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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31660/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Concari impugnava la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile, in concorso con altri, di gestione professionale di wallet e piattaforme sul dark web (Berlusconi Market, Cyberoot, Deep-Sea) finalizzate alla vendita di stupefacenti e al riciclaggio/exchange di criptovalute, contestando: 1) indeterminatezza del capo 2 di imputazione; 2) difetto di giurisdizione (presunta competenza thailandese); 3) insufficienza e inaffidabilità delle prove, specialmente delle dichiarazioni del collaboratore Melis; 4) mancata prova della sua partecipazione all'associazione (art. 74 DPR 309/1990); 5) carenza di motivazione circa l'aumento di pena per continuazione.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima la descrizione dell'imputazione (sufficiente per consentire la difesa e legittimo il rinvio agli atti), ha confermato la competenza italiana richiamando l'art. 6 cod. pen. (reato considerato commesso in Italia se parte della condotta è avvenuta qui), ha escluso la revisione del giudizio di merito sulla valutazione della prova e sulla credibilità del collaboratore, ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'appello sia sulla sussistenza dell'associazione sia sull'identità del disegno criminoso (continuazione). In conseguenza, il rigetto del ricorso è stato pronunciato.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato come norma sul concorso di persone nel reato: la decisione valorizza la partecipazione concorrente dell'imputato con altri soggetti nelle condotte contestate.

  • art. 648-bis c.p.

    Rilevante per il reato di riciclaggio/alterazione di valori; la Corte ha ritenuto provate operazioni di exchange/convertimento di criptovalute per ostacolare la provenienza delittuosa.

  • art. 74, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sull'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: la Corte d'appello ha ritenuto provata la partecipazione del Concari all'associazione, valutando ruolo, gestione server e consapevolezza delle transazioni.

  • art. 417, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Richiamato nella contestazione di indeterminatezza dell'imputazione; la Cassazione ha confermato che la descrizione è sufficiente purché consenta la difesa e si possa rinviare ad atti intellegibili.

  • art. 178 c.p.p.

    Richiamato nella medesima eccezione procedurale connessa all'adeguata indicazione degli elementi di accusa; Corte: nulla da eccepire se dagli atti l'imputato può conoscere il contenuto dell'addebito.

  • art. 429 c.p.p.

    Richiamata nella valutazione dei requisiti dell'enunciazione dell'imputazione: non è richiesta descrizione fenomenica minuziosa, ma sufficiente chiarezza per la difesa.

  • art. 8 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente per la competenza nei reati permanenti; la Cassazione ha ritenuto prevalente l'art. 6 cod. pen. nella fattispecie poiché una parte della condotta era avvenuta in Italia.

  • art. 10 c.p.p.

    Citato nelle censure sulla giurisdizione; nulla di ostativo alla competenza italiana quando elementi concreti dimostrano parte della condotta svolta nel territorio nazionale.

  • art. 6 cod. pen.

    Fondamentale per la decisione sulla competenza: il reato si considera commesso nello Stato quando l'azione o omissione che lo costituisce è avvenuta in tutto o in parte in Italia, giustificando la giurisdizione italiana.

  • art. 7 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente come possibile deroga al principio di territorialità; la Corte non l'ha ritenuto applicabile in modo da escludere la competenza italiana nella fattispecie.

  • artt. 192 e 533 c.p.p.

    Fatti valere per contestare utilizzabilità e sufficienza probatoria; la Corte ha escluso rilievi di illegittimità, ritenendo legittima la valutazione probatoria del giudice di merito.

  • art. 81 c.p.

    Richiamato in relazione all'aumento di pena per continuazione; la Corte ha ritenuto che la valutazione dell'identità del disegno criminoso sia questione di fatto adeguatamente motivata dal giudice di merito.

Massime di principio

  • L'indeterminatezza dell'imputazione è sanabile quando il capo e gli atti del fascicolo consentono in modo intellegibile la piena difesa: non è necessaria una descrizione fenomenica minuziosa.
  • La scelta del rito abbreviato può precludere eccezioni di indeterminatezza dell'imputazione se l'imputato non dimostra che la genericità gli abbia effettivamente impedito di difendersi.
  • La giurisdizione italiana sussiste quando parte della condotta è stata compiuta in Italia (art. 6 cod. pen.), anche se attività correlate sono state avviate o gestite dall'estero.
  • La valutazione della credibilità del collaboratore di giustizia e la valutazione complessiva delle prove sono di competenza del giudice di merito; la Cassazione sindaca la motivazione, non la rivalutazione dei fatti, salvo carenze motivazionali macroscopiche.
  • L'accertamento della continuazione e dell'unicità del disegno criminoso è questione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo se la motivazione è inadeguata o manifestamente illogica.

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