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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30656/2025 del 15/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva riqualificato il fatto ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, ma aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. Con un unico motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 131-bis e 133 c.p. e agli artt. 125, 529 e 546, lett. e), c.p.p., sostenendo che non emergevano elementi di abitualità del comportamento né una gravità dell'offesa tale da escludere la particolare tenuità. Ha inoltre censurato la motivazione della sentenza di appello come apparente e manifestamente illogica, contestando il rilievo dato all'organizzazione dell'attività di spaccio al dettaglio, alla natura di droga 'pesante', alla recidiva e ai precedenti penali specifici.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la doglianza riproducesse censure già esaminate e disattese dai giudici di merito, proponendo in realtà una diversa lettura del materiale probatorio, non consentita in sede di legittimità. Ha inoltre escluso la sussistenza di contraddittorietà motivazionale, valorizzando le argomentazioni della sentenza impugnata sulla non applicabilità dell'art. 131-bis c.p. per abitualità del comportamento, desunta dai plurimi precedenti specifici per reati della stessa indole. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non è applicabile quando il comportamento risulti abituale; l'abitualità può desumersi da plurimi precedenti specifici per reati della stessa indole.

  • art. 133 c.p.

    Richiamato come parametro per valutare la gravità dell'offesa e la rilevanza della condotta ai fini dell'art. 131-bis c.p.

  • art. 125 c.p.p.

    Invocato dalla difesa in relazione al vizio di motivazione della sentenza impugnata.

  • art. 529 c.p.p.

    Richiamato dalla difesa, in collegamento alla richiesta di proscioglimento/non punibilità.

  • art. 546, lett. e), c.p.p.

    Richiamato dalla difesa con riferimento ai requisiti della motivazione della sentenza.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Il fatto era stato correttamente riqualificato nella fattispecie di lieve entità in materia di stupefacenti.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una rivalutazione alternativa del compendio probatorio, se la censura non individua specifici travisamenti o illogicità manifeste della motivazione.
  • La particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. è preclusa quando il giudice accerti, con motivazione coerente, l'abitualità del comportamento, che può essere desunta anche da precedenti specifici per reati della stessa indole.
  • Ai fini dell'abitualità ostativa all'art. 131-bis c.p., l'identità di indole dei reati va verificata in concreto, considerando se essi presentino caratteri fondamentali comuni.
  • La motivazione sulla non applicabilità dell'art. 131-bis c.p. è immune da censura quando dia conto, in modo non apparente, degli elementi fattuali sintomatici della reiterazione del comportamento e della non scarsa offensività della condotta.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniCause di non punibilità
RamiStupefacentiProcesso penaleParte generale
SottomaterieLieve entità
IstitutiParticolare tenuità del fattoOnere della prova

Testo integrale

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