Cassazione Penale, Sentenza n. 29947/2025 del 29/08/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Noia che aveva dichiarato inammissibile l'istanza dell'istante volta alla revoca o alla sospensione dell'ordine di demolizione di un immobile già acquisito al patrimonio comunale. Il ricorrente sosteneva che la delibera comunale n. 163/2013 e la determina dirigenziale del 18/05/2021 dimostravano l'interesse del Comune a destinare l'immobile ad alloggi di housing sociale e che pertanto doveva essere sospesa l'esecuzione dell'ordine di demolizione ai sensi dell'art. 31, comma 5, d.P.R. n. 380/2001.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse interesse né legittimazione a impugnare perché non è più proprietario né titolare di alcun diritto sull'immobile, essendo questo acquisito al patrimonio comunale. Ha inoltre confermato che mancano nel caso concreto provvedimenti comunali dotati dei requisiti di specificità e concretezza richiesti dall'art. 31, comma 5, d.P.R. n. 380/2001 per sottrarre il manufatto alla demolizione: la delibera n. 163/2013 è stata qualificata mero atto di indirizzo e la richiesta di indennizzo è stata considerata strumentale al ristoro dell'ente, non prova di pubblica utilità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di una ammenda di euro 3.000.
Norme richiamate
art. 31, comma 5; artt. 44, lett. c), 83, 93 e 95
Art. 31, comma 5: per sospendere o revocare l'ordine di demolizione occorre una deliberazione comunale che dimostri specificità e concretezza dell'interesse pubblico alla conservazione del singolo manufatto. Le altre norme citate (artt. 44 lett. c), 83, 93, 95) sono richiamate quale riferimento per i reati edilizi che hanno portato alla condanna e all'ordine di demolizione.
Norma richiamata in relazione ai reati ambientali/bene culturale che hanno concorso a giustificare la misura demolitoria nella sentenza di condanna originaria.
Legge Regione Campania n. 5 del 2013
Prevede la possibilità che gli immobili acquisiti al patrimonio comunale siano destinati prioritariamente ad alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale; tuttavia la Corte ha chiarito che l'applicazione della norma non autorizza da sola la sottrazione del singolo immobile alla demolizione: serve un atto amministrativo specifico e concreto che riguardi il singolo manufatto.
art. 606, comma 1, lett. e)
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione (vizio di motivazione). La Corte ha esaminato il motivo dedotto e lo ha ritenuto infondato o comunque inammissibile per mancanza di interesse/legittimazione.
Massime di principio
- Può chiedere la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione solo il soggetto titolare di un interesse attuale e diretto: il precedente proprietario perde tale interesse se l'immobile è stato acquisito al patrimonio comunale.
- Per sottrarre un manufatto abusivo alla demolizione occorre un provvedimento comunale specifico, concreto e motivato che dichiari per il singolo immobile l'esistenza di un interesse pubblico prevalente; atti di natura meramente programmatica o di indirizzo non sono sufficienti.
- Il pagamento di indennizzi per occupazione o la concessione di uso temporaneo non sostituiscono una deliberazione comunale idonea a interrompere o sospendere l'esecuzione della demolizione.
- Chi invoca la conservazione dell'opera ha l'onere di allegare l'esistenza di provvedimenti amministrativi idonei; l'onere di allegazione resta a carico dell'istante, ma la prova sostanziale della persistenza dell'interesse pubblico richiede atti amministrativi formali.
- Se il Comune intende conservare un immobile acquisito, è opportuno che promuova e produca in giudizio la deliberazione consiliare motivata per il singolo manufatto e qualsiasi atto amministrativo integrativo (determine, verifiche tecniche) che dimostri la specificità dell'interesse pubblico.
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