superiore a cinque anni; applicata dalla Corte d'Appello per la parte temporanea della pena.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri di determinazione della pena; richiamato nella quantificazione delle pene parziali poi cumulate.

  • art. 8 d. l. 13 maggio 1991, n. 152

    art. 8 d. l. 13 maggio 1991, n. 152

    Riferimento normativo relativo alla speciale attenuante riconosciuta ad alcuni collaboratori; usato dalla Corte per inquadrare la posizione soggettiva dei dichiaranti.

  • Cass. SS.UU. n. 20804/2012 (Aquilina)

    SS.UU. n. 20804 del 29/11/2012 - Aquilina

    Principio richiamato sulla necessaria autonomia e indipendenza delle chiamate in reità/de relato e sui criteri di utilizzabilità delle stesse quale prova; la Corte ha applicato i principi qui enunciati.

  • Corte di Cassazione, sezioni varie (giurisprudenza richiamata)

    es. Sez. 1, n. 41238/2019; Sez. 6, n. 408999/2018; Sez. 5, n. 21562/2015; Sez. 5, n. 42576/2015; Sez. 6, n. 31908/2019

    Giurisprudenza di riferimento sui criteri di valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori, sulla premeditazione e sulla distinzione fra associazione mafiosa e associazione per narcotraffico; la Corte ha seguito tali orientamenti per motivare l'accoglimento del quadro probatorio.

Massime di principio

  • Quando il processo si fonda in larga parte su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, il giudice valuta la credibilità soggettiva di ciascun dichiarante (specificità, coerenza, costanza, spontaneità) e cerca riscontri reciproci e oggettivi: la presenza di elementi di conoscenza diretta e la convergenza individualizzante tra fonti autonome rafforzano la prova.
  • La cosiddetta 'circolarità' delle dichiarazioni non è automaticamente dirimente: se esistono dichiarazioni autonome, episodi di diretta conoscenza e convergenza su circostanze rilevanti, le chiamate de relato possono acquistare valore probatorio valido per la condanna.
  • Il ritrovamento post factum dell'arma in capo a soggetti riconducibili ad altri gruppi non esclude automaticamente la responsabilità indicata da collaboratori: il giudice deve valutare la plausibilità di operazioni di cessione/occultamento di armi nel mondo criminale e confrontare il dato con gli accertamenti balistici e con l'insieme delle altre prove.
  • La premeditazione può essere provata con elementi sia intrinseci (modalità, numero di colpi, direzione, agguato) sia estrinseci (preparazione dell'arma, dichiarazioni di propositi omicidiari): non è richiesto un documento scritto o un piano formale, ma una valutazione complessiva degli elementi che attestino un apprezzabile intervallo e la fermezza della risoluzione.
  • Per distinguere associazione mafiosa (art. 416-bis) da mera associazione dedita al narcotraffico è necessario dimostrare il 'metodo mafioso' (imposizione di dominio, omertà, controllo territoriale, attività estese oltre il traffico di stupefacenti); la partecipazione a traffici di droga non esclude il 416-bis se è presente tale metodo e ruoli funzionali nell'organizzazione.
  • Nel ricorso in Cassazione le doglianze devono essere autosufficienti e documentate: rilievi generici o basati su meri stralci non confrontati con la motivazione della sentenza sono spesso dichiarati inammissibili o infondati.
  • Il giudizio sulla attendibilità dei collaboratori è molto concreto e compare nel contesto probatorio complessivo: difesa e giudice devono indicare e valutare riscontri esterni ed eventuali contraddizioni alla luce della loro rilevanza e spiegabilità.

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